venerdì, agosto 06, 2010

Il tiro al piattello - Life in Technicolor part 119

Oggi sono passato a trovare i miei nonni. Lo faccio, spesso.
Talvolta, lo faccio senza sapere bene che cosa ci diremo, ma lo faccio e basta.

Oggi sono arrivato a casa loro e mio nonno stava guardando la televisione. A lui piace lo sport, e di solito quando è estate guarda solo ed esclusivamente canali sportivi.

Così, quando sono entrato e mi sono seduto, ho cominciato a guardare quello che stava guardando lui.

Una gara di tiro al piattello.

Lui, che non ci vede bene, scambiava l'ungherese per l'italiano, ma solo perché la bandiera ha i colori simili. Ogni tanto glielo facevo notare, ma lui non so capiva. Ma andava bene così, in fondo la faccia da italiano un po' ce l'aveva.

Non che parlassimo anche della disciplina, anzi.

Semplicemente, commentavamo ciò che capitava in uno sport che, se fossi a casa da solo, penso non reggerei che due secondi netti e di cui non sapevamo un bel niente.

La cosa che più mi ha colpito è che mio nonno si è girato, ad un certo punto, e mi fa: "E' difficile sapere tutte le regole di tutti gli sport. Sono troppi gli sport e sono troppe le regole.".

E ha sorriso, come probabilmente ognuno di noi ha visto fare solo ai propri nonni in maniera diversa.

Mio nonno è una persona speciale. Così come mia nonna, certo.

Ma la cosa che mi fa pensare è che certe volte, il tempo con lui cambia d'intensità.

S'ammorbidisce. Sembra che cambi di dimensione. E sembra anche che il senso delle cose cambi. Sarà che lui ha vissuto tutto ciò che c'era da vivere. Sarà che negli ultimi anni, con il passare appunto del tempo, gli ho sentito fare discorsi che contemplavano la fine della vita terrena.

Sarà che l'anno scorso ha rischiato seriamente di morire e ancora oggi mi pare una cosa meravigliosa che sia vivo. Sembra una letterina di un bimbo delle elementari, questa.

Non è così, ve lo assicuro. Non volevo dire (o almeno, non solo) che mio nonno è una persona speciale.

Questo post va oltre.

Perché ragiona su come certe persone sappiano veramente raccontare, anche attraverso l'ammirazione che hanno verso uno sport apparentemente inutile (oggi mi sono appassionato al tiro al piattello, è veramente una disciplina difficilissima), la bellezza della scoperta, e dell'apprendere le regole che stanno a far da paletti a ciò che si scopre di nuovo.

L'ammettere che le regole si scoprono giorno dopo giorno, anche a 90 anni. Anche quando di regole, evidentemente, non hai forse neanche più bisogno, dato che le hai già rispettate tutte, visto che appunto, hai vissuto 90 anni.

Io non so rispettare tutte le regole, o forse le ho rispettate per troppo tempo e oggi mi accorgo che da quando ho cominciato a infrangerle non è cambiato nulla. O forse che l'unica cosa che è cambiata, è che rompendole ne ho solo scoperte di nuove.

Il che mi porta a pensare che in fondo, di regole se ne troveranno sempre, a prescindere.

Ecco. Oggi io mio nonno l'ho salutato come al solito ma andandomene l'ho ringraziato per l'ennesima volta. Perché senza volerlo, mi ha spiegato qualcosa.

Che le regole, quelle che non conosci, le scopri solo guardando anche ciò che apparentemente non ha senso o che ti sembra inutile.

Che quando le appuri, anche ciò che è apparentemente senza senso o inutile alla fine ha un suo perché. E che c'è qualcosa oltre la semplice volontà di non scoprire, di arretrare la curiosità, in quel bel calderone che è la vita (sembra una frase da film di serie Z, non la cancello solo per la parola "calderone).

E poi, ho scoperto il tiro al piattello. Cazzo, sono bravi quelli con il fucile, sembrano cecchini.

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