mercoledì, dicembre 22, 2010

L'innamoramento - Life in Technicolor part 138

Una sera del 2006, una delle prime feste della classe 2006 - 2008 del Master Holden, parlando con una mia compagna dissi che ero arrivato alla Scuola Holden per raccontare l'Innamoramento.

Dissi che lo volevo fare parlando di quel momento, esatto e indimenticabile, in cui un uomo o una donna guardano una donna o un uomo e si sentono, immediatamente, rapiti.

Come fossero presi contro la loro volontà, direbbe un qualunquista dei sentimenti. Come fossero in preda al panico da vertigi. Come fossero di fronte alla morte o, religiosamente parlando, di fronte alla Resurrezione in persona, sempre che abbia le sembianze di una persona.

Giuro che mi sarò innamorato 100 volte, in tutta la mia vita. Ma anche voi, voi che dite a voi stessi e a quelli che vi circondano: "Io ti amo lo dico solo quando ho qualcuno di speciale di fronte". Anche io, ma quello è un altro discorso. Dico: tutti ci innamoriamo di continuo, eppure facciamo finta che non sia così. Come quando si sente spingere da sotto la gola il senso di impotenza verso la meraviglia che genera, inspiegabile, una persona che guardiamo. E che, ritornandoci in mente, sa farci sognare. E badate, tutto questo diciamo che è banale ma non lo è, assolutamente: perché troppe volte ci si dimentica di cosa si voleva essere, nella vita, perché pensiamo che i sogni siano troppo lontani o inconsistenti. Io per dire ho grande considerazione dei sogni, e non mi vergogno affatto di dirlo. Ma questo è argomento di un altro post.


L'Innamoramento, dicevo.

Ecco, l'Innamoramento è diverso. L'Innamoramento è una molla che se scatta e si ha la prontezza di riflessi di seguire, non si ferma. Non è il fuoco di paglia passionale, l'Innamoramento uno lo sente dentro, punto e stop, ed è solo questione di riflessi sapere seguire quella spinta che come movimento giacobino o spot elettorale di Forza Italia prende dal basso e spinge verso l'alto il più basso istinto umano: quello di unirsi a un altro essere umano.

Per possederlo? Per proteggerlo? Per scambiarci effusioni sessuali? Per parlarci? Per mangiarci insieme? Per parlare dei massimi sistemi? Per andarci ai concerti? Per lustrare la casa? Tutto questo, sì, ma anche no. Semplicemente, credo sia solo per riuscire a dire: "Io, te". Dove il "te" corrisponde, evidentemente, a una persona che ti fa apparire tutto il resto superfluo.

Unire quindi due pronomi, questo è l'Innamoramento. E ognuno poi ci butta dentro i significati propri o le proprie interpretazioni.

Non sono ancora riuscito a scrivere una storia che potesse sintetizzare questa cosa, forse una ma non sono sicuro di aver sfiorato l'argomento come meriterebbe: una storia che potesse dirsi legittimata a descrivere quella frazione cui attribuiamo il magnifico potere di cambiare la nostra vita.

Più che altro, ancora non sono riuscito a trovare le parole di descriverlo, l'Innamoramento.

Potrebbe essere la scena di un suono, di un animaletto che guarda il cielo e non capisce cos'è, o anche una canzone di Iron & Wine, o una mattina in cui ti senti solo e non sai il perché. 

Tutto è innamoramento, e tutte le parole basterebbero per descriverlo.

Io però non ne trovò, fra il mare di parole non ho ancora trovato il modo per dirlo e più ci penso più rimango ossessionato da questa sensazione, di capire come mai talvolta mi basta ripensare a un secondo, una frazione di attimo, in cui ho guardato una persona e ne ho carpito la bellezza, e mi ci sono sentito come legato, a lei e a quell'attimo perché esattamente lì si era concentrata tutta la bellezza di quella persona e non si sa perché sia così ma mi pareva bellissima e sufficiente a trasfigurare il mondo intero.

Bello, no? Per quello ho sentito il bisogno impellente di scriverlo. Perché sento come una lacuna.

Sarà che mi è tornato in mente quel discorso, fatto quella sera del 2006 durante una festa della classe 2006 2008 del Master Holden con una mia compagna, in cui vorrei capire come raccontare quella cosa, che tutti hanno provato, a cui tutti danno significati diversi ma sono convinto, per tutti arriva uguale, senza preavviso, senza esser stato convocato, e il più delle volte può fare molto male.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

mi sa che non si riesce a raccontare proprio tutto. ci son robe che appartengono a un'altra vita. jack

fRa ha detto...

Hai ragione, Jack. Ma non provarci, mi pare ancor più sbagliato.