martedì, dicembre 21, 2010

39, corso Unione Sovietica, sogni - Life in Technicolor part 137

Questo blog ha nella sua URL un numero, 62. E' il numero del pullman che prendevo per andare al Plana, alle superiori. Era il pullman dei sogni perché per cinque anni, tutte le mattine, lo prendeva anche una ragazza bionda, che scoprii chiamarsi Cinzia, e di cui mi ero innamorato nonostante non le avessi mai parlato, eccezion fatta per una volta in cui le chiesi "permesso" e un'altra volta in cui le raccolsi dei fogli che le erano caduti e, al suo "grazie", risposi con un "prego".

Il 62 però non era l'unico pullman che prendevo. C'erano anche il 55, e il 39. Il 39 che passava ad orari fissi, che rischiavo di perdere ogni giorno, che parte ancora oggi da piazza Caio Mario, passa da corso Unione Sovietica, e arriva a Nichelino.

Oggi, dopo aver abbandonato Fortunella al suo destino (a proposito, mi è anche un po' venuto da piangere), ho camminato per tutto corso Traiano e sono giunto là, a Mirafiori. E ho deciso, dopo quasi 10 anni che non lo facevo, di prendere il 39 come capitava quando ero giovincello, studente, sbarbato, magro, punkettone con braccialiborchiaticatene, c'erano ancora i walkman e io ascoltavo le cassette mentre tornavo a casa da scuola.

Quando sono salito, prevedibilmente, ho avuto un deja-vu, ma non di un secondo, ma di un bel po' di minuti. Era come esser tornato indietro. Ascoltavo, oggi come allora, musica grunge (oggi i Pearl Jam, allora i Pumpkins, ma il movimento era quello). Avevo uno zainetto sulle ginocchia, il posto era lo stesso d'allora. Quando partì, le svolte erano praticamente rimaste immutate, nonostante il piazzale dei pullman sia stato nel frattempo ampliato.


Lungo il viale, trovai quei punti fermi che guardavo allora. L'istituto Primo Levi. L'hotel da 1 o 2 stelle, non l'ho mai capito quante, con le serrande tutte chiuse. La cartoleria Lucky Star, con la stessa insegna blu che c'era nel 1996. Sono Mariposa dischi, dove avevo comprato il biglietto per i Litfiba per il concerto del 1998, non c'era più.. 

E poi, il campo ROM, in punta al corso. E la svolta verso Nichelino, a sinistra, il Continente, via Cacciatori, la rotonda di largo Delle Alpi, via XXV Aprile, e il freddo pungente e la neve annacquata che cominciava a cadere e mi ricordava quando, una mattina del 1997, andando a Scuola, ascoltavo Twilight to Starlight, traccia 11: Beautiful, e pensavo che fosse una delle più belle canzoni che avessi mai sentito.

Per un momento, mi sono convinto che arrivando in piazza Rossa, a Nichelino, ci fosse ancora la mia fermata: sono stato smentito quando ho visto il primo palo della nuova, bruttissima release di questo spazio urbano.

Il 39 raccoglieva, in quegli anni, lo spazio della riflessione, che si mescolava a quel piccolo, innocente senso di felicità che solo un ragazzo adolescente può provare, quando torna a casa da scuola, e immagina guardando fuori dal finestrino tutto quello che scorre come i momenti che lo separano dalla soddisfazione, dall'essere realizzato, finalmente felice.

Ero come in trance quando, trasportato dalla musica, seduto con le gambe allungate sotto l'obliteratrice o poggiate sul sedile di fronte, guardavo il mio futuro dalle finestre del 39 sotto forma di palazzi e macchine e, impassibile, constatavo che il tempo era sovrano e non avrei mai avuto bisogno di pregare che me ne fosse concesso altro. Ne avevo quanto volevo.

Oggi, come in uno di quei film in cui il protagonista torna nella casa paterna caduta in rovina e si riscopre legato alle proprie origini, ho ripensato a tutto questo mentre mi lasciavo alle spalle la fermata che era mia, dieci anni fa (spostata di qualche metro in avanti, per far posto ai pali della nuova, bruttissima piazza), e sceglievo di scendere a quella dopo. Come un simbolismo di bassa lega, che mi ricordasse che il tempo era passato, quel tragitto era già stato percorso, e che domani ci saranno altre distanze da percorrere, fermate più lontane, che arriveranno in altri luoghi. Come i sogni di allora, mutati in sogni di oggi, plasmatisi anche attraverso quei finestrini.

Attraverso il tempo che mi pareva infinito allora, di cui oggi ho paura. Come un lungo, incredibile ritorno a casa, dopo una normale giornata a scuola.

2 commenti:

Saxifraga Florulenta ha detto...

il posto dietro l'obliteratrice è il mio, spostati!!! :P

fRa ha detto...

Prego, accomodati :-)