lunedì, gennaio 03, 2011

Vorrei raccontare - Life in Technicolor part 140

Sono sette giorni che scrivo. Ho scritto dei racconti, mi piacciono, credo di averli scritti bene: se vi interessa, sono quelli scritti fra il 27 dicembre 2010 e il 2 gennaio 2011. Leggeteli, fra essi ce n'è uno che penso essere una delle cose più belle che abbia scritto.

Alcuni diranno: "Hai scritto cazzate".

Non mi interessa, e sapete perché?

Perché ho scritto di sogni e virtù, e ho scritto di immagini che vorrei raccontare tante e tante volte, perché sono ben stampate nella mia mente e le amo talmente tanto che le racconterei tantissime altre volte. 

Ho scritto sperando che qualcuno arrivi e mi legga, e come me si lasci trasportare dalla potenza dell'abbandonarsi in una storia, soprattutto perché è mia.

Sono sette giorni che scrivo e che guardo il mondo da fuori una finestra immaginaria, pensando che mi piacerebbe raccontare il caldo e il freddo, ma più che altro il freddo. 

Raccontare storie che siano efficaci come il tempo che ti entra nelle vene, questo inverno secco, senza neve, con un Natale e un capodanno vissuti senza picchi e senza debolezze, ma anche senza un briciolo di emozione infantile. 

Sono sette giorni che scrivo, scrivo di me e di persone che non esistono. Scrivo di sogni e di beltà, ma anche dell'orrore che alberga nell'anima di chi ha paura: nella fattispecie, io.

Ho scritto di timori, di musica, sapendo che avrei avuto paura di lasciarmi andare a questa voglia di edificare nel profondo, come disse Stalin credersi scrittori e fare ciò che fanno quelli veri: "Lo scrittore è un ingegnere dell'anima umana". Ho scritto di come organizzare nella realtà la voglia irrefrenabile di vivere, eppure non sono soddisfatto. 

Perché vorrei raccontare tutto e so che non ce la farò. Vorrei scrivere e soprattutto vorrei essere in grado di farlo come vorrei: l'unico modo per farlo come ti chiedono gli altri. Vorrei raccontare la strada e il cielo quando corro, e vorrei raccontare a cosa penso quando penso all'amicizia. Vorrei raccontare di tutte le foto che non ho fatto, e di tutte le canzoni che ho dedicato, senza dirlo, a una persona speciale. 

Vorrei raccontare perché una persona ascolta mille volte le stesse parole in testa, eppure non si stanca di ripeterle. Vorrei raccontare la mia voglia di abbracciare i miei genitori, e la paura che avevo quando leggevo qualcosa in pubblico al master della Scuola Holden: una paura così feroce che ancora oggi alberga in me.

Vorrei raccontare la voglia d'esser sereno, del perché tutti sognano di andare indietro nel tempo, ma non sognino mai di andare avanti. Vorrei raccontare di come ci sia del vero quando ci si pente nel silenzio del non ammettere, del negare l'evidenza. Vorrei raccontare del respiro subito dopo essersi buttati, quello che c'è ma non si sente, quello che si ferma ed esiste nella sospensione. Vorrei raccontare di te, che leggi, di te che mi leggi e non sai che anche se non ti conosco ho immaginato la tua storia un sacco di volte. 

Vorrei raccontare di cosa leggo negli occhi delle persone che conosco, e di come mi senta male a trovare in ognuno qualcosa a cui valga la pena dedicare un pensiero buono, perché so che non riuscirò a consegnarlo a tutti. Vorrei raccontare di me, andando oltre i miei sogni e le mie miserie, ma sapendo raccontare veramente cosa c'è dietro l'aspirazione a vivere. 

Ma soprattutto, vorrei raccontare storie semplici.

Vorrei raccontare di telefonate interminabili con una ragazza, dei sapori dei cibi più comuni, di come sia il silenzio mattutino di un giorni feriale in cui ti svegli tardi e non hai nulla da fare. E vorrei raccontare le paure di tutti, che tutti negano, che tutti possiedono, dell'emozione di avere un salotto dove sedersi e sentirsi a casa, di una mano che si poggia su una superficie e della bellezza del toccarla, vorrei raccontare com'è bello l'attimo prima di addormentarsi e di tutte le cose banali che sono già state raccontate ma che raccontate da me tornerebbero ad essere originali.

Vorrei raccontare così tanto, che quest'elenco potrebbe durare ancora tantissimo.

Ma mi fermerò qui.

Nessun commento: