martedì, dicembre 28, 2010

Sei da solo? Sì - Un racconto 18

Era sera, metà sera, più o meno le 22, quando mi venne voglia di bere una birra all'Old. Una SuperStorm, per la precisione. 

Fu per quello che decisi di uscire, da solo, senza Gli Altri della zona. 

Mentre mi mettevo i pantaloni, mi chiedevo se ne sarebbe valsa la pena. Se non avrei fatto la figura del coglione, ad andarci da solo. A cosa avrei risposto se qualcuno mi avesse fatto quella domanda.

Sei da solo? Sì.

Non ci badai, a quella paura. Avevo più timore di rimanere da solo nel mio salotto, rischiando di guardare per l'ennesima volta la replica di un qualsiasi film anni '80 su qualche sfigatissimo canale digitale terrestre di terz'ordine.

Presi la macchina, e partii.

Sei da solo? Sì.

Quando entrai nel locale, lo trovaii uguale come sempre. C'era la solita gente, il ciccione con la faccia tonda e la testa pelata, il magrolino con il giubbotto di jeans con lo stemma degli Iron Maiden sulla schiena e il cappellino, il gruppo degli squatter che bevevano al banco, qualche signora di quarant'anni che parlava seduta sugli sgabelli alti vicino al frigo con la vodka.


Il padrone mi salutò quasi indifferente, tanto era abituato a vedermi lì con Gli Altri.

Mi guardai intorno, ed era come essere a casa: l'odore di birra spillata, e il legno reso marcio dagli aromi della cucina, il filo di freddo che puzzava di fumo di sigaretta all'ingresso, il suono della cassa che batteva scontrini sempre con qualche euro di sconto, il chiasso della gente che come me aveva scelto sempre il solito luogo per la sua serata mescolato, come un normale locale di film americano, con la musica in sottofondo.


Sei da solo? Sì. 

Mi ponevo la domanda e mi davo in fretta la risposta, vergognandomi di me stesso e con me stesso. Anche Gli Altri, quella sera, sarebbero stati abbastanza consolanti, nonostante tutto.

Quella domanda inquietava. Faceva quasi paura pensare che stavo per finire come quei tizi che stazionavano all'ingresso, che andavo lì solo per non stare da solo a casa. Era come masturbare la propria socialità, fingere d'avere qualcosa da raccontare a qualcuno. E invece, a portarmi lì era l'illusione che ci fosse veramente un motivo per bere un mezzo litro di birra.

Mi sedetti al solito tavolo, e attesi. In silenzio. 


Ripetendomi, in loop, solo 4 parole.

Sei da solo? Sì. 

Fra la gente passò la cameriera A. Erano tre, di solito, per quello le avevamo indicate, con Gli Altri, con delle lettere. A me piaceva una, la cameriera B, che era anche quella che non piaceva a loro. Era strano il fatto che a me piacessero sempre quelle che a Gli Altri non piacevano, ma ci avevo fatto un po' il callo. 


Fu la cameriera B a segnare molti dei ricordi di quel pub così apparentemente uguale agli altri.



Una sera, in quello stesso tavolo dove ero seduto in quell'istante, mi ci ero seduto con una ragazza con cui ero stato due mesi. Sarebbe finita meglio di come era finita, se non fosse stato che lei era occupata. Gli Altri me lo avevano detto di lasciar perdere, ma io avevo sbagliato. 


Sei da solo? Sì.


Eppure, sui gusti in fatto di donne sapevo che Gli Altri non hanno sempre ragione. Però Gli Altri stanno sempre lì a dirti cosa sarebbe meglio gustare, assaporare, gestire.

Gli Altri.

Pensavo a loro come fossero una grande, unica entità, da scriversi con le maiuscole anche quando li si pensava, e basta. Gli Altri, indifferentemente, erano là sempre, ad attendere che io o chi per me emettesse un giudizio per poterlo smembrare. Gli Altri sono sempre quelli che ti fanno apparire il tuo essere minuscolo, Gli Altri. Che puntualmente quando ti senti solo, non fanno che amplificare la tua solitudine.

- Oh, ti porto la SuperStorm media?

La voce della Cameriera C, quella che mancava.

- Sì, portami la SuperStorm media.

Fra i sogni che ero riuscito a formulare da bambino e che ricordavo ancora da adulto, c'era quello di trovare un posto dove potessi andare e non dover dire a voce ogni volta ciò che bevevo. Quello era il posto che aveva esaudito quel mio desiderio. E anche se non dicevo "il solito", perché avrebbe fatto molto film di Sergio Leone, era come se lo facessi ogni volta visto che dovevo solo confermare che bevevo, sempre, una Super Storm media.

Sei da solo? Sì.

Cameriera B era arzilla, veloce, fra i tavoli e i clienti, più di cameriera A e cameriera C. La guardavo sbrigare consegne di pinte piene di rossa e o bionda, cole annacquata con dentro fettine di limone, Bacardi Breeze al lime. Spariva e rientrava dalla cucina, senza dimenticarsi di parlare con i clienti, tutti. Perché tutti conoscevano tutti, all'Old.

Quando uscì dalla porta dietro il banco, non teneva più fra le mani un vassoio, ma un bicchiere, il mio. Me lo porse dicendo qualcosa tipo "Ecco qui", e scappando via veloce.

Rimasi solo, osservando il resto del locale, con i tavoli pieni di gente e i giubbotti ammassati sulle panche, il televisore sintetizzato su DeejayTV ma tenuto con l'audio staccato, il silenzio della testa e della speranza.


Sei da solo? Sì.

Ero da solo, e sapevo d'esserlo. A casa, quando arrivavo dove Gli Altri non entravano, non c'era nessuno ad aspettarmi. Mi rimbalzava in testa solo la morte della voglia di cercare compagnia, cercare qualcuno che potessi innalzare oltre quella soglia infame d'informità che avevo ribattezzato resto-del-mondo, e che identificavo ne Gli Altri. 

Non ero sociopatico, chiedevo solo qualcosa di più alle persone. Non mi accontentavo di guardare la bruttura della normalità che tutti i rapporti fino a quel momento conosciuti avevano edificato, non lo avevo fatto perché la normalità comprendeva sempre, in un modo o nell'altro, ipocrisia. Non potevo accettarlo. Non volevo, soprattutto.


Sei da solo? Sì.


Feci un grande, fresco sorso di birra. Era buona, la SuperStorm. Era talmente buona e fresca che mi piaceva assaporarla come fosse un vino. Nel tavolo vicino al mio, qualcuno urlava qualcosa a proposito dell'Inter e di Leonardo. Gli Altri, fanno sempre discorsi che ci paiono inopportuni, quando siamo soli. E io ero solo, quella sera. E sarei stato solo quando mi sarei risvegliato.


- Sei da solo?


Era cameriera B. 


- Sì.


Sorrise e continuò la sua corsa. Era la prima volta che lo ammettevo ad alta voce. La guardai sgattaiolare via, veloce. Una la placcò e le diede un bacio sulla guancia, lei lo lasciò fare. Bevvi un altro sorso di SuperStorm, ampio, spazioso, rifrescante, mentre la guardavo andare al banco, dove cominciò a lavare bicchieri e spillare altra birra.

Quella domanda, ora, non c'era più. C'era solo la risposta, data all'unica persona che non mi aspettavo l'avrebbe mai posta, la domanda. Risentii quel "Sì", detto ad alta voce, a una ragazza che guardavo muoversi agile fra i tavoli, semplice, agitata fra lavoro e bicchieri di birra, e da cui ero attratto. 


Mi vergognai del mio arrendermi a Gli Altri, mi sentii un debole per aver pensato che tutto dipendesse dal resto e non da me.

Così, finii la birra, mi alzai e andai al banco, facendo l'unica cosa che potevo fare per non sentire mai più quella domanda e soprattutto, quella risposta.

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