martedì, agosto 31, 2010

Guardando avanti - Life in Technicolor part 123




Peppe è un mio amico da diversi anni. Fa parte di quello che chiamo il cerchio della fiducia (esatto, come quello del film "Ti presento i miei", ma decisamente differente per significati), quello degli amici che non si spezza. Per quello che mi riguarda, in quel cerchio ci stanno lui, Pietro, Fabri, Paolo, Marco, non in ordine d'importanza.

Peppe, dicevo. Non ci siamo mai chiamati per nome, se non quando ci siamo presentati e in particolari occasioni che vi descriverò fra un po'. D'altronde, le amicizie s'arricchiscono, in certi casi, di soprannomi, aggettivazioni, che segnalano come i rapporti siano speciali. E se Pietro mi chiama "bro", Paolo mi chiama "Grill" o "Fitz" o "Casellante" (per svariate ragioni con lui ci sono altri 12 appellativi che non posso elencare), Fabri mi chiama "moglie", per Marco sono semplicemente il "Fratello che l'ha reso figlio unico", per Peppe io sono semplicemente "Checco". O "socio", o "brother". 

Ecco. Un insieme di nomi che indicano rapporti che vanno oltre. E che in qualche maniera, scandiscono come una batteria ogni discorso. 

Nel cerchio della fiducia, non ci sono mai dinieghi. Possono esserci scazzi, ma sono fisiologici. E in quel frangente, ciò che ne esce è sempre una qualificante discussione che porta a rafforzare quel cerchio.

Stamattina ho parlato con Peppe. Ho parlato a cuore aperto di un qualcosa che da un po' mi affligge. Problematiche variegate che richiedevano parole di fuoco, critiche feroci che solo un amico può farti. Qualcuno che ti conosce e che ti può dare la spinta a guardare oltre.

Guardare.

Ho capito che eravamo dentro quel cerchio della fiducia quando la cadenza del richiamo nominale è mutata. Perché quando una di queste persone esce da quel titolo onorifico che negli anni ci siamo attribuiti, vuol dire che siamo nell'intimo più profondo.

"Devi guardare avanti, fra". 

Cazzo. Sono tre parole e il mio nome. Tre parole che tutti si sono sentiti dire e che, credo, tutti possano confermare essere quel passo in più, originale ed efficace, che un amico, una persona cara, ti può trasmettere. 

Tre parole che, in un modo o nell'altro, quelle persone che ho citato hanno saputo dire in forme diverse, sentendo lo stesso medesimo racconto dei mesi che considero più sconsiderati della mia intera, onesta vita.
Peppe le ha pronunciate, sono sicuro, con la sincerità che ha contraddistinto, e che contraddistinguerà, il cerchio della fiducia. Quello spazio in cui ognuno di noi fa entrare solo le persone che dimostrano, nel tempo, di nutrire un affetto sincero e profondo, che non sminuisce quello di tutte le altre persone, per carità. Ma che sancisce in qualche maniera la più vicina delle forme di sentimento che lega gl'uomini: l'amicizia.

E oggi, mentre fumavo, ho avuto voglia di scrivere a loro il ringraziamento per avermi regalato il tempo e le parole di cui avevo bisogno. Per avermi schiarito le idee su quali fossero i miei sbagli e le cose che non giravano. E quali indicato quali fossero le scelte da compiere per il mio bene. 

Non è sentimentalismo del cazzo. E' semplicemente un modo come un altro per dire che quel tempo e quelle parole non sono andate sprecate. E se la frase che ha pronunciato Peppe stamattina: "Devi guardare avanti, fra", mi risuona ancora dentro come un'intera orchestra, ebbene, sappiate che tutto ciò che avete detto in questi mesi, alla vostra maniera, è rimasto qui. 
Guardando avanti, vi ringrazio. Guardando avanti, sappiate che vi ho ascoltato.

2 commenti:

Silvietta ha detto...

bello il blog e molto azzeccata la canzone :)

fRa ha detto...

Grazie Silvietta e piacere di conoscerti!