domenica, gennaio 23, 2011

La domenica sera - Un racconto part 29

Stavamo seduti uno di fianco all'altro, in macchina. Marco aveva messo su della musica tipo reggae, a me non era mai piaciuta. Stavamo zitti, e guardavamo l'ora.

- Oh, sono le 18.30.

Lui prese il cellulare, pigiò un tasto e il display s'illuminò.

- Già, cazzo.

Tornammo a stare zitti, poi presi io il cellulare e cominciai a scorrere la rubrica.

- Cazzo di domenica sera, ci rimane solo la rubrica.
Io lo guardai, e sorrisi.
- E non chiamare nessuno.
- C'hai ragione. Alla fine è sempre così.
- Cosa?
- Che non chiamiamo mai nessuno. Ti senti sempre solo, e non fai niente per cambiare la condizione.

Scorrendo i nomi ero arrivato alla "M". Mara Mara Uni Marcella MarcyCoop MarcoBrother MarcoSazza Manu Manuela Uni Manu Casa...

- Che poi sai qual è la cosa, socio? Che io 'sta gente manco la chiamo, cioè, non la chiamo da una vita.
- Ma pure io. Cazzo serve avere una rubrica piena di gente che tanto non la chiami mai.

Smisi di pigiare sul cursore e gli posi una domanda, una di quelle che ti poni sempre e che non hanno risposte.
- Che poi perché non la chiami, 'sta gente?

Lui mi guardò, e poggiò le mani sul volante.
- Boh, alla fine che cazzo hai da dirgli a uno che non vedi da mesi, anni? Gli dici che sei tu, gli dici che fai, se è una donna magari te la volevi fare fino a qualche anno prima ma tanto è inutile, non ce n'era prima non ce n'è ora che son passati magari anni, no?
- Sì, alla fine sì.
- E' un problema di cosa devi dire, che non sai che dire.
- La cosa brutta è quella, Marc.
- Che non sai che dire?
- Quello. Sembra una minchiata, che non sai che dire a uno o a una che c'è stato un momento in cui gli hai chiesto il numero, no? Però è brutto.
- E' brutto cosa?
- Quello. Che non sai che dire a una persona che almeno quella volta lì ti sei interessato a dire qualcosa, tipo non so: "Oh dammi il numero che ci facciamo una birra una sera di queste" e poi magari ci saresti andato sul serio, a farti una birra. Poi però non vi siete sentiti e amen, è finita così.
- Sì vabbè, ma non è che è solo colpa tua, no?
- No infatti. Poi ti ritrovi che quella chiamata non l'hai fatta, quel messaggio non l'hai inviato, insomma quel numero non t'è servito a un cazzo di niente, no? E ti ritrovi così, la domenica sera nel parcheggio dove ti vedi il sabato, e sei scoglionato che non hai manco voglia di andare a casa.

Marco annuiva, mentre parlavo. Stava zitto, m'osservava con la coda dell'occhio mentre m'agitavo, gesticolavo indicando prima a destra poi a sinistra, con il cellulare in mano, il display che si spegneva s'accendeva si spegneva s'accendeva.


Diceva ogni tanto solo una frase.
- E' la domenica del cazzo, è un giorno inutile.

Io però non la pensavo così. A me la domenica sembrava un giorno poco valorizzato, il succo era tutto lì. Guardai di nuovo la rubrica, e capitai su un nome, una tipa di qualche tempo prima.

- Vedi Marc? Il casino è che se ti innamori una volta, sei fottuto.
- In che senso, Brother?
- Nel senso che se provi una volta a stare bene, quel senso che hai voglia di alzarti e di vedere una persona e stai male se non te la trovi al fianco già alla mattina. Se ti innamori, poi non torni più indietro: poi cerchi tutta la vita d'esser innamorato, o di stare bene come stai quando sei innamorato, ecco.
- Quindi stiamo passando una domenica di merda perché non abbiamo una da scopare ora.


Alzai la voce.
- Ma va! Cazzo c'entra ora. Parlo dell'emozione, parlo dello stare bene. Parlo del Progetto.


Lui annuì. 
- Già. Il Progetto cambia tutto.
- Cambia pure la domenica, no? 
- Cambia pure la domenica, sicuro. Anche se poi ti rimane quel senso di tristezza, quello che provano tutti.
- Anche io penso che tutti sono tristi la domenica sera.

Marco annuì, e non disse niente. C'era ancora quella sua musica reagge, che andava giù e su e su e giù nell'abitacolo, canzoni allegre ma con testi super impegnati. 

- Sarà perché su Rete4 fanno sempre le repliche di Colombo con Peter Falk.
- Che c'entra? - mi chiese lui.
- Lo guarda ancora oggi mia mamma, lo guardava quando andavo a scuola e vivevo a casa. Mi ricorda di quando ero ragazzino.
- Eh...
- E mi ricordo che il tempo passa.
- Ancora con 'sto discorso? Dai oh che sembra che è un conto alla rovescia.

Era il tempo che passava. Mentre parlavo, pensavo al fatto che la domenica sera sembra che hai finito un ciclo e ne comincia un altro, pensavo che era triste soprattutto se sei da solo ma anche se sei in compagnia perché è quel senso che sta finendo qualcosa, pensavo che avevo voglia di stare bene ma che tanto potevi stare bene solo dal lunedì mattina, la domenica non si scappa, si è tristi è basta.


Guardai Marco e non dissi nulla. Lui mi guardò, e non disse più nulla neppure lui.

8 commenti:

puntoepasta ha detto...

Mi dispiace che pensi che la domenica sia sempre triste. Per me la domenica è sempre stato il giorno più bello. Perché penso che l'indomani, il lunedì mattina, inizia qualcosa di nuovo e quindi ho sempre tante speranze e buoni propositi la domenica sera...

fRa ha detto...

Dico esattamente la stessa cosa, nel racconto. Il problema è quando si comincia a pensare a quello che è finito.

puntoepasta ha detto...

E tu cerca di non pensare a quello che è finito. O se ci pensi che ti sia da stimolo per migliorare le cose future :) Non è sempre facile, ma bisogna provarci, sempre.

fRa ha detto...

Certo, concordo su tutto. Ma la domanda è: "C'è soluzione al tempo che scorre?".

No, non c'è soluzione, per certi versi non è un problema perché è da accettare e basta. Solo che, e su questo verte il racconto, ci sono momenti in cui te ne rendi conto e, per quanto sia assodato che è impossibile fermare questo meccanismo, diventi triste.

A me capita in particolare la domenica, ma poi sai, è soggettivo :)

puntoepasta ha detto...

Si si, capisco perfettamente. Anzi guarda nessuno ti può capire meglio di me. Fino a qualche tempo fa avevo attacchi di panico proprio per quello. Ma in quei momenti sai cosa ripeto a me stessa? "Pensieri felici, solo pensieri felici". Può sembrare sciocco, ma mi aiuta :)

fRa ha detto...

Anche su questo condivido appieno, puntoepasta.

Anche se, ti dirò, mi ha sempre affascinato questo punto di vista, quello dell'osservazione del tempo che passa dal punto di vista della sua "irrecuperabilità", e passami il termine :)

Non è neanche tristezza, è qualcosa di diverso. Vorrei poter riuscire a raccontarlo.

puntoepasta ha detto...

Secondo me sei riuscito a raccontarlo, per quanto sia possibile. Perché raramente si riescono a descrivere le sensazioni, ciò che proviamo. Quindi...è un ottimo lavoro già questo ;)

fRa ha detto...

... questo è un bel commento - complimento :)