lunedì, febbraio 21, 2011

Sorry about that, Charlotte - Un racconto 36

Avevo conosciuto Charlotte una notte che nevicava. Non lo sapevo che era andata così, quando le strinsi la mano non sapevo che c'eravamo già incontrati quando nevicava. Ma d'altronde, quando conosci una persona speciale non te ne accorgi mai come quando si fa rumore. C'è il silenzio della neve, quando t'innamori.

Avrei voluto saper dare l'amore che dava lei, quando guardava silenziosa la strada di fronte a noi e si perdeva nella sua delicatezza. Dei capelli che avevano ritratto tutti i pittori del mondo, mossi dal vento e dal respiro, il mio respiro, di quando m'avvicinavo e le baciavo il collo da dietro, e le scostavo le lunghe ciocche dal viso.

- Thomas, smettila! - urlava, ridendo. Rideva come la luce riflessa nella neve illumina la notte, ovattando tutto, rendendo splendida la sera. Era Charlotte, che prendevo in giro dicendo che si chiamava come una squadra di basket.

Una sera, le chiesi di partire per andare via.
- Dove? - fu la sua risposta - Dove vuoi portarmi, qual è il posto che non abbiamo ancora visto?
Per lei era tutto filosofia e incontri con massimi ideali.
- Voglio solo andare al mare, Charlotte.
- Ma è febbraio, perché vuoi andare al mare?
- Voglio che mi insegni a riflettere come sai fare tu.
- Vuoi imparare a pensare?
- Voglio imparare a restituire.

Così, a febbraio, ci mettemmo in macchina. E mentre guidavo, riflettevo, mentre lei guardava la campagna diventare un tratto verde e marrone spezzato dal guard rail.

Che c'è freddo sulla strada, si sa da sempre. Si spegne il cielo, quando sei lontano da casa, lo sanno tutti.

- Quando viaggi non ti viene voglia di essere a casa, anche se stai andando in un bel posto?
- Sì, è vero, anche se stai andando al mare.
- Sai, Charlotte, qual è la cosa che mi fa star bene?
- Cosa?
- Quando sto in un posto e mi viene un brivido.
- Di freddo?
- Sì, di freddo.

Lei allora si mise dritta sul sedile, come attenta.

- Quando dura un attimo e poi passa?
- Sì esatto, proprio quello. Quando passa talvolta penso che la sera torno a casa e lì starò al caldo. E allora il brivido finisce e per un attimo, un attimo solo, sono felice.
- Perché secondo te succede?
- Boh, forse perché a casa stai meglio che nel resto del mondo.

Si stiracchiò, poi tornò a guardare fuori dal finestrino. Io intanto guidavo, e dentro di me sorridevo.

-Anche se quando arrivi a casa e non c'è nessuno, non sei così felice.
- Hai mai pensato che quando torni a casa qualcuno che ti aspetta c'è sempre?
- E chi, Thomas?
- Tu.
- Chi, io? Mica vivo con te.
- Ma non tu tu, Charlotte. Tu nel senso che trovi te stesso.
- E questo ti fa sentire meno solo?
- Hai presente quando fuori fa freddo e sei sotto le coperte?
- Ancora con 'sto freddo.
- Massì, Charlotte! Quel senso lì che ti dà il sentirsi protetti, il caldo mica te lo riesce a dare, no?
- E la neve?
- La neve che c'entra?
- La neve non ti fa sentire protetto, anche fuori?
- No, perché?

Lei allora non parlò più. 

- Sai quella sera che nevicò?
Io rimasi in silenzio, solo perché sapevo di cosa parlava.
- Il giorno dopo ci siamo conosciuti, ti ricordi?
Feci di sì con la testa, senza rispondere.

Lei allora guardò fuori dal finestrino, di nuovo. Non potevo vederla in viso, anche se sapevo che aveva l'espressione silenziosa di chi sta pensando un sacco di cose, lentamente. Era delicata, e premurosa con i suoi sentimenti. Non ne avrebbe stropicciato neanche uno, fosse stato un pezzo di carta.

Ma i sentimenti sono come la neve. Si posano, e non li senti fino al mattino dopo.

- Io sognavo qualcuno che non riflettesse i raggi della luna, io volevo che qualcuno sapesse accoglierli.
- E io so farlo?
- No.

Mi venne un brivido freddo, dentro.

- Però provi ad essere buono, buono come la notte.
- La notte non è buona.
- Anche il freddo, sembra non porti nulla di buono.
- E allora?
- E allora quando appare ti senti felice, l'hai detto prima.

Continuai a guidare, verso il mare. Era febbraio, c'era il sole, chissà quante volte avrebbe nevicato ancora.


2 commenti:

puntoepasta ha detto...

"Però provi ad essere buono, buono come la notte". E quando non si riesce ad essere buoni? E quando invece si dovrebbe essere cattivi e non ci si riesce lo stesso?

fRa ha detto...

Potrei scrivere un trattato, sull'argomento :)