sabato, marzo 12, 2011

Il Bolero - Life in Technicolor part 149



Il bolero è una danza di origine spagnola nata alla fine del XVIII secolo.

Recita così Wikipedia. Il più famoso è, com'è noto, il Bolero di Ravel. Una ripetizione armoniosa di un motivo musicale, che viene ripetuto e ripetuto e ripetuto per minuti da tutti i componenti dell'orchestra, e che genera un ipnotico precipitare in una riflessione comandata, indotta dalla magia che quel susseguirsi di voci, scandite dal battito del tamburo, "tatattatatà ta tatattatatà ta tatattatatà"che rimane invariato sempre cresce, insinuandosi nell'ascoltatore e rimanendoci.

Mentre lo ascoltavo, giovedì sera, suonato dal vivo da un'orchestra che ormai considero quasi come un'amica, rivivevo gli attimi postreading e l'emozione che c'è nel ripetere storie tutte uguali, fatte sempre d'amori smarriti e baci non dati.

Riflettevo su come mi piacerebbe vivere in un bolero, fatto di balli coordinati e armoniosi che crescono nel tempo, partono lenti, quasi silenti come quel tamburo e incontrano, con il passare degli anni, tutte le voci del mondo. Ci si innamora, si odia, si fa amicizia, ci si lascia, si sogna, ci si sbronza, si piscia dietro un muretto, si balla, si scrive, si tradisce, si desidera, si viene respinti, poi ci si sposa, si procrea, si sbatte contro un muro invalicabile a 1000 km/h all'ora, poi si chiede perdono, si viaggia, si studia, si stira, si disfa e si rifà, poi si discute, si corre, ci si ferma, si dorme, ci si sveglia nel cuore della notte, poi si beve, si ha sete. 


Tutto è storia, tutto è fatto di ritmo cadenzato, alto basso alto basso, ritmato dall'architetto invisibile, qualcosa scritto prima del pensiero, qualcosa desiderato prima che arrivasse.


Sogno di volere per sempre serate dove l'imprevisto diviene poesia, dove gli anni passano solo nel tempo ma non nel cuore, e dove ci sia spazio per improvvisarsi diversi, migliori, lavorare per vivere fino in fondo ogni grammo d'esistenza concesso.


Fino a quando il bolero finirà, finirà il tamburellare, finiranno le voci, finirà il brivido e tutto s'esaurirà in un grande, splendido, assolo di voci urlanti, con il tamburo che batte, con le voci tutte uguali.


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