giovedì, gennaio 13, 2011

Un pensiero reale - Life in Technicolor part 141

In TV c'è Gasparri che parla di operai. Poco prima c'era Fassino che parlava di operai. Lo facevano con il piglio della gente che sa. 

Che sa cosa significhi, intendo. 

Io non so cosa significhi essere "un operaio". So cosa significhi essere barista, cameriere, tramezzinista, cassiere, magazziniere, volantinatore, so cosa significa essere precario, stagista aggratis, giornalista, web content editor, so cosa significhi essere account, copywriter, so cosa significhi essere muratore, so cosa significhi essere odontotecnico, so cosa significhi essere animatore in parrocchia e ai centri estivi del comune, so cosa significhi essere studente. 

Non so cosa significhi essere operaio. Magari Gasparri e Fassino sono stati operai, io non lo so. Però non mi pare che lo siano mai stati.
Io non so chi ha ragione. Una sera un amico mi ha detto che Marchionne ha ragione anche se quest'accordo non è "il massimo". Alla domanda se però lui (il mio amico, s'intende) fosse pronto a rinunciare a quello a cui rinunceranno - pare - gli operai di Torino, lui ha nicchiato. Lui no, lui aveva diritto, ma gli operai dovevano essere pronti a rinunciare al lavoro.

Mi pareva la sintesi dell'aulico concetto: son tutti froci, con il culo degli altri.

Torino è la mia città, io non so se gli operai siano solo piagnoni, o rischino effettivamente di perdere tutti i diritti. Però a me sta a cuore Torino e la sua gente.

Mi fermo a quelle lacrime, quelle del signore di 73 anni. che le tv filmavano davanti ai cancelli di Mirafiori. Loro scattavano, lui piangeva. Non gli interessava della gente che scattava. Lui piangeva.

Mi fermo alla sua vita, passata dietro una macchina che va in regime di catena di montaggio. Se piangi, a 73 anni, piangi per qualcuno che muore. E se hai passato la vita in un posto, quel posto assume sembianze umane, e se cambia in male, soffri come se morisse qualcuno: io ne so qualcosa, perché provo le stesse cose a neanche 30 anni per il posto dove lavoro io.

Io non so se Fassino o Gasparri siano diversi, non mi interessa. Per me sono solo facce diverse della stessa medaglia: non cambia nulla fra loro. Non cambia ciò che dicono, non cambia ciò che vogliono. E soprattutto, sembra, non hanno progetti diversi. 

Non è politica, è analisi delle parole. E io che della politica sono schifano, sono un cazzo di qualunquista che non crede in assolutamente nulla, li sento parlare e comprendendo l'italiano capisco solo che danno torto a gente che in una vita intera non guadagnerà ciò che guadagneranno loro due in una legislatura.

Mi fa paura, che nessuno si fermi e si chieda: "Io cosa posso pensare, oltre?". Perché c'è qualcosa oltre, l'orgoglio operaio di comunista memoria. C'è qualcosa oltre, la lotta di classe, la minaccia proletaria, la necessità di liberare una classe sociale.

C'è che oggi in televisione gente in giacca e cravatta parla di persone con una storia, pensieri, respiri, e ne parla senza che quelle storie, quei pensieri, quei respiri, siano stati capiti e conosciuti. Lo fa il Presidente del Consiglio, che dice cose tipo: "Vada pure, se dicono "no".". La domada è: Presidente, se va via la Fiat, cosa mangia quello che prima lavorava lì. Perché lei sa che nessuno lo assumerà, perché magari ha 50 anni e una gamba che non funziona più, o magari un'ernia al disco oppure è una signora di 45 anni mamma di 3 figli che vanno alle superiori.

Io ho paura di non aver mai fatto l'operaio, come posso dire io cosa faccia un operaio, cosa si provi oggi ad avere paura di non aver un futuro quando tutto sembrava essere fatto. Chi sono io per pontificare per loro? E chi sono io per dire che ha ragione chi rimarrà in piedi?
La cosa figa è che mentre parlano Gasparri e Fassino sono pure seri. Non si rendono conto che sembrano sospesi anche loro in un romanzo, mentre intorno a loro si scrivono epitaffi di gente comune, che perde quel poco che ha in nome dell'ennesimo, incredibile gesto in nome dell'avarizia.


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