giovedì, agosto 19, 2010

Acqua e roccia - Life in Technicolor part 121

C'è stato un tempo dove il mare e la terra erano unite. Ne sono sicuro, anche se confondo la mia fantasia con la geologia. 

In quel tempo, acqua e terra erano un grande misto di generosità e di completezza. Il colore della loro unione era contemporaneamente nero e blu, azzurro e marrone e tutte le sfumature che si possono immaginare oltre il fuoco e l'aria che rimanevano staccati da quell'unione.

Acqua e terra insieme però non erano armonici. E allora fu deciso, di comune accorto con qualsiasi Dio li avesse creati, di separarli. Di renderli armonici ma definitivamente diversi. Di renderli dipendenti uno dall'altro.

Fu così che si decise che il loro unico punto di contatto sarebbe stato il ciglio della scogliera. Quando l'acqua consuma la roccia e la terra accoglie le onde e gli schizzi e il sale. 

Quel qualsiasi Dio che li creò, li amò nel loro essere completamente opposti. Li amò fino a dire che quel loro essere odiosamente distanti rispetto a prima era in realtà la più bella forma d'equilibrio che si possa incontrare oggi nel mondo. Perché, pensò, se l'uomo sarà attento e li osserverà, scoprirà che la roccia accoglie il mare in sè, facendosi lisciare nel tempo. E contemporaneamente, abbraccerà la violenza delle correnti facendo costruire, sulle sommità dei massi che guardano l'orizzonte, mille forme differenti una dall'altra. 

Liscio e pungente, accogliente, scivoloso, profondo. Il rapporto fra l'acqua e la terra sarà un continuo ricercare l'armonia delle forme e la calma che regnava quando erano un tutt'uno, all'alba di questo mito o nel grande brodo primordiale.

Quel Dio così bistrattato aveva giocato con lo spirito d'osservazione e con i sogni degli uomini. Con il tempo che serve all'acqua per penetrare la roccia e fare di pareti rudi incredibili superfici piane e luccicanti dello scrosciare del mare. 

E, non contento, quello stesso Dio disse che il tutto si sarebbe svolto con il grande obiettivo di rendere queste due meravigliose entità nuovamente un'unica cosa. Per questo la roccia cerca di modellarsi sulla morbidezza dell'acqua e l'acqua tenta di essere rude quanto la pietra.

Furono separati per spiegare cosa sia l'Amore. 

E' così che pensò Dio, quando disse che erano vicini e diametralmente opposti. 

Un grande scontrarsi nell'apparente confusione. Un gigantesco consumarsi e modellarsi uno rispecchiandosi nell'altro. Una ricerca continua di unire qualcosa che in fondo non potrà mai essere la stessa cosa, ma che, unito nella vicinanza, forma un'unica realtà.

Quella che mi capitò d'osservare un pomeriggio, seduto su una scogliera, guardando oltre il mio naso e il dolore che sentivo per essermi seduto su un masso troppo aguzzo.

Sono sicuro che quel pensiero che formulai quel giorno, è realtà. Altrimenti non si spiegherebbe perché, un giorno almeno nella vita d'ognuno, capita di guardare il mare intensamente per ore e cercare dentro quell'immenso blu il senso delle cose.

E pazienza se quell'idea oggi la rivivo ripartendo da quel momento di introspezione che ho raccontato qualche giorno fa. Ripartendo dal mio senso di pacifica serenità d'aver capito, anche solo parzialmente, che basta guardarsi intorno per comprendere il senso delle cose. Che anche le diversità s'amano, si scontrano e si consumano, modellandosi a vicenda, fino a creare una perfetta armonia.

Ho sete di comprensione.

2 commenti:

Lice ha detto...

Bello, Francesco.

(anche se...)

fRa ha detto...

Anche se.