mercoledì, settembre 15, 2010

Mi mancherai - Life in Technicolor part 124

Il 21 ottobre 2009 scrissi un post su quanto ti volevo bene.

Avevo preso questa stessa foto, l'avevo scattata nel 2004, un giorno che stavo girando per scrivere articoli per il Corriere di Moncalieri ed ero andato a intervistare un contadino di Stupinigi per un'inchiesta sulle processioni pasquali in cintura.

Mi avevi portato fino a sotto l'albero vicino all'ennesima chiesetta che visitavo quel giorno, e mentre facevo foto ti ho guardato e pensavo che una foto A TE ci stava bene. Sembravi una vera signora. Colorata di rosso fuoco, il sole che ti baciava, esaltava le tue linee tondeggianti, abbracciava quel tuo saper essere sempre accogliente.

Ti chiamavi Fortunella già da un anno. Ti aveva battezzato così Elisa, dopo che in un mese ti avevano divelto una porta per rubarci tutto mentre eravamo a ballare con gl'altri di zona e la tua guarnizione della testa si fuse. Costo complessivo dell'operazione: quasi 1900 euro, e meno male che c'era l'assicurazione. Eri mia, quella sera che ti spaccarono per rubarci i giubbotti, da circa 2 settimane.

Ho scritto di te, il 21 ottobre, per parlare dell'ennesimo tuo guasto, di quando mi hai lasciato di nuovo in difficoltà. Quest'anno è capitato... 2 volte? Sì, 2. Mi hai lasciato a piedi, letteralmente, causa guasto alla pompa di benzina cambiata male. E ogni volta giù, a tirare insulti e a dirti che eri una stronza perché non ne potevo più delle tue richieste di soldi, anche se in cuor mio ti ho sempre voluto bene.

All'inizio dell'anno abbiamo passato un pomeriggio a cambiarti i tubi dei freni con Ginfranco, ricordi? Nel suo garage. E la sera mi hai portato in giro per la provincia, per tutta la provincia, hai retto 200 kilometri quasi senza che mi facessi storie. Fu bellissimo. Perché era uno degli ultimi viaggi che facevamo insieme, poi siamo andati ancora un pomeriggio a Cesana, uno a Novara e l'ultimissimo è stato ad Avigliana. 

Ma lì, ad Avigliana già si sentiva quel porco di differenziale che si lamentava. Io lo sentivo, il mio passeggero no. Ma io sapevo che già cominciavi a dire che non stavi bene, questa volta sul serio.

Questa volta il medico è stato chiaro: "Sarà difficile farcela questa volta". 

Mi guardava, il signor Boscolo, il tuo dottore, il meccanico, con la faccia di chi sta dicendo che è pericoloso guidarti. Ho ripensato che quando tornavo da Novara, quest'estate, il mio passeggero mi ha chiesto: "Ma non vai troppo forte?" e mi sentivo così sicuro perché ti sentivo bene. 

Forse stavi già male e non lo sapevo. Maledetto differenziale.

"Sei a rischio testacoda." ha detto così.

Parole di fuoco. Parole che sanciscono la fine delle tue corse.
Beh, fra un po' esco dal lavoro e devo andarmi  a prendere il 35. E a farmi incazzare non sarà prendere il pullman, ma sapere che tu non ci sei più ad aspettarmi dal meccanico. Che sarai sotto casa, ma che non potrò più guidarti. Che non potrò più mollare tutto e andarmi a fare un giro con la mia Puntina.

Dite che esagero? Boh, può darsi. Qualche altro giro me lo concederò, questo è sicuro. Anche se sarò "a rischio testacoda".

Però cacchio, sapere che Fortunella, la mia vecchia Punto, ha quasi finito la sua strada (è proprio il caso di dirlo) è una di quelle notizie epocali che nella sua piccolezza cambia un po' la percezione dell'universo mondo.

Ciao Fortu. Le altre andranno anche più forte, ma tu rimarrai sempre la prima.

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