giovedì, aprile 15, 2010

2x2 - Beatrice part 32

D'altronde era l'ultimo passo da compiere per diventare grande. Quello di restare da sola, sul serio.

Prese un aereo e partì, appunto, per Parigi.

Sapete, io Parigi non me la ricordo così tanto. Cioè, ci sono stato due volte, ho preso la metro e ho visto la Senna. Ricordo che la Torre Eiffel mi fece paura, tanto era alta. Avevo mal di pancia, anche.

Soprattutto, quella bella città mi sembrò enorme.

Lei forse la percepì ancora più grande, talmente grande che ci si sarà persa, nei mesi che passarono, negli spazi che imparò a conoscere, nelle persone che incontrò.

Tutto il mondo è Parigi, per certi versi, se osservata da questo punto di vista.

Ci si trova in un posto troppo grande da affrontare da soli, eppure bisogna affrontarlo.
Starci, viverlo. Una città, magari così lontana da sembrare impossibile da raggiungere.


Quante volte il mondo è stato lontano. Indifferente. Fa paura, se guardato come Parigi agli occhi di Beatrice, piena di paura la notte prima di partire, piena di voglia di rinunciare e dirlo prima.

Eppure Parigi la seppe liberare.

Quando arrivò, provò a prendere la metropolitana. Girò, e camminò. Però la cosa che mi ha fatto più strano, e sapere che finì in una stanza due metri per due. Cazzo, quando me lo ha raccontato non ci volevo credere.

Ci andò perché costava poco. Senza bagno privato, solo in condivisione. Con un letto, un armadietto e un comodino. Senza cucina. In cima a un condominio pieno di gente che a casa sua, forse, le avrebbe fatto paura.

Quelli che mia nonna chiamava il popolino.

Ecco, Beatrice era finita in mezzo al popolino. Senza volerlo, aveva scelto la cura da cavallo. Aveva scelto la Parigi da vivere, e non per usare l'espressione di Milano, quella da bere. Affittata per interposta persona, lei l'aveva voluta quasi per sfregio, per mettere in mostra la sicumera.

Eppure ci penso ogni tanto e mi chiedo io che farei. In una stanza 2x2 mi sentirei sperso. Figuriamoci lei. Eppure ci andò, con la paura della prima sera, il sentirsi sola, e tutte le cose correlate.

Mi raccontò che provò a rilassarsi ascoltando Damien Rice ma che non servì a granché.

Oscar le scrisse un paio di sms e lei non rispose. Guardava il soffitto di quella camera così angusta, affittata da casa, cominciò a pentirsi mentre ci si chiudeva dentro e dalla finestra guardava il tramonto e Parigi le sembrava così estranea. Normale, direte voi. Già, proprio così. Normale, fino a che non lo provi sulla tua pelle.

Pensò di lasciarla senza sapere che poi, alla fine ci rimase: ma questo non poteva saperlo.

Perchè quella notte, in due metri per due, Beatrice pianse, dopo tanto tempo, perché aveva forse scelto di percorrere l'ultimo miglio. Il più difficile. E si rese conto che doveva farlo, come il palco, come la moto, come il paracadutismo.

La immaginavo e dentro sembrava quasi le parlassi. Fra l'odore della polvere che pressa finché non ci si abitua, con le cuffiette che rilassano a pezzi per il dolore della cartilagine che pressata dal cuscino, e i capelli che s'arruffano e prudono, le mani che sembrano sporche e la voglia di digiunare per il resto della vita, con l'angoscia che pressa e il senso di essere soli. Le parlavo per dirle che non era sola, anche se forse non ero io il suo primo pensiero. Ma tant'è, non sempre funziona come dovrebbe.

Parigi era fuori dalla finestra di una stanza 2x2, quella sera. La sera del suo arrivo, Bea pianse e guardò quella distesa di case, dalla sua finestra, dopo aver pianto per ore.

Guardò oltre un vetro appannato le luci della città e pregò che tutto finisse bene. Nonostante la lontananza. Nonostante Parigi fosse così lontana. Grigia, fumosa, tagliente come un riff di chitarra elettrico storpiato ed estranea come una lingua morta. Immersa nella sua cazzo di indifferenza, osservata da una ragazza chiusa in due metri per due.

Parigi non era mai stata così grande e Bea non era mai stata tanto impaurita. Impaurita e consapevole che doveva prendere forza, per poter uscire da quei due metri per due finalmente libera.

2 commenti:

krepa ha detto...

ciao fra....quanto tempo

mi hai fatto venire voglia di andare a Parigi...

a presto

Viola ha detto...

Il cuore che mi batte forte forte mentre scorro le righe del tuo post. Un po' di ansia in gola. E' perchè è tutto così maledettamente reale.