venerdì, aprile 09, 2010

Parigi - Beatrice part 31

Certo, fossi stato in un altro posto sarebbe stato tutto più semplice. D'altronde, quando si soffre si sogna sempre d'essere da qualche altra parte. Almeno, a me capita spesso così: ma non credo che sia solo una roba mia.

Anzi, credo sia proprio di tutti, un qualcosa che prende generalmente nei momenti di sconforto.

Penso a quante volte ho sentito raccontare che si stava preparando la grande fuga, che era ora d'andare via, che la rivoluzione passava da un altro posto. La gente quando racconta certe cose ci crede sul serio: che prendi e vai, e tutto passa.

Un amico una volta mi ha detto una cosa che credo sia vera: che se la Rivoluzione non è dentro di te, non cambierà nulla. Tutto rimarrà così com'è, solo con altri edifici intorno.

Banale? Sì, certo. Anzi, sicuro. Però a volte funziona, e non so il perché.

Una delle cause che fece sì che Oscar e Bea si lasciassero, fu l'Erasmus. Ovvio, direte voi, come l'affermazione che hai fatto prima.

Sì, lo so. Però la cosa curiosa è che cosa sia stato l'Erasmus per Beatrice, e i motivi che la portarono laggiù.

Fu su consiglio del medico. Perché nonostante la moto, nonostante la recitazione, la paura che un giorno il panico potesse rispuntare più forte di prima c'era.

E dato che Bea aveva ripreso anche a studiare, e che c'era l'Erasmus, beh, il medico le disse: "Prova".

Lei inizialmente tentennò, disse di no. Ne parlò con Oscar, che la sconsigliò di provarci. Ne parlò con me, che le dissi d'andare. Poi fece di testa sua. Non disse nulla fino a qualche settimana prima di partire.

Avreste dovuto vedere com'era Oscar. Proprio incazzato. Pure io lo ero, in realtà, perché speravo me lo dicesse, che andava via. Però ero anche triste, così come lui. In fondo è sempre brutto quando una persona importante va via.

A Parigi.

L'aveva scelta per il francese, anche se sua madre le disse che lo parlavano solo là e nel Congo Belga (giuro, le disse così). Sta cosa del francese doveva essere una roba diffusa, dato che il mio relatore di tesi un giorno mi disse che a parlare il francese erano rimasti i francesi, lui e i valdostani.


Mah, comunque a me il francese è sempre piaciuto. E poi, devo dire che dev'essere bello provare a ripartire da lontano, da 1200 kilometri.

La cosa che non mi è mai piaciuta è rimanere quando gli altri partono. Che è come vivere le feste in solitario, oppure partire per dimenticare e non provocare una rivoluzione anche dentro di sè.

E in quei giorni in cui Beatrice partì, fu come non esser invitato alla festa. Anche se era logico che dovesse andarci, a Parigi.

Per lei, soprattutto.

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