mercoledì, novembre 03, 2010

Preghiere e speranze - Un racconto 12

Un giorno, il signor Luomoqualunque si recò in chiesa per confessarsi.

La chiesa era vuota. Intorno a lui, non c'era nessuno. I confessionali erano tutti vuoti. Fra i banchi, neanche un fedele. La penombra era tipica delle chiese alle tre del pomeriggio, quelle dove puoi stare veramente in silenzio senza che nessuno riesca a disturbarti manco per sbaglio.

Luomoqualunque s'inginocchiò su una panca, mettendosi a pregare.

Pregava per il suo mal di denti, e per i soldi che non gli bastavano mai. Pregava per il mutuo che avrebbe voluto accendere per comprare una casa, per sè e per la sua futura moglie. E pregava per i governanti, che ogni giorno di più lo deludevano.

"Ciao, Luomoqualunque.".


Luomoqualunque si spaventò. Intorno a lui non c'era nessuno. 

"Sono io, non ti preoccupare.". 


Luomoqualunque alzò lo sguardo, e capì. Come in una storia mai ripetuta abbastanza, come in un film con Gino Cervi e Fernandel, a parlargli era il Cristo crocifisso.


Novello Don Camillo, Luomoqualunque congiunse le mani e chinò la testa.


"Mio Signore..." e non seppe più che dire.


Il Crocifisso era fermo, ma Luomoqualunque sentiva la sua voce, ben chiara, definita.


"Luomoqualunque, preghi me e io ti ringrazio.".
"Dio, tu ringrazi me?".
"Certo, Io ringrazio Te.".
"Cosa significa questo?" disse, stupefatto.
"È bello sapere che qualcuno ti considera interessante, oggi, per parlare un po'."


Luomoqualunque strabuzzò gli occhi. 


"Signore, ora siamo noi che ti concediamo tempo?".

Il Crocifisso sembrò cominciare a ridere.

"Beh, quanti conosci si mettono ancora a pregare di avere dalla vita qualcosa di normale come una casa, una famiglia, la serenità?".
"Pochi, in effetti. O forse tutti, Signore, tutti pregano che si possa avere una vita normale. Dipende dai punti di vista.".
"Giusto, Luomoqualunque. Dipende dai punti di vista.".

Luomoqualunque si alzò dall'inginocchiatoio e si mise a camminare verso l'altare.


"Dio, perché io non sono qualcuno?".
"Ma tu sei qualcuno, sei Luomoqualunque!" gli rispose il Crocifisso.
"Sì, è vero, Dio. Ma intendo, perché non posso avere qualcosa di più dalla vita?".
"Perché, ti manca qualcosa dalla vita?".
"Beh, Dio mio. Ho male ai denti, e non ho i soldi per pagare il dentista. Poi sai... vorrei sposarmi. Solo che con contratti che vanno di sei mesi in sei mesi, ecco... È impossibile. Non dico le vacanze, avere macchinoni, andare a putt... cioè, scusa, avere donne a pagamento come il nostro Presidente del Consiglio...".
"Anche perché sei fidanzato, Luomoqualunque!".
"Sì, infatti, anche questo è vero. Ma tanto lui... dico, il Presidente, pure lui era sposato e non è che la Chiesa si sia rivoltata, in fondo han pure detto che le sue bestemmie sono da contestualizzare.".
"Senti, Luomoqualunque, devi stare tranquillo e rispondermi: cosa ti manca, nella tua onesta vita?".


Luomoqualunque s'arrestò e guardò il crocifisso. 


"Bah, niente. Nel senso: è vero, ho mal di denti ma possono tenermelo. La mia ragazza mi ama, può aspettarmi... E il mutuo, beh, anche in affitto posso vivere dignitosamente.".
"Bravo, vedi che ce l'hai fatta?".


Luomoqualunque sorrise.


"Grazie, mio Signore. Grazie sul serio. Avevo pensato bene, quando disperato ho pensato di venire a pregare, oggi. Ti ringrazio, oggi mi hai regalato la speranza!".

Detto questo,  Luomoqualunque corse via.


La chiesa rimase vuota e silente. Ad un certo punto, però, qualcosa nell'oscurità si mosse. Da dietro una grossa colonna che divideva la navata centrale da quella laterale, spuntò un uomo. Era Don Berluprete. Teneva in mano una specie di piccolo megafono, e sorrideva. Camminò fin davanti l'altare, dove poco prima passeggiava pensieroso Luomoqualunqu.


"Sempre questa fandonia del Cristo che parla. Quante palle mi tocca fare. E dire che 'sti quattro parrocchiani che ho devo tenermeli stretti. Quello poi che si vuole sposare... viene qui a chiedermi soldi per la casa! Solo che chissà quanto durerà sta fandonia dei miracoli... Cosa bisogna fare per convincerli a rimanere in povertà e schiavi!".

"Berluprete!".

La voce era apparsa dal nulla. Un timbro profondo, infinito. E molto, moto determinato. Don Berluprete guardò intorno a sè, ma non c'era nessuno. Il respiro si fece deciso, e concitato. Il prete si sentì mancare l'aria. Guardò il crocifisso, ansimando.


"Non... può..." senza completare la frase, cadde per terra e spirò, colpito da un attacco cardiaco fulminante.


La chiesa tornò silenziosa. Il cadavere di Don Berluprete era riverso per terra, dalla bocca un filo di bava, gli occhi spalancati. Il crocifisso lo guardava impassibile. Nella sua misericordia, Iddio aveva riservato a quel miserabile truffatore solo poche centinaia d'anni di Purgatorio. Luomoqualunque, invece, aveva nel destino un bel matrimonio, una bella casa, e una vita dignitosa.

Nessun commento: