sabato, giugno 05, 2010

Gelo, sia - Beatrice part 38

La sua vita, comunque, esulava dal contatto con me.

Aveva conosciuto persone, le frequentava. Non credo fossero null'altro che amici, in particolare uno. Yassin, un olandese mussulmano che la portava a mangiare il gelato da Ben&Jerry e l'aiutava quando la sua insicurezza straboccava.

Me ne parlava sempre con entusiasmo, lo indicava come una delle persone più importanti che ci fossero là. Mi raccontava il tempo che passavano insieme, e me lo descriveva come fosse Oscar.

Oscar che intanto mi aveva cercato, in città, per chiedermi di Beatrice. Anche lui la viveva lontana, ma rispetto a me, oltre che non vederla la percepiva come in allontamento. E forse era così. Forse era consapevole che Beatrice aveva preso coscienza che lo step era superato e che lui era ormai alle spalle. Non so, io non seppi che dirgli se non che Beatrice stava bene e che potevano esserci solo buone cose dalla sua permanenza in Francia.

Lui era affranto e consapevole. Affranto, perché in fondo quando qualcosa cambia nella tua vita, e cambia nella tua percezione in peggio, non è che ci rimanga molto. Consapevole, di come l'amore possa debordare in cose che non possiamo comprendere, e che fanno rimanere solo dolore.

Ripensando a tutto questo, scopro una cosa nuova della parola "gelosia".

Perché se gelosia indica un sentimento di possessività e di eccesso protettivo nei confronti di una persona (o di un oggetto), a volte si può spezzettare. Può diventare "Gelo sia", ossia cali il gelo. Si raffreddino le cose. Si spenga la passione per proteggere il proprio Io.


Oscar fece così, di fatto, un modo per proteggersi da ciò che provava per Beatrice, la quale stava completando la sua maturazione. Yassin, ma anche gli altri amici e amiche di là, e tutta Parigi e la Francia, erano solo un contesto che segnalavano come in realtà era Beatrice a non esser più la stessa.

E la propria gelosia non poteva che diventare una richiesta, spiccata e intensa, di far calare una coltre di freddo che possa calmare quel sentimento, e conseguentemente, quel dolore.

Io non ce l'avrei mai fatta, fossi stato in lui.

Anche perché, per quanto vi abbia raccontato di parole e discorsi e mail e tanto altro ancora, passavano giorni dove io Beatrice non la sentivo proprio. E ogni attimo era come quello che dicevo prima, quando parlavo dei punti che aspetti diventino un'unica retta perché ti manca comunque qualcosa per esser completo, altrimenti il tempo diventa solo lo spazio di un grandissimo spreco, perennemente attesa.


E tutto questo non faceva che confermare che io, di lei, non sarei mai riuscito a fare a meno.

Oscar mi fece pena, in quel frangente. In fondo nessuno merita il gelo, se ci pensate.

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