lunedì, luglio 19, 2010

Purezza - Life in Technicolor part 116

Ogni giorno scegliamo. Di essere qualcosa, per noi stessi e per gli altri. Per chi ci conosce e anche per chi non ha ancora avuto il piacere.

Ogni giorno decidiamo. Di parlare e di amare, di vivere e uccidere, a seconda dello stato delle cose e della percezione di ciò che ci circonda.

Ogni giorno parliamo. Alcuni scrivono, altri mentono. Qualcuno scolpisce con ogni gesto nella roccia, altri alitano sul vetro sperando che questo rimanga.

Tutto è inficiato. Dal nostro essere, dal nostro pensiero, dalle nostre azioni. Dalla nostra volontà, che può essere ferrea e liquida, allo stesso tempo o in momenti diversi. Che può trasformarsi in attimi o rimanere granitica per anni e smentirsi quando tutto era stato dato per assodato.

Mi odio. Non mi sopporto, nella mia scelta intransigente d'esser lineare. Mi odio per l'essere sincero, mi odio per aver scelto di non cedere ai compromessi dell'Amore e dell'Indifferenza. Mi odio per quella fottuta freccia che mi indica sempre un senso unico: mantieni la parola, prima di tutto in ciò che provi.

E' doloroso, stamattina, svegliarsi. Fa male camminare in una Torino più fresca e fa male osservarla, come al solito, bella e indifferente. Fa male la quotidianità, cazzo, se mi fa male. Tutto a causa mia. Sono in una stanza buia e guardo fuori il mondo colorato. Fuori si costruisce, io sono chiuso fra quattro mura e non riesco a liberarmi.

"Liberaci dal male" si recita in una preghiera. Un'invocazione che se applicata da tutti diverrebbe un ottimo esercizio introspettivo. "Liberaci dalla purezza" è una bestemmia, perché come può essere la purezza il problema? Come può essere la voglia di non cedere all'abbandono della menzogna, la soluzione?

Eppure è così, la via più semplice ogni volta, ogni fottutissima volta, si erge come monolito di fronte a ognuno di noi. Un Moloch mostruoso e contemporaneamente in grado d'assicurare quello che tutti sognano: "Non soffrirai, mai più".

Spezzami il cuore, purezza. Spezzami il cuore, coerenza. Rendimi debole e dubbioso, trascinami di nuovo nella polvere, fai di me l'ennesimo zerbino. In fondo, è colpa tua se oggi di nuovo mi alzo e maledico l'alba.

Ogni volta che ho scelto, l'ho fatto con il cuore. L'ho fatto mettendo al centro l'onestà intellettuale e la voglia di preservare la bellezza dell'Amore più puro. Sembrano paroloni, ma vi assicuro che non è così. Ho sempre pensato che la vera Via fosse il non scendere a compromessi, prima di tutto con la propria volontà. Scendere a patti con i demoni che ti intimano di piegarti ai difetti, e non d'elevarti l'Oltre.

Perché devo sempre pagare? Perché devo sempre io a versare l'obolo? E perché, soprattutto, puntualmente quando il mio sforzo è di rendere tutto pulito, senza ombre?

E allora vaffanculo. Vaffanculo alla purezza, vaffanculo all'impudicizia. Vaffanculo al mondo e vaffanculo alla gente, che se ne fotte come direbbe un mio amico, "in allegria e in simpatia".

Vaffanculo al mio cuore, vaffanculo al mio amore. Vaffanculo a questi anni di ricerca, vaffanculo alla disillusione di riscoprirsi deboli, vaffanculo alle mie lacrime e alla becera illusione di essere forti. Vaffanculo alle storie che vorrei scrivere, vaffanculo alla vocazione, vaffanculo alla mega chiamata divina: "Stai al mondo anche per questo", vaffanculo alle imprecazioni e 'fanculo anche alle preghiere, vaffanculo a un elenco banale come questo, vaffanculo alla musicalità dell'Amore e al volo pindarico leggero fino a che ti schianti su una parete, vaffanculo ai treni in arrivo e a quelli in partenza, vaffanculo a casa mia che oggi è svuotata, più di ieri vaffanculo ai ricatti morali, vaffanculo al mondo vampiro e alle concessioni demaniali e dell'anima, vaffanculo alle mie mani e ai miei pensieri, ma soprattutto alle rotte che ho tracciato.

Vaffanculo a te che pensi d'esser forte e non lo sei (perché non lo sei), vaffanculo al dolore procurato di proposito e a quello che non vuole esser concesso a costo di mangiarselo a forza e ingerirlo senza pudore.

Vaffanculo, sì. Urlato, rabbioso, in una strada del centro di Torino camminando mentre cerco l'ennesimo motivo per tirarmi in piedi e non trovarne. Solo, perché troppo puro, o forse perché troppo coglione per rendermi conto che nessuno ti deve una spiegazione, in fondo.

E allora la rabbia sale, la sento pura. La sento vera. Porco cazzo, è proprio così.

Non mi sento meglio, dopo tutto questo, dopo aver insultato me e ciò in cui credo. Sento solo un vuoto che non mi dà pace. Voglio pace, Cristo Santo. Voglio pace.

Chiunque mi stia ascoltando, ti prego. Trasformami in un mostro o fammi trovare la serenità. Voglio purezza, e la voglio sempre. Lasciami il dubbio che il mondo possa accettarla, ma non togliermi ogni certezza facendo sì che quella purezza mi porti sempre alla scelta più autodistruttiva.

Preservami, te ne prego. Preserva tutti, ma oggi la preghiera la rivolgo per me.

Oggi che ho di nuovo passato il segno, e sono solo le 9.01. Oggi che ho di nuovo superato un limite che credevo di non riuscire a sorpassare, quello della disillusione.

Voglio continuare a credere nella purezza, ma Dio, quanto è difficile.

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