mercoledì, dicembre 08, 2010

Orazione civile del signor Luomoqualunque - Un racconto 16

Dove si trova l'essere? Dove si trova il senso? E come si può intraprendere la strada?

Il mio nome è signor Luomoqualunque, non sono uno che si distingue. Sono in mezzo a voi e lascio a voi ogni commento, del mio essere normale.

Non mi distinguo per l'abbigliamento, non mi distinguo per la cattiveria. Non protesto contro la carriera, non ho dubbi sul mio essere fra i tanti. Sono felice di essere onesto, buono, normale.

Il mio nome è Luomoqualunque, e sono di fronte ogni giorno a ognuno. Non so perché non ci si riesca più a indignare, non so perché la gente abbia dimenticato come si sogna. Io cerco di sognare, lo ripeto. Io cerco di parlare, ogni volta che me ne viene data possibilità. E sono zittito, da gente che urla più forte.

Non mi distinguo per un pensiero rivoluzionario, mi distinguo per essere normale. Sono manifesto di una cultura che è sorpassata, quella della sobrietà. Oggi vince chi è più fosforescente, e non splendente. Appare di più chi è più offensivo, e non chi è più inclusivo.

Sono Luomoqualunque e non sono buonista, sono uno che sa guardare, mi sento uno che ancora sa leggere. Il mio Stato sceglie di vessarmi senza contraddittorio. Il mio politicante sceglie la propria corrente in base ai soldi che il potente gli elargisce. Il mio giornalista non mi informa, mi racconta storie di regime. Il mio capo non mi ascolta mentre parlo. I miei amici sono uniformati a questo modo di fare, così opportunistico.

E voi, direte: "Sei banale, Luomoqualunque. Sei banale perché queste cose sono già note.". La domanda allora è: "Cosa serve, ancora, per indignarsi?".

C'è più cemento che alberi. Il cielo è più grigio che azzurro. Il mare e i fiumi sono più sporchi che puliti. Gli animali sono sempre meno. E la gente è sempre più diffidente. Vi sembra anche poco, oltre che banale?

Il mio nome è Luomoqualunque e voglio essere banale, voglio indignarmi per le cose semplici che non ci sono più. Voglio indignarmi per quello che è dato per scontato ma che oggi è messo in discussione.

Voglio indignarmi perché la gente riesce a preferire l'essere contorta all'essere lineare. Mi piace la linearità, mi piace guardare mentre si congiungono i punti A e B, senza curve, senza incroci.

Mi chiamo Luomoqualunque, ho dei sogni, non ho dimenticato come si fa a immaginare un mondo migliore. Un mondo che ha spazio per tutti. Ha spazio anche per voi, che non sapete più immaginarvi felici. 

Non sono banale, sono solo uno che ricorda come sono i sogni più gentili. Essere in mezzo alla folla non vuol dire non distinguersi, non ci si distingue se non si comprende la forza dell'Armonia.

Sono Luomoqualunque, non mi nascondo per piangere e per mostrarmi debole. Lo ammetto, lo sono: perché sono normale, per questo lo ammetto. Ma sono io, e mi basta così. Se non ti basta essere "io", allora significa che non ci sarà mai spazio per l'essere felici.

E' banale? Allora perché continuate a inseguire qualcosa in più ogni volta? Perché non vi accorgete che l'essere è prima di tutto Armonia? E' banale, avanti rispondete! 

Sono Luomoqualunque, in ogni dove troverete un pezzo di me. Eppure non c'è pericolo di essere banale, non c'è pericolo di essere confusi. Perché "io" appartiene solo a te, ce n'è uno, uno soltanto.

Un giorno in cui ero molto stanco, ho preso un pezzo di carta, e ho scritto: "Ho dato tutto. Tutto ciò che avevo. Se non è bastato, allora significa che non è la strada giusta. Ma è un problema che non mi appartiene, è solo un problema vostro.".

Con questa consapevolezza, mi rendo conto che posso andare avanti. Felice d'esser "io", con i miei limiti, stupendomi di me stesso quando sono bravo, trovando il modo di rialzarmi quando non lo sono stato, non lasciandomi coinvolgere dalla voglia fallace di emergere di chi non sa che la foga non aiuta ad emergere, ma solo ad implodere.

Sono Luomoqualunque, e volutamente ho parlato per ore di cose banali, cose dette, cose già dette da altri, cose ripetute e ripetute e ripetute. Perché alla fine, tutto torna a essere una domanda: "Dove si trova l'essere?". 

Se non siete riusciti a indignarvi per le cose che ho elencato, se non siete riusciti a sentirvi sospinti da dentro nella ricerca più semplice di voi stessi, allora la risposta ce l'avete già.

Banale, unica, vera e autentica. Sarà l'unica cosa che non vi dirò, per oggi: solo perché è feroce, nell'essere asettica e terribile.

Mi chiamo signor Luomoqualunque. Sono banale, sono vero, sono vivo, so urlare, ho paura e smetto di averne, mi piace l'affetto, mi piace l'amore, mi piace la vita, mi piace sorridere e far ridere, mi piacciono gli elenchi, mi piace la musica, mi piace emozionarmi, mi piacciono i film e il cinema, mi piacciono le storie, mi piace raccontare, mi piace discutere, mi piace informarmi, mi piace dormire e respirare, mi piace correre, mi piace giocare al calcio e giocare a dama, mi piace guardare cucinare mio papà, mi piace tenere in braccio mia sorella, mi piace tenere per mano una persona che amo, mi piace star qui e non fare nulla, mi piace la normalità, mi piace rotolare in mezzo alle mie parole e in mezzo alle vostre, e mi piacerebbe farlo ancora per ore.

Ma mi fermerò qui.

Nessun commento: