domenica, marzo 14, 2010

Resistere - Beatrice part 26

Era un proposito che provavo a darmi spesso, quello di resisterle. Me lo davo senza cercar di fare trasparire nulla, senza che lei potesse capire. In fondo il rapporto era stretto, ero io che non andavo.

Per lei andava tutto bene, in quel limbo fatto di discorsi lunghi e serate che parevano non finire.

Io andavo bene, essendo comunque una parte che Oscar non riusciva a recitare.


La crisi di panico. L'adolescenza rubata. Il senso d'abbandono. Rimaneva tutto indietro, mentre le sue parole accompagnavano il tempo che scorreva, e tutto sembrava non fermarsi.

Io ho sempre accompagnato Beatrice nel suo cammino.

Ve l'ho detto, da lontano, da osservatore. Anche se quel suo essere vicino a me a tentoni, sparendo per settimane fatte di recitazione e... ok, di Oscar, beh per me era un po' una sofferenza.

Una sofferenza perché certo, avrei voluto esserle vicino sempre. Avrei voluto essere per lei ciò che era il palco, e Oscar, e tutto ciò che era il suo mondo di reazione al panico, e a tutto ciò che era ad esso collegato.


Voi non so se potete capire.

Forse sì, io non lo so, però non so se potete capire cosa voglia dire amare una persona quando questa è consapevole d'essere lontana. Quando voi stessi siete consapevoli che essa non potrà mai essere avvicinata.

E' solo questione di resistere, resistere al compromesso, di averla a metà e di non poter essere ciò che si desidera essere.
Fino a che accetti il compromesso, tu quella persona in qualche misura la ami come la ameresti se tutto fosse come vuoi tu.

Poi certo, prevale l'egoismo.

Io per dire mi sto sforzando, di non provare dolore per vedere che la bellezza di viaggi in macchina come quello che vi ho appena raccontato ha una fine, non prolungabile, non convertibile in altri momenti altrettanto felici.
Io non so, se sia possibile combattere con l'amore impossibile.

So che Beatrice, in ogni cosa che fa, trova un modo per far apparire anche quel suo modo d'essere una rarità.


Quando lasciò Oscar, lui non capì. Non capì d'esser stato lasciato perché la sua natura era troppo diversa da quella di Beatrice, non capì il fatto che a Beatrice serviva qualcuno che la spingesse in alto, con la propria presenza. Che non la legasse a terra.


Beatrice sogna, capite?

Quando sta sul palco, quando vive giorno per giorno. E io con lei, a sognare.

Come voi, che la guardate vivere giorno per giorno attraverso le mie parole.
Non potete rendervi conto, forse, di quanto io abbia resistito a non rovinare tutto dicendole cosa provassi per lei. Eppure, l'ho fatto.

Ad ogni modo, ora basta parlare di me.

1 commento:

roberta ha detto...

...la vita, una corsa contro il tempo e contro se stessi. La ricerca del senso, il nostro essere in molte parti,ma praticamente non sentirsi parte di nulla.Pensieri nel vuoto, ma pur sempre pensieri, e noi, esseri pensanti,vivi e veri, siamo tenuti a gioire.
a presto...