lunedì, luglio 26, 2010

Indugiare - Beatrice part 41

D'altronde, come fai a vedere la parte bella di una fine, se tu sei quello che perde tutto? Certo, ti rimane la gioia dell'altro - in questo caso dell'altra - ma non è così semplice immergersi in un mondo dove tutto il tuo amore non c'è più.

Sganciarsi. Ma Beatrice, Beatrice... Rimaneva. Era sempre al centro dei miei pensieri. E anche se suona banale, detto così, è ciò che risulta essere vero.

Indugiavo ogni volta anche solo che la pensavo. Indugiavo nei ricordi, indugiavo nel pensarla, indugiavo soltanto a guardarla quando, nel caso, la incontravo e lei continuava a sorridermi, come aveva sempre fatto.

E mi sentiva lontano, o forse neanche se ne accorgeva. Io mi sforzavo di starle lontano, era distruttivo per me avvicinarmi. Ma la vedevo così felice. La vedevo libera, sempre più libera, dalle sue paure, da quelle parole che le avevano reciso la felicità, molti anni prima.

Questo è quello che capitò, di fatto. Perché poi, alla fine, il tutto si riduce a un episodio.

Quel famoso spettacolo, dove lei, da sola, parlò di sè a un pubblico che ne seguì le gesta e la applaudì per quella storia, quella che vi sto raccontando.


Lei mi invitò. Mi mandò un biglietto, ovvio, come è tradizione in tutte le storie che hanno aspetti così banali da suonare originali. Mi scrisse che ci avrebbe tenuto perché tutto non sarebbe stato possibile se non ci fossi stato io. Che, anche rinunciando ai miei sogni, le avevo permesso di non sentire il peso di un amore che non doveva essere, e contemporaneamente le avevo tolto quel sostegno che aveva caratterizzato la nostra... storia, posso chiamarla così? Boh.

Questa storia, in fondo, si può concludere qui. Non vi dirò se a quello spettacolo ci sono andato oppure no, perché potrebbe in entrambi i casi far capire la cosa sbagliata.

Rimane che cosa pensavo prima: pensavo che io Beatrice avrei potuto amarla e basta. Non avrei potuto fare altro, per lei, che darle tutto ciò che avevo. Non potevo essere per lei parziale, perché lei per me era sogno ed era verità. Possesso, passione, dolore, e speranza. Orizzonti e il punto dove rimanevo fermo, la strada che ancora avevo da percorrere e il secondo appena trascorso. Beatrice era tutto, sul serio. Lo è ancora adesso, dopo lo spettacolo in cui ha raccontato di lei, dopo che mi ha chiesto di sparire e, nella sua leggerezza, è tornata per chiedermi di riapparire.

Senza comprendere che dolore sia stato, il confrontarmi con lo squilibrio di doverla amare a metà. Di vederla come quella che non riuscivo a vedere, una delle tante.

La cosa sono sicuro, è che lei l'abbia sempre saputo. Di cosa sia stata per me, di cosa sia per me. Forse ha anche un po' giocato, non so. Forse ha indugiato anche lei, o forse s'aspettava che io facessi qualcosa di diverso, che ammirarla e basta. Sicuro, anzi: di questo sono sicuro.

Quello spettacolo, è il lieto fine. Beatrice è salita sul palco e ha detto al mondo di esserci. Di esserci lei, con una sicurezza rinnovata e un nuovo modo di affrontare la vita e ciò che orbita in essa. Di esserci senza paure, ho detto. Di essere viva, senza che niente potesse farla sentire nuovamente in una stasi senza fine.

Ecco, quando quello spettacolo è finito, ho capito che qualcosa era cambiato veramente.

Il mio racconto, per questo lo voglio chiudere qui. Rimanendo sul vago di un momento importante, senza dirvi che cosa sia effettivamente successo quella sera in teatro. Se io ero là con lei, o se ho scelto di non scegliere, di non ripropormi come una figura che potesse essere per lei il tutto.

Non ve lo dirò, lo ribadisco. Perché ognuno fa la sua strada e questa storia non vuole essere un insegnamento, ma solo un racconto. Di una persona speciale, che ho considerato fra le più importanti, e tale la considero ancora oggi. Di una persona che mi ha dato così tanto da non saper forse quanta fatica abbia fatto, e faccio ancora oggi, a tenermi tutto dentro.

Beatrice, in fondo, è stata protagonista dei miei sogni per tanto tempo. E questa storia si conclude con il lieto fine spaesato e nebuloso della domanda, se quei sogni siano divenuti realtà.

Facciate finta che lo siano, o anzi, facciate finta che non sia successo nulla e che quei sogni siano morti.

Facciate in modo che questa storia la possiate immaginare voi, come preferite. Con il vostro lieto fine, con me e Beatrice e un futuro che, se per noi è scritto in un senso o nell'altro, per voi è da scrivere.

Scrivetelo, se vi siete appassionati. Ditelo, se volete pensarlo.

E poi, vivetelo, quel futuro.

Perché per tutti c'è una Beatrice, come c'è stata per me. Come c'è per me, mentre la guardo, indugiando, stupito, impaurito. Pronto ad affrontare io le mie paure, per cercare di avere quell'amore, il suo amore, che è stata e sarà la più bella cosa mi sia mai capitata.


Senza indugiare. Perché vivere un sogno così, ne vale la pena. Lo sapete anche voi, mentre ascoltate queste mie ultime parole, di una storia così banale, da suonare così originale...

- fine -

1 commento:

°_Fede_° ha detto...

spledido post..
è vero c'è una persona così per ognuno di noi..o per quanto mi riguarda posso sentirmi molto vicina alle tue parole e intanto continuo a chiedermi quanto ne sia valsa davvero la pena vivere quel sogno..