lunedì, ottobre 25, 2010

La ricetta per essere amici - Life in Technicolor part 131

Gli Smashing Pumpkins hanno scritto una bella canzone sull'amicizia: 1979


Di amicizia ho parlato spesso. Qui ne parlai l'ultima volta, in termini entusiastici.

Ora, non vorrei fare una disamina sul concetto, anche perché in fondo che si può dire sull'amicizia? Che è necessaria? Alcuni dicono sia meglio dell'amore, altri dicono che in fondo è rara.

Rara, forse sì. Ma meglio dell'Amore, questo non si può dire, anche perché l'Amicizia è come fosse una sorta di Amore più... materno.

Pensiamo a cosa serve per una sana amicizia. Se fosse una ricetta, sarebbe una specie di risotto, credo, o forse un bel dessert. No no, meglio sia un risotto.

Dunque: proviamo a immaginarci allora di mettere l'acqua sul fuoco: l'acqua corrisponde alla vita. Mentre bolle, prendiamo il dado aromatizzato, che è l'onestà. Sciolta nell'acqua, aromatizza tutto il contenuto del liquido. Ma non sarà lì che metteremo il nostro riso. Da lì attingeremo per far rosolare in cottura.

Prendiamo un bel quantitativo di verdure, magari spinaci. Li cuociamo con del soffritto e un filo d'olio. Gli spinaci sono le esperienze comuni e il soffritto il tempo che passa: il tutto lo condiremo con il nostro brodo.
Quando gli spinaci sono cotti, buttiamo nel nostro tegame il riso, e lasciamo rapprendere allungando di tanto in tanto con il brodo. Il riso è l'affetto, che arricchisce le esperienze e concretizza il tempo, e nel contempo si aromatizza con l'onestà.

Dopo 15 minuti circa, il nostro riso avrà una data consistenza, sarà più o meno duro, sarà aromatizzato, e potrà esser servito a piacere a eventuali ospiti, con un filo d'olio o qualche decorazione (che corrispondono a quegli attestati di stima che saltano fuori in momenti particolare: tipo quando si fa un torto e si chiede "scusa" o quando, semplicemente, si dice "ti voglio bene" a una persona).

Ok, il tutto è stato ricettato: quindi per avere una buona amicizia ci vanno esperienze comuni, onestà, tempo e affetto.

Quante cose ho dato alle persone che mi circondano, di questi ingredienti? E quanto ho ricevuto? 
Se la vita fosse una cucina e veramente i sentimenti fossero ricette, il mio ristorante ora sarebbe in pieno risanamento economico, dopo una gestione dissenata della mia cucina e del mio chef, che ha sprecato un sacco di ingredienti.

Perché mi rendo conto, alle soglie dei 29 anni, di aver sopravvalutato piatti che si presentavano succulenti e aver trascurato semplici manicaretti, che però garantivano sapori e sazietà.
Ciò che mi stupisce di più, però, è di come ogni ricetta, per non sfuggirci di mano, debba essere adeguatamente imparata, provata, tentata, andando a scandagliare quegli aspetti del cibo che non pensavamo ci fossero. Come il dolore che si può lasciare con una parola detta a sproposito (arte di cui son maestro, lo ammetto) o con il continuo, lento perdurare dell'indifferenza, che sta al cibo come la data di scadenza e all'amicizia come il coltello nella piaga.

Avrei molte scuse da fare e molte parole da dire, molte riflessioni e molti dubbi su come, negli anni, abbia perso le persone e come le abbia guadagnate, su quanto ho dato e su quanto non sono riuscito a dare. Non ho risposte, questa non è una cucina e solo la mia fantasia mi fa immaginare che l'amicizia si possa cucinare.

Però, forse è tempo di dedicarsi a quei manicaretti, più semplici, ma anche e soprattutto, meno mascherati.

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