martedì, gennaio 04, 2011

La canzone - Un racconto 22

Lo Scrittore F era in imbarazzo e insieme, irritato. Non sapeva proprio che cosa ci facesse lì, eppure c'era. 

Cosa non si sarebbe fatto per scrivere il libro che si voleva scrivere da sempre. Cosa non si sarebbe fatto per scrivere, in generale.

Gliel'aveva detto al suo agente di lasciar perdere. Ma alla casa editrice era piaciuto, quel progetto. E lui, di suo, non aveva potuto dire no, pena la mancata pubblicazione del suo manoscritto.

Il discografico G stava di fronte a lui, risoluto, con una giacca improponibile, la cravatta regimental allentata e la peluria che gli usciva dal bottone slacciato, il sudore sulla fronte, la ciccia strabordante che si delineava da dietro la scrivania. Continuava a guardarlo, e a porgli la stessa domanda.

- Scrittore F, allora? Cosa mi ha preparato?
 - Le ho preparato un testo, quello che le ho inviato.
- Già già, il testo... Devo dirle la verità, non l'ho letto.

Lo scrittore F lo guardò, ancora in imbarazzo. Gliel'aveva detto molte, troppe volte, che lui una canzone non avrebbe saputa scriverla. Eppure, lo showbiz, come lo chiamavano su MTV e negli ambienti quelligiusti, incombeva. 

- Lei, Scrittore F, deve capire, oggi la gente apprezza l'intellettuale che scende a compromessi. Che si sa vendere.
- E non svendere.
- Esatto, bravo, vendere e non svendere. Io ho qui fra le mani il Cantante C, è bravo, giovane, e poi sa anche piacere alle over 30, sa, il fatto che sia uscito da un reality di quelli con il televoto conta se si ha a che fare con un pubblico di quelli che hanno il palato fino...

Il Discografico G interruppe il suo discorso, tossendo rumorosamente. Prese un tovagliolo di carta e sputò del catarro, poi riprese.

- ... dicevo, che hanno...
- Il palato fino, diceva.
- Ah già, cazzo. Sta minchia di tosse... Comunque, Scrittore F, tu devi fare in modo che sia vendibile 'sta canzone a Sanremo. Se la gente sa che il testo l'hai scritto tu poi lo guarda anche se ci sono due di quelle che non sanno parlare come vallette.
- Vede, Discografico G, io il testo gliel'ho inviato apposta. So qui ma non so se, alla fine, ciò che io ho preparato possa in qualche modo piacerle.
- Senti, Scrittò, io qui sto a produrre soldi. Non mi fotte un cazzo della musica, basta che piaccia a quelle sgallettate che guardano la TV. C'ho sto fenomeno in mano, devo sfruttarlo. Poi va dalla De Filippi e ci piace alla gente comune, a me chi mi ni 'futte se sa cantare o no, ah' capito? A me basta che si comprano i dischi.
Lo Scrittore F guardò il Discografico G e dentro sentì un gelido senso di repulsione, che isolò. Sorrise, e gli disse.
- Ok, allora glielo leggo e lei mi dice che ne pensa.
- Bravo, 'fa così. Come si intitola la canzone?
- S'intitola "Sto bene". Pensavo fosse un titolo giusto per il pubblico che...
- Va benissimo! Tanto a quelli basta che ci siano le parole giuste.
- Ok allora, leggo.
- Bravo, leggi.

Lo Scrittore F prese fiato, poi cominciò a leggere il suo brano.

"Faccio il caffè, e non sono felice.
Giro per la città, e non sono felice.
Lavoro, e non sono felice.
Sto a casa, e non sono felice.
Faccio l'amore, e non sono felice.
Sto da solo, e non sono felice.
Cerco un cane, e non sono felice.
Sto al canile, e non sono felice."

Il Discografico G attese, poi parlò.
- E poi?
- E poi che?
- No dico, e poi come continua?
- Ah sì, c'è il ritornello.
"Non sono felice, mai
non sono felice, mai
poi guardo fuori dalla finestra,
vedo il tuo pensiero, 
mi trasformo, faccio sogni,
se ci penso, al tuo respiro, sto bene."

Il Discografico G guardava lo Scrittore F attonito.
- L'hai scritto tu?
- Sì sì, l'ho scritto io.
- A te piace?
Lo Scrittore F rimase un attimo in silenzio, poi lo guardò, sorridente. 
- No, a me fa cacare.
Il Discografico G si risentì, cominciando ad agitarsi sulla sedia.
- Bravo! E sai perché? Perché fa cacare sul serio!! E se fa cacare, allora come lo presentiamo noi a Sanremo?!?! Che cazzo mi hai portato?
- Vede, Discografico G - rispose lo Scrittore F calmo - lei quando ha contattato la casa editrice voleva la collaborazione di un autore diverso dal target di riferimento del Cantante C, a cui mancava un testo. Sbaglio?
- No, non sbagli.
- Bene. Le hanno mandato me perché fra sei mesi esce il mio prossimo libro. Ed ecco, ci serviva un attimo di notorietà.
- Sì, e allora?
- Ecco. Allora mi hanno contattato e mi hanno detto "Vedi, c'è sta cosa da fare" ma io dentro pensavo che non fosse la cosa migliore, se non altro...
- Se non altro che?
- ... Se non altro perché a me quel tizio a cui sto scrivendo la canzone mi fa cacare. E mi fa cacare anche il fatto che sia dove sia perché un branco di sgallettate l'hanno televotato a un reality show la domenica sera.

Il discografico G si mise ad urlare, divincolandosi sulla sedia come se fosse stato avvolto da un tentacolo di piovra.
- Ascolta un po', Sepulveda dei miei coglioni, io non so che cazzo voglia tu...
- Aspetti, aspetti - lo interruppe lo Scrittore F - alla casa editrice mi hanno chiesto di realizzare un testo comprensibile a tutti, con metafore facili, che richiamasse il desiderio d'amore e che facesse breccia fra chi attendeva un testo che parlasse d'amore sincero, che fosse innovativo e allo stesso tempo classico, sbaglio?
- Ho capito, ma se a quello gli facciamo cantare le istruzioni delle Gocciole è uguale, che cazzo è sta roba?
- Non ha capito. Per me quello lì è un cantante del cazzo e chi lo ascolta è coglione quanto lui. Quindi ho un rigetto a scrivere per loro, e lo faccio solo perché sono pagato.

Il discografico G s'incazzò, si mise a urlare. 

Tutto si svolse in qualche attimo: lo Scrittore F vide l'uomo alzarsi dalla sedia e buttarsi sulla scrivania, tentando di prenderlo per il collo. Allora si alzò e scartò il tentativo di presa, mentre il Discografico G cascava sul tavolo sfondandolo. Lo Scrittore F si fiondò alla porta, avendo una crisi di riso. Si mise a urlare, ma non sapeva il perché. Provò a girare la maniglia, ma non ci riuscì. Cominciò ad agitare le mani sulla porta, che rimaneva chiusa e non si apriva. 

Poi si voltò e vide il Discografico G in piedi, che si scagliava nella sua direzione a tutta forza, la camicia strappata, la cravatta slacciata. Lo Scrittore F, però, riuscì ad aprire la porta e si trovò davanti il Cantante C, impietrito, con gli occhi sbarrati, la voce cadenzata, che parlava come un robot.

- Scrivimi la canzone.

Lo Scrittore F urlò di scatto, si girò e a pochi centimetri, come rallentato, c'era il Discografico G che urlava che lo voleva uccidere.

Fu un attimo, interrotto da una mano che gli scuoteva la spalla.

Lo Scrittore F aprì gli occhi e si ritrovò sulla panca della sala d'aspetto della casa discografica. Un'avvenente segretaria, con minigonna e tacchi alti, lo stava scuotendo.

- Scrittore F, mi scusi.
- Sì, mi dica.
- Il Discografico G la aspetta nel suo studio.

Tutto gli tornò alla mente. Aprì la borsa che teneva fra le mani e tirò fuori una cartellina in plastica. Dentro c'erano dei fogli stampigliati con un testo scritto in versi, dal titolo "Sto bene". 
Lo Scrittore F lesse le prime tre frasi, poi si voltò verso l'avvenente segretaria, che intanto lo osservava, attonita.

- Dica al Discografico G che il testo glielo presenterò domani.

La segretaria lo guardò, e non era solo attonita, ma quasi spaventata.
Lo Scrittore F s'alzò e scappò di corsa. Doveva riscrivere una canzone, altrimenti non avrebbe probabilmente mai più scritto nulla in vita sua.


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