domenica, maggio 16, 2010

Montare il Tempo - Life in Technicolor part 104

Dell'attesa avevo già parlato. Però in termini diversi.

Oggi l'attesa, il momento in cui aspetti, mi sembra solo uno stillicidio. Non riesco ad assaporare ciò che verrà, ciò che deve ancora accadere.

Forse perché ho paura che accada nel modo che non vorrei, forse perché ciò che mi spaventa, questa volta, è il fatto che presto o tardi potrei trovarmi di fronte qualcosa che non voglio.

Cos'è il tempo? Ci si può interfacciare al tempo solamente come una somma di parentesi? Stobenestomalestobenestomalestonormalestocosìcosìstobenestomalissimo. Alternanza delle cose, alternanza senza equilibrio. Ci si può accontentare del tempo come di una lunga, lunghissima attesa? Dipende da cosa ti aspetta. Dipende da cosa aspetti. Dipende da cosa vuoi ottenere.

Ho un pensiero, ricorrente. Ho un pensiero e questo pensiero lo declino in ogni momento. Quando lo attendo, mi pare che il tempo sia solo una penitenza.

Quando questo pensiero s'avvicina, sento solo un qualcosa, dentro. Quando mi trovo in situazioni in cui questo pensiero diviene realtà, sento che il tempo è vivo. Che sono vivo. Scrivo di una Life In Technicolor mentre parlo, per la prima volta, di momenti che sono a tratti in bianco e nero, a tratti a colori sgargianti.

Come se la mia pellicola fosse ogni giorno oggetto di montaggio.

Taglia - incolla, cazzo di montatore, perché tanto lo spettatore sono sempre io e bene o male mi dovrò accontentare di tutto. Il tempo è solo lo scorrere delle cose. Dicono che il tempo sistemi le cose, ma come può essere una soluzione ciò che è diventato il problema? Come fare per non trasformare la Vita in un insieme di episodi intervallati solo da noiose réclame?

Non ho neanche le parole, stasera, e non so perché. Sono rimaste tutte sospese. Non ho parole, le ho finite oggi. O forse non le ho finite, le ho solo congelate.

Forse le ho sospese. O forse le sto preservando per quando la pubblicità sarà passata e ricomincerà tutto, un'altra volta. O forse veramente le ho finite, e mi devo arrendere.

Io non lo so come è, so solo che è così.

Così che hai parole da vendere solo a momenti, il resto del tempo stai zitto. Che ciò che vorresti dire alla fine muore in testa prima che possa arrivare alla penna, o al quadernino, perché è tutto talmente intenso che uccide anche la lucidità della memoria.

E il cazzo di tempo, quello scorre e se ne fotte. Se ne fotte di te che vorresti muoverlo a tuo piacimento, se ne fotte delle tue paturnie e dei tuoi silenzi, se ne fotte e basta, tanto con le tue parentesi ci stai tu, e pazienza se ciò che non sta nelle parentesi non va.

Caro tempo, sei simile al Dolore. A volte sei utile, a volte sei tremendamente irritante. A volte ti guardo e mi chiedo come faccia a essere così maestoso e quieto. A volte ti sento scorrere intorno e ti odio. Che poi attendere è bello, talvolta. Ma non quando attendi solo di tornare a galla per respirare, mentre sei in apnea.

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