martedì, maggio 04, 2010

G20 - Beatrice part 34

Perché agli occhi di una stanzetta Parigi è immensa, grande come qualcosa che è troppo grande, grande anche persino agli occhi di un'altra città.

Figuriamoci di una ragazza come Bea, spersa fra 4 muri pieni di cigolii e di voci che filtrano dallo stipide di una porta mal montata.

Era quando scendeva, Bea, che trovava il "grande" che l'affascinava dalla finestra. Che la rendeva insicura e si rivelava lancinante per un animo che comunque rimaneva ferito, nonostante la fuga, nonostante la sicurezza che Oscar, la moto, il teatro e il palco, il paracadutismo, le aveva lasciato.

Camminare da sola per strade lunghe e senza fine, si dirà, era troppo. E così fu.

Ma il climax di quella paura era il fatto che si doveva pur mangiare, e Bea si rifugiava nel mangime, passatemi così, di chi vive solo.

Faceva la spesa in un grande supermarket vicino a casa sua, al G20. Comprava solo roba da single: un hamburger, un pomodoro, mezzo litro di latte da consumare in un giorno solo o da tenere sul davanzale nei giorni freddi. Una posata, un piccolo tegame per cucinare la pasta importata dall'Italia, olio poco saporito, biscottini e carotine mordi e fuggi, di quelle superconcentrate e super refrigerate.

Si dirà: era sola, mangiava sola, viveva sola. Ma come poteva essere la solitudine, lungo gli scaffali colorati con etichette in francese, con l'idea di arrivare a casa e finire in un lungo, lunghissimo silenzio fatto di musica in auricolari e telefonate, il più delle volte a me che non aspettavo altro.

Signori miei, voi non potete capire! Cosa significa attendere, attendere che vi sia uno sguardo che si posi su di voi, e quello sguardo l'avete già scelto!

E quando quello sguardo svanisce, non rimane che l'immaginario. Immaginarlo, fino allo sfinimento. Ecco che era quello, forse, l'unico punto che differenziava me da Oscar.

Quando Bea mi chiamava diceva sempre che ero l'unico a chiederle cosa mangiasse. Gli altri chiedevano cosa facesse all'università, cosa avesse preparato a lezione, chi frequentasse, se si sentisse sola. Io mi distinguevo perché la immaginavo girovagare quel grande supermercato che mi aveva descritto da sempre, parlandomene con voce spaventata la prima volta, poi, via via che il tempo passava e l'Erasmus scorreva, con la soddisfazione d'aver imparato a conoscere quel piccolo mondo nel mondo, e insieme ad esso, al modo di viverlo, di sfruttarlo, per ciò che le serviva: mangiare, appunto.

Fare la spesa da single, insomma. In un supermercato che poi divenne quasi un punto di ritrovo con sè stessa. Aver imparato a fare la spesa, fu per lei grande conquista.

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