domenica, gennaio 02, 2011

Right Where It Belongs - Un racconto 21



C'era Torino, una sera. Come tante altre volte, ci eravamo incontrati e avevamo camminato. Io e Martina. Io e Martina. Io e Martina. L'avrei ripetuto altre volte, tante altre volte, se non l'avessi avuta con me quella sera. Stava al mio fianco, mentre discorrevamo e camminavamo, con Torino intorno, le mani in tasca. 

L'avevo invitata, perché quella sera avevo scelto di dirle tutto, e così feci. Le parlai come mai avevo fatto, con nessuno, e glielo dissi. Le dissi che non avrei parlato così che quella volta, lei mi rispose che avrebbe ascoltato così solo quella volta.

What if everything around you
isn't quite as it seems?

Era la nostra prima volta, di parlare, di ascoltare. Un'unica occasione per entrambi, io e lei, insieme. Era emozionante, era sfibrante. 

Parlavo mentre camminavamo. Parlai del nostro primo incontro, parlai di come l'avevo notata fra la folla. Parlai delle volte che l'avrei voluta baciare, e le raccontai cosa provavo a casa quando tornavo a casa tutte le volte che non la vedevo. E lei ascoltava. Silenziosa, austera, con gli occhi coperti dai capelli e le braccia conserte, che spostava solo per accendersi una sigaretta. Io guardavo avanti, poi mi giravo e la guardavo. Ma lei ascoltava, senza voltarsi.

C'eravamo incamminati per tutto il centro di Torino, quieto. Pieno di gente, ma quieto. Non attendeva noi, ma era perfetto perché indifferente. 

Poi, quando le dissi tutto ciò che dovevo dirle, rimanemmo in silenzio un po'.

- E ora? Ora che capita, Martina?

La guardavo e non trovavo risposta. Non trovavo nulla. Sembrava gelida, ma Martina lo era sempre stata. Ci fermammo in una via del Quadrilatero, la gente passeggiava intorno. Una ragazza rideva con il ragazzo che la teneva sotto il suo braccio, un gruppo di giovani parlottavano. C'era tanta gente, ma nessuno si rese conto di noi. Si fermò e si voltò verso di me.

Mi guardava, e non diceva nulla, stava solo zitta.

Feel the hollowness inside of your heart
and it's all.. Right where it belongs

Poi, cominciò a parlare, piano. Lieta, senza picchi, senza ipocrisia.

- C'è che siamo io e te, ora. E questo basta, oppure no.
- Non c'è altro da dire. Ci siamo io e te, e questo basta.

Stavamo fermi, eravamo entrambi riflessi nello specchio dell'individuo di fronte all'altro. Io, come ero sempre stato. Lei, come era sempre stata.
Se io l'osservavo con la stessa risolutezza con cui l'avevo guardata la prima volta e avevo deciso che l'avrei dovuta amare, lei mi rispondeva con la sua austera bellezza, il capello che le disegnava il viso e le segnava l'adolescenza lontana in qualche minuscola ruga, con quello sguardo carico di furbizia che mi aveva colpito fin dal principio. Era subdola, era fredda. Era Martina, e tanto bastava.

What if all world you used to know
is an elaborate dream?

- Dovevo dirtelo, prima che te ne accorgessi da te.
- Io già lo sapevo.
- Cosa aspettavi a muovere la tua mossa?
- Le cose non sono come le raccontano.
- No, questo no. 
- E questa non è una storia scritta su misura per me e te.
- No.
- Schiera il tuo però. So che ne hai già preparato uno.
If you look at your reflection
is that all you want to be?

- Il mio però è che ora romperò lo schema. 
- Al massimo romperai l'armonia.

M'avvicinai, e lei non s'allontanò. I nostri visi erano vicini, sempre più. Le mie mani s'avvicinarono, con l'indice le sfiorai la manica della giacca e le toccai il polso. La sua bocca si mosse, fece un sorriso, quasi impercettibile. Continuava a fissarmi.

- Non ho rotto nulla, ho solo ricomposto.
- Perché mi parli così vicino?
- Non ho fiato per urlare.
- Non eri lontano, prima.
- Sono sempre stato lontano.
- Quante volte l'hai detto.
- Cosa?
- Che questo è il momento più bello. Quello che determina tutto.

Better not look him too closely in the eye
Are you sure what side of the glass you are on?

Le nostre labbra non si toccavano, ma erano distanti pochi millimetri. Parlavamo senza avvicinarci di più, senza allontanarci. Con garbo, con sfinimento integrale della mia voglia di baciarla e farla finita con quel desiderio senza fine.

Ma lei non si muoveva, mi teneva sulla corda. Mi fissava, e mi parlò di nuovo.

- A quante persone hai dedicato la stessa canzone?
- A troppe. Per questo oggi ho deciso di non dedicarti nulla, e di scriverla nel momento in cui si vive.
- Eppure le persone sono tutte uguali, quando ti innamori.
- Anche quando le odi. Però c'è che per ognuno trovi la forma diversa per dimostrarlo. 
- Quante storie hai da raccontare, per cercare la finzione?
- Nessuna, questa non è finzione, Martina.
- Sai che lo è, sai che sto facendo finta di stare al gioco.
- E allora, perché non ti allontani?
- Perché questo momento, così intenso, non si vive facilmente.

Pensavamo la stessa cosa. Che c'è un momento in cui una persona trova completezza, ed era quello che stavamo vivendo. Quando le labbra non si toccano, gli occhi non si chiudono, quando sei in equilibrio fra un "prima" e un "dopo". L'unico momento che rendeva qualsiasi luogo perfetto per vivere, a prescindere di dove si fosse. E da quando l'avevo conosciuta, avevo inseguito quel luogo onnisciente perché solo lei l'avrebbe reso tale.

You keep looking but you can't find the walls
are you hiding in your dreams

- Pensi di essere nel posto giusto, ora?
Sorrideva, mentre mi poneva quella domanda. Mi guardava, senza abbattere quello spazio. mi chiedevo a cosa pensava. Io pensavo che tutto quello sembrava armonia. E mentre pensavo, la guardavo negli occhi. La guardavo e sentivo spostarsi quel piccolo muro d'aria fra le nostre labbra, mentre parlava. La guardavo, senza rispondere.

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