giovedì, ottobre 07, 2010

Un fiume che non ho mai visto - L..i.T part 128




"Danubio così blu, così bello e blu,
attraverso la valle e il campo là tu scorri quieto,
la nostra Vienna ti da il benvenuto, il tuo nastro d'argento
lega tutte le terre e rallegri il cuore
toccato sulla tua riva leggiadra.
Lontano dalla Foresta Nera
qua tu corri verso il mare
dispensando benedizione ovunque.
"

"An der schönen blauen Donau", Franz Von Gernerth (1890)

Quanti di voi si stanno chiedendo quanto sia lungo il Danubio? Quanti pesci vi abitino? E quanti alberi ci siano sulle sue rive? Quanti di voi oggi si chiedono come abbia immaginato Johann Strauss il suo valzer, e perché il Danubio gli abbia detto proprio che quella musica era proprio così?

Il Danubio blu. Giovanni Allevi racconta che il brano "Vento d'Europa" sia stato pensato mentre era in tournée, e gli capitò di passare su un ponte e vederlo in piena e rimanerne colpito talmente tanto da non saper far altro che scrivere un brano musicale. Disse che quel fiume in piena gli ricordava un'Europa che non era mai scomparsa, e pazienza se non ricordo in che città si trovasse Allevi quando immaginò il Danubio come un grande riassunto del nostro continente. Forse Vienna, forse Budapest. Non so dirlo.

Un fiume di cui oggi si parla a causa dell'ennesimo "disastro ecologico".

Vedete, non voglio soffermarmi sulla natura critica dell'episodio. È ovvio che 1.100 tonnellate di fanghi residuali di trattamento industriale per produzione di alluminio siano potenzialmente velenosi, così come è ovvio che sia addolorato, o che siate addolorati, per i 4 morti dei villaggi intorno ad Ajka, dei dispersi e dei circa 120 intossicati in condizione critiche.

No. Io ora penso al fiume. Ai suoi affluenti, al suo colore, alla vita che è bilanciata da un'armonia che è stupefacente proprio perché riesce a ripetersi da millenni in ogni angolo del pianeta, eppure è sempre nuova. Penso a come la cromia possa essere chiarificatrice, al blu inghiottito dal rosso di quella putrida fanghiglia artificiale, lorda e incancellabile. Penso a un equilibrio sereno e leggero che si spezza come se a un certo punto un incudine gli fosse poggiato sopra. Penso a tutte quelle persone che solo ora si accorgono che quella striscia d'acqua  che taglia mezza Europa era bellissima e che non si erano mai prese abbastanza tempo per guardarla, e ringraziare di averla vista e vissuta. E penso a me, che non so il perché ma oggi mi sento più triste di altri giorni: forse perché avrei voluto che il Danubio rimanesse un qualcosa di armonico per sempre, anche se era probabilmente già sporco e inquinato come il Po, la Dora, il Tevere o la Senna. Non so il perché, ma me lo immaginavo pulito e lindo come prima della Rivoluzione Industriale.


Strauss si prese del tempo e compose un valzer che oggi tutti conoscono, per celebrare quell'armonia. Oggi guardiamo da fuori l'ennesimo pezzo di mondo distrutto, pentendoci del tempo buttato a non amarlo abbastanza.

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