domenica, febbraio 28, 2010

Un biglietto - Beatrice part 24

Ora, voglio leggervi una cosa che ho scritto a Beatrice, tempo fa.

Lo tengo sempre con me, anche se a lei non l'ho mai dato. Voi mi chiederete: "Che c'entra con Oscar, con Bea, con il palco eccetera?".


C'entra, c'entra. Ve lo garantisco.
Le avevo scritto il giorno dopo il suo spettacolo, il primo per la precisione.

"Sai Bea, guardandoti mi rendo conto che il segno l'ho passato già da un po'. Perché ci sono cose che non mi sono mai saputo spiegare, fra le miriade che ho visto e che - credo - vivrò ancora. Ad esempio, mi sono sempre chiesto come si possa sentire una persona nel posto che le compete e come, al contrario, si possa sentire quando quel posto ancora non l'ha conosciuto, non l'ha visto, non l'ha vissuto.

Tu, Bea, ad esempio. Sei bella e senza riferimenti. Eppure hai un luogo, il palco. Hai una sorta d'aura intorno, quando reciti. Diventi come il Nord nella bussola, e non solo perché tutti guardano a te.

Io, Beatrice, penso che sei affascinante. Quando mi vieni incontro penso che il vuoto intorno è automatico e non v'è al mondo niente che accentri tanta attenzione quanto la tua persona. Sei speciale, per come ti guardi intorno, e sorridi a una mia frase, o a una canzone che ti piace.

Mi piace come canti, quando lo fai diventi solare, e il mio mondo si riempie. Se smetto di pensare a cosa canti e ti immagino senza voce, è come se la voce la perdesse tutto il pianeta. E non solo perché, guardandoti, non riesco a vedere altro.

Sai, Beatrice, il mio è solo un desiderio d'ammirazione. Guardarti lontano, mentre reciti, parli, canti e ti muovi da sola, provando a fare quello che fa l'aria. Forse non sarò mai in grado di dirti ciò che vivo, mentre ti guardo vivere. Però so che se quest'equilibrio potrei solo intaccarlo malamente mentre tu continui a vivere, rendendo bello il mondo solo per il fatto che lo vivi.".

Troppo idealista, dite? Sì, in effetti lo è, lo penso anche io. E' sdolcinato, per quello non gliel'ho mai dato.

Questo bigliettino lo scrissi dopo una serata che passamo qualche tempo fa, in macchina. Si fece portare in giro, fuori città. Avevamo messo un bel cd ed eravamo andati, senza perderci in chiacchere, seguendo solo la strada. Avevamo anche cantato, mentre la sera passava e intorno a noi scorrevano i chilometri.

Era la sera dopo il primo spettacolo di Beatrice. Mi aveva chiesto, il giorno successivo, di portarla a fare una specie di viaggio perché aveva bisogno di "staccare la spina". Io l'avevo fatto, certo. La cosa incredibile fu che lo chiese a me e non a Oscar, ma con Oscar andava già male, forse per quello lo aveva chiesto a me.

Beh, signori e signore, Beatrice aveva recitato da Dio. Una commedia di cui manco ricordo il nome. Però, se ci penso, mi pare assurdo che la sera dopo il mio spettacolo mi dicesse "Ehi, mi porti a fare un giro?" quando sapevo perfettamente che a cominciare tutto questa storia, era stato Oscar.

Come vi avevo detto prima, era stato lui a darle l'imput, a recitare.

1 commento:

Paolo ha detto...

Grill son tornato con il blog, fai spam!