giovedì, maggio 13, 2010

Il giorno dopo - Life in Technicolor part 103

In fondo, su questo hai avuto ragione. Il giorno dopo è sempre difficile. Ma non perché sia stato brutto, sia ben chiaro.

Ma solo perché non siamo riusciti, di nuovo, a fermare tutto alla sera prima. Il tempo è trascorso, con noi dentro. E il giorno dopo, il maledetto giorno dopo, è arrivato come preannunciato senza che ci rimanesse altro che il male che fa il doversi lasciare.

Sono tutte banalità, di fondo. Solo per chi non le ha vissute, non per me, non per te, di questo son sicuro.

L'odore sulla mia maglietta, i sorrisi, io che cucino e tu che mi fai le foto, il sapore del vino toscano. Musica, libri, parole. E le mani, le nostre. Poi l'aria fresca, il jazz. Le Pall Mall light, i discorsi accesi e veri, il nostro voler continuare a parlare ore e ore, gli spinaci a cubetti novelle cousine pochini pochini con l'oliodiggiù e l'insalata, quel tempo che scorre, e cazzo manco se spacco l'orologio può fermarsi. I piatti lavati e i DVD che rimangono incartati, perché stasera interessa soltanto che ci siamo io e te, io che leggo per te, tu che ridi di me e intanto mi dici "continua", e poi ancora una sigaretta e il guardare il tempo scorrere e dirsi: "Non voglio che passi".

Hai avuto ragione tu, pensavo fosse più semplice resistere alla voglia di tornare indietro. E invece ora che ci penso, trovo solo da dire che hai avuto ragione tu.

Io, e te. Che parliamo, che camminiamo, che ci prendiamo per mano. Che discutiamo come al solito, di come un libro sia meglio di un altro e se abbiamo visto gli stessi film. E mischiamo quelle storie e questa storia, perché in tutte le storie troviamo un po' di tutto questo.

E' ciò che m'affascina, e m'inquieta, perché è tanto che aspettavo di vivere. Vivere come cercavo di fare, come aspiro a fare, e sennò che cazzo aprivo un diario apposta.

Se non per segnarci sopra le impressioni di come fare, in fondo è solo un manuale se ci pensi. Poi però lo leggi e ci riscopri sopra quello che hai vissuto tu. Con me. E insieme ci chiediamo se questa sia vita.

Io la risposta l'ho già trovata, quando ci siamo salutati. Te l'ho detto anche, e ti ho detto che vorrei raccontarti tante altre cose, di come tutto questo è entrato a far parte di me.

C'è una canzone, e tu sai qual è, che neanche riesco ad ascoltare oggi, seppur abbia una matta voglia di farlo. Se hai paura anche solo di sfiorarlo, un ricordo, vuol dire che è talmente prezioso ciò che hai vissuto che hai paura di sciuparlo (e lo so, questa parola, "sciuparlo", ora starai dicendo che è da nonnetta).

Quella canzone è l'original soundtrack, ovvio.

Il brano che anche tu hai paura di ascoltare perché evoca più lei che l'odore dei biscotti che cucinava tua nonna vent'anni fa (sempre a proposito di nonnetta).

E' normale, ora, chiedermi ciò che stai pensando. So che è normale, chiederselo, so che è normale guardare fuori e immaginare te e basta, come so che probabilmente entrambi stiamo cercando le parole.

So tutte queste cose e il bello è che non so il perché. Non so come. Ma so che è, e basta. E' tutto qui, è tutto questo quello che c'è. Ed è tantissimo, cazzo, davvero tanto, ma non abbastanza, perché di Vita sento il bisogno ora più che mai.


Chiamavo un grammo di serenità, e ora che l'ho trovato, non voglio più lasciarlo.

-- un estratto, di qualche tempo fa --

Nessun commento: