venerdì, dicembre 10, 2010

Essere il tutto - Marinella 02

Marinella e io camminammo su, fino al Ponte Isabella.  Avevamo cominciato a parlare come se niente fosse.

Lei era molto elegante, una donna d'altri tempi. Una donna retrò, e high tech allo stesso tempo. In grigio, era veramente uno splendore. 

Mi disse d'esser professionista, a me pareva molto professionale. Si fidò di me, chissà perché.

Ci fermammo alla ringhiera, mentre il cielo intorno era gelido. Le macchine sfrecciavano, e io parlavo di quel ponte come fosse la prima volta, anche se era l'ennesima.

Parlammo con Marinella e parlammo e parlammo e passò molto tempo. E il rumore era diventato un sottofondo, e c'era solo quella bella ragazza di fronte a me, e il tempo che era trascorso da quando ero sceso dall'ufficio non sapevo più dove fosse.

Marinella poi disse una cosa che mi piacque, disse che stare lì senza curarsi delle conseguenze era bello. Io le risposi che era bella anche lei, e ci baciammo, senza curarci di cosa poteva significare tutto ciò che stava capitando.

Parlammo ancora e non so se venne il pomeriggio, però ci rendemmo conto che entrambi ci sentivamo soli ed entrambi volevamo qualcosa di più di un ufficio o di un paltò lasciato appeso a un appendiabiti, quando il mondo è banale perché non ci sei tu a riempirlo. Lei mi citò una canzone di L'Aura, disse che c'era un verso che le piaceva, che recitava: "Ci sono cose che non passano mai come il bisogno d'amore, la voglia di stare bene... ", io le risposi che le cose banali sono sempre le più belle perché tutti le possono capire.
Come quella mattina, come il gelo di Torino e il suo cielo che è così azzurro perché è sopra Torino, con le montagne sullo sfondo e la speranza che ti aspetta in cima a corso Moncalieri o appena sotto la basilica di Superga.

Lei mi baciò di nuovo, disse che aveva paura di non stare bene mai più come in quella mattina che tutto ciò che ci circondava era diventato tremendamente inedito. Io la strinsi a me, era bella Marinella ed era bello il suo grigio, il suo caschetto nero e tutto sembrava retrò e profumato di quel gelido, affascinante spillo di mondo nascosto fra il Po e Ponte Isabella, il ponte che avevo raccontato per una vita ma mai come in quel momento e che sembrava il riassunto della mia vita, guardato e guardato e attraversato 1000 volte ma mai veramente vissuto fino a quel momento.

Ci prendemmo la mano e il tempo non era più tempo, ed era come litigare con il senso, era come essere una pietra e rotolare in basso quando la montagna scende a valle.

Fu così che capitò una cosa strana. Mi resi conto, come fosse la prima volta, che avevo voglia di volare, e buttarmi da quel ponte non sembrava esser così strano. Con la stessa foga con cui m'ero avvicinato al mio paltò, quando ero in ufficio, con la stessa stupida incuria delle conseguenze mi ero avvicinato a Marinella e avevo cominciato a parlarle e l'avevo baciata, ecco, con tutta la stessa insensata foga salii su un pilone.

La cosa divertente fu che Marinella salì con me. 

Non so se qualcuno provò a tenerci. So che però ci prendemmo la mano, e i nostri paltò si gonfiarono e quell'azzurro gelido e Torino e Ponte Isabella e il traffico e i miei sogni di trentenne e la bellezza di Marinella e il suo grigio e il suo caschetto nero e i nostri baci e la nostra voglia di stare bene in quell'attimo furono una cosa sola.

E senza chiederci cosa stesse capitando, banalmente, i nostri sguardi furono sulla stessa retta in direzione contraria e mai come in quel momento mi ero sentito vivo. E non so se stessi vivendo, stessi dormendo ed ero in procinto di svegliarmi, o se stavo per morire: so che però mentre i nostri piedi si staccarono dal pilone, sentivo gli sguardi della gente su di noi pieni d'invidia perché quel senso di Vita che ci pervadeva si poteva tastare nel freddo e si sarebbe potuto propagare come tutto l'inverno.

Fu meraviglioso volar via con Marinella, quell'attimo. Nel mezzo dell'azzurro del cielo di Torino, così freddo, così banalmente stupendo, così infinito, sul Po, fra Nord e Sud.

---- FINE ---- 

2 commenti:

la rochelle ha detto...

splendido racconto delicato e allucinato...vanne fiero

fRa ha detto...

Grazie brother, come ti ho scritto ieri penso sia una delle cose più belle che abbia fatto fino ad oggi, nella mia piccolezza.