sabato, novembre 13, 2010

La porte e la fecilità - Un racconto 13

Quando si trovò alle porte del Paradiso, il signor Luomoqualunque non capì subito che era arrivato nell'Alto dei Cieli. Ricordava solo un gran dolore e poi il silenzio. Il tempo di chiudere gli occhi e, quando aveva riaperto le palpebre, aveva solo visto luce e bianco. 

"Non è questo che ci si aspetta dal Paradiso, in fondo?" pensò, mentre guardandosi intorno non trovava altro che serenità e aria fresca.

Così, il signor Luomoqualunque si mise a camminare per quel mondo fatto di nuvole. Intorno a sè, sembrava non ci fosse molto... apparentemente. Anche le stesse porte, pur sembrando vicine, erano un po' lontane. 

E ancor più lontano, ma in basso, il sole. Il signor Luomoqualunque ci fece caso solo dopo aver camminato un po'. La luce era dappertutto, ma il sole, quello era in basso.

Camminava già da un po', quando si sentì chiamare. 

"Signor Luomoqualunque, ehilà!".

Luomoqualunque si voltò e si trovò davanti un uomo barbuto, tutto vestito di bianco. 

"Signor Luomoqualunque, piacere. Sono San Carmine, il custode del Paradiso.".

Lui lo guardò un po' stranito: "Quindi è tutto come si racconta? Siete tutti vestiti di bianco? E le chiavi del Paradiso non le ha San Pietro?".

San Carmine ridacchiò: "No, Luomoqualunque. Questa è però l'immagine più comune che si ha di questo posto. E allora... Preferiamo darla a chi non s'aspettava d'arrivare.".

Luomoqualunque sorrise, e continuò a guardarsi intorno.

"Quindi lei non è neanche San Carmine? Perché io non m'aspettavo d'arrivare.".

"No, in realtà no. O meglio, sì, anche se in questa veste non mi ci trovo tanto.".
"Quindi è lei, San Carmine, detentore delle chiavi delle famose porte.".
"No, non lo sono. Comunque, Luomoqualunque, smettila di darmi del lei. E poi su, camminiamo. Star fermi quando si ha l'infinito a disposizione non è furbo."


Così, Luomoqualunque e San Carmine si misero a camminare.


"Perché non t'aspettavi d'arrivare, Luomoqualunque?" chiese il santo.
Luomoqualunque ci pensò un po' su, poi rispose: "Sai? A dire la verità, non me lo ricordo.Ricordo solo dolore, poi silenzio, poi ho riaperto gli occhi ed ero qui. Comunque mi è andata bene, no? In fondo potevo andare negli inferi.".
San Carmine scosse la testa: "No, stai tranquillo. Quelli come te agli inferi non ci vanno.".
"E come sono quelli come me?".
"Le persone semplici vanno in paradiso, Luomoqualunque.".
Luomoqualunque s'arrestò: "Io ero una persona semplice?".
San Carmine gli sorrise: "Certo, che lo eri.".

I due continuarono a camminare. 

"E le persone semplici quando arrivano qui, che fanno?".
"Si godono il panorama, credo.".
"Ma il sole sta sotto, in paradiso, San Carmine?".
"Beh, questo se vuoi te lo spiego meglio quando varchiamo le porte.".


Luomoqualunque osservava quella specie di pavimento: era opaco, non trasparente. Eppure era facilissimo vedere in basso.


Oltre il sole, che sembrava una specie di mela gialla, c'era verde e marrone e acqua: la Terra. Sembrava una cartina del monopoli e Luomoqualunque la osservava, un passo dopo l'altro. 


"San Carmine?".
"Dimmi, Luomoqualunque.".
"La gente non ci può vedere, vero?".
"Beh, no" rispose sorridendo il santo.
"E come fa a sapere che ci siamo?".
"Tu lo sapevi, no?".
Luomoqualunque rimase qualche attimo in silenzio.
"Sì, anche se non ci pensavo spesso, al paradiso.".
"E' una delle cose che l'uomo da per scontate.".
"Strano, sai? La mia fidanzata non credeva nel paradiso.".
"Ne sei certo, Luomoqualunque?".
"Sì, direi di sì.".
"Ne avevate parlato?".
"Sì, però... Cioè, quando ne avevamo parlato non sembrava così convinta che ci fosse.".
"Perché in fondo pensava di averlo già trovato.".
"Con me, dici?".
San Carmine sorrise.
"Certe volte il mondo diventa bello, vero, Luomoqualunque?".


Luomoqualunque annuì, sorridendo malinconicamente.

Continuarono a camminare, in silenzio. San Carmine, vestito di bianco, camminava senza quasi toccare quel pavimento opaco e trasparente, mentre Luomoqualunque, senza rendersene conto trascinava i piedi, lasciandosi solleticare le piante dei piedi.

Curiosamente, sembrava quasi che non avesse vestiti addosso. Eppure, il suo corpo era come illuminato.

Senza accorgersene, i due arrivarono di fronte a delle enormi porte. Erano quelle che, poco prima, sembravano lontanissime.

Luomoqualunque le osservò: non c'erano muri attorno, e le due enormi lastre non erano attaccate a nulla. Il cielo era dappertutto e la luce era intensa eppure lasciava vedere cosa si trovava al di là dell'orizzonte. Una specie di enorme prato, con gente e mare e tavoli e montagne e rumori e vento e giocattoli e suppellettili e risate con pianti insieme e tempeste e animali e persone e ancora cielo e terra e dolci e tutto ciò che si poteva immaginare e macchine e nonni e giovani, tutto mescolato in un panorama che sembrava impossibile. 


Il signor Luomoqualunque guardò tutto ciò che stava dietro le porte e si mise a piangere.

"Sei felice, Luomoqualunque?" gli chiese San Carmine.
"Sono stato ucciso, San Carmine?".
Il santo si rabbuiò, e gli rispose: "Perché piangi, Luomoqualunque?".
"Dimmi, San Carmine, è vero?".
"Sì, sei stato ucciso, un giorno, per caso.".
"Io lo ricordo, sai?".
"Cosa?"
"Come mi ammazzarono.".

Davanti a loro il Tutto stava ad ascoltarli. 

"Io ero là, San Carmine - cominciò a raccontare - e sentii guaire. Era un cane, l'avevo preso sotto con la mia macchina sai? E io mi sentii male, perché non volevo ammazzarlo. Pensai che dovevo fermarmi, e mi fermai. Poi scesi dall'auto e mi picchiarono, come un animale. Senza che potessi spiegarmi.".


Poi, il signor Luomoqualunque smise di parlare. 


Fra le lacrime, Luomoqualunque chiede: "Sono in paradiso perché ero una persona semplice?".
San Carmine sorrise, come un padre: "Tutte le persone semplici vanno in paradiso.".
"E gli altri che sono rimasto, San Carmine? Loro che cosa faranno?".
"Loro ti ricorderanno, e un giorno anche loro saranno qui. Come tutti quelli che ascolteranno la tua storia, e si fermeranno a pensare.".


"Cosa penseranno, San Carmine?".
"Che tutte le persone sono persone. Anche quelle che non vedi finché non capita qualcosa di brutto, come è capitato a te, Luomoqualunque.".


Luomoqualunque s'asciugò le lacrime e guardò le grandi porte e l'infinito dietro di esse.


"Sai, pensavo che il paradiso fosse proprio così.".
"Te l'ho detto, Luomoqualunque: come policy abbiamo adottato che quando uno arriva qui si trova davanti il paradiso come se l'era sempre immaginato. E' una scelta...".
 "Aziendale?" lo interruppe Luomoqualunque.
"Sì, aziendale. Ecco, il Paradiso non è un'azienda, certo, però... Si credo, possa essere corretto usare quella metafora.".
"Scusa San Carmine, però qui il sole lo continuo a vedere in basso."
 San Carmine guardò giù, poi chiuse gli occhi, si concentrò, e dopo qualche secondo si mise a ridere.
"Sì, sai perché? Una volta parlando avevi detto che "Nell'Alto dei Cieli" ti sembrava un'espressione troppo vaga, poteva anche supporre che il sole stesse sotto... Evidentemente è rimasto la tua pratica non è stata aggiornata.".
"Perché, le persone hanno pure la pratica, quassù?".
"No. A dirti la verità non so perché vedi il sole laggiù".
"Sarà che sono arrivato troppo in fretta e vorrei essere ancora laggiù?".
"Forse - gli sorrise San Carmine - però vedrai, ti abituerai anche a stare qui.".
"Sì, questo sì... anche se a me fa male pensare ai miei, laggiù.".

San Carmine poggiò una mano sulla spalla di Luomoqualunque, poi gli parlò.
"Luomoqualunque, sai una cosa? Molta gente laggiù oggi ripensa alla sua vita, sentendo la tua storia. Pensa che dietro a ogni altra persona che incontra per strada, c'è una vita. Vedi quelle fiammelle laggiù?" e indicò un punto in basso, molto in basso.
"Sì, che cos'è.".
"E' il posto dove ti hanno ammazzato. Stanno facendo una fiaccolata per ricordarti, e sai perché? Perché il tuo sacrificio ha aperto gli occhi della gente, che ora nel prossimo rivedranno una persona da rispettare.".
Luomoqualunque disse, con tono imperioso, gonfiando il petto: "Luomoqualunque apre gli occhi alle persone!".
San Carmine rise rumorosamente.
"Già! E ora - disse, toccando lievemente la superficie delle due porte - entra pure in paradiso.".


Le due porte si spalancarono e Luomoqualunque vide quell'infinito che aveva intravisto prima. Fece qualche passo, poi si voltò, e disse, sorridento.


"San Carmine, però il sole è ancora laggiù.".
"Tu comincia ad entrare.".

Luomoqualunque superò la soglia, ed entrò in paradiso. Si sentì bene, chiuse gli occhi, affidò i suoi cari all'Onnipotente. Poi, quando li riaprì, il sole era in alto, e illuminava quell'infinito che aveva di fronte. 

"Ciao San Carmine!" urlò Luomoqualunque, e senza pensarci, cominciò a correre senza voltarsi. 

San Carmine lo osservava sorridente, mentre con un gesto lieve, richiudeva le porte del paradiso.


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Questo post è dedicato alla memoria di Luca Massari, il taxista morto a causa del pestaggio subito a Milano. Spero che la famiglia possa un giorno leggere questo mio pensiero.

2 commenti:

Filippo ha detto...

Io non so se questo brano l'hai scritto tu o se l'hai trascritto ma,credimi, mi ha trasmesso qualcosa. Ciao e grazie

Francesco Gavatorta ha detto...

Ciao Filippo, posso confermarti che l'ho scritto io :)
Sono stato plagiato a volte, ma di plagiare non mi è mai venuto in mente.
Ti ringrazio molto per questo complimento, sono molto orgoglioso del signor Luomoqualunque.