venerdì, maggio 07, 2010

Tempo, attimi - Life in Technicolor part 102

Quando ti ritrovi solo, talvolta rifletti che il tempo non ti è bastato per dire tutte le parole.

Per dire tutto ciò che avresti voluto dire, per scegliere le parole giuste.

Mi capita in auto, alla penombra del tramonto di un giorno come tanti, in un giorno che sembra tanti altri che ho già vissuto.

Dove ho scelto, come ho mosso le pedine, come ho interpretato il tempo fino a trasformarlo in un solo e immediato attimo lungo tutte le giornate che si sono susseguite.

E' vero? Sì, ormai ne sono certo. Ormai vedo quello che ho subito capito. Lo vedo talmente vero che posso toccarlo, posso respirarlo. Nel silenzio, solo, lo plasmo per dargli forma e definizione.
Ma per quello, c'è tempo. Lì gli attimi non si allungano tanto, lì sì che il tempo dura quanto deve durare.


Ora sento il tempo scorrere. Prima, no. Prima il tempo s'è fermato. Di nuovo, s'è fermato.

Basta tracciare un solco nei ricordi. Smuovere il senso per ritrovare quel groppo in gola, quello che ti fa capire che sì sì, è reale. Basta riflettere, riassaporare nella mente gli odori, il sapore, e i gesti, i movimenti.

Capita quando vivi qualcosa di speciale, di solito. Ci ripenso in macchina, ci ripenso mentre cammino, mentre fumo, ci ripenso mentre mangio e mentre, di nuovo al tramonto, apprezzo il gelo di questo maggio autunnale che non potevo apprezzare di più.

Ci ripenso stasera, sul balcone. Non sono più in macchina, ma mi serve specchiarmi in me, per capire. Nel cielo, che ho sempre amato.

Fumo la mia Pall Mall che ho riapprezzato dopo tempo. Riassaporo quell'eterno sapore da tabagista e mi chiedo se smetterò mai.

Il cielo non smette mai di guardarti, se ci penso. Ti ha visto in tutti i modi e potrebbe dirti quando sei stato bene e quando sei stato male.


Lo stronzo, però, non parla. Lo stronzo ti guarda solo. Lo guardavo, cercavo di specchiare i miei pensieri, il mio tempo, i miei attimi, in quello che all'occhio dell'uomo è la porta dell'infinito.

Confucio diceva che le stelle sono buchi da cui filtra la luce dell'infinito. Stasera ci sono nuvole, l'infinito è a termine e la verità non c'è. Si rispecchia opaca in quel fumo, in quel sapore, in quel qualcosa di vero che plasmi nelle tue mani, che tocchi, che continui a respirare.

Chiami la serenità, poi t'arrendi. Ci sono solo quegli attimi, in fondo. Ci sono solo quegli attimi, te, il tuo cielo che non è eterno. Senti lo sterno pesante, ripensi a quando in macchina il tuo tempo aveva ripreso a scorrere. Ci ho ripensato e ho chiesto se fosse proprio così, che il tempo ripartiva e io rimanevo sospeso negli attimi.

Mentre fumo, distinguo tempo e attimi e non posso che trovarne una linea sottile che li unisce. Fanno parte tutto del vero, della sofferenza e della bellezza degli attimi. Li voglio proteggere, dal tempo che scorre e che scolla il divenire da ciò che è stato. Non so il perché, non so. Perché ci tenga, a tutto quello che sento. Anche al dolore, maledetto dolore, non so perché ci tengo.

Forse solo perché è l'ennesima prova che non mi serviva.

Quegli attimi, anche se in confronto al tempo non sono granché, ci sono.

E sono veri, maledettamente veri.

Butto la sigaretta, ormai è notte. Fra poco risalirò in macchina e il tempo ricomincerà a scorrere.

Ma quegli attimi rimarranno, e ormai non posso più negarlo.

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