domenica, marzo 06, 2011

L'infinito senso di non essere adatto - Life in Technicolor part 148

Mi capita sempre quando sto aspettando di fare qualcosa di figo. Tipo questa settimana, che leggo i miei racconti in un locale e ho come l'impressione che leggerò solo una grande marea di cazzate.

Che per certi versi è vero, anche. Ma questo lasciatelo dire a me, voi comunque venite a sentirmi, alla peggio vi siete solo fatti una birra, e poi c'è anche Daniela che dipinge in diretta... Vabbè, non facciamo digressioni. 

Stavo parlando d'altro.

Ecco, comunque, a me viene in momenti tipo questo. Sento salire dentro quello sconforto.


Parte il senso di scompenso verso l'universo, quello che mi fa dire di non essere adatto. 


E' qualcosa che va al di là del normale senso di imbarazzo che appare quando ti stai per mettere a nudo di fronte alle persone. E' quel senso di non essere proprio all'altezza di stare lì a fare quello che fai.


Quindi niente, io manifesto questo senso quando sto qui, a casa la domenica, fuori c'è il sole, mi dico: "Dovrei scrivere, ora", poi mi dico: "Potrei uscire, ora", e mi rendo conto che non ho le parole per scrivere nè qualcuno con cui passare del tempo, oltre che cose da fare.


Quindi? Quindi subentra la sensazione, tipica, che il tempo scorra e io lo stia perdendo, commettendo così un peccato capitale. E quel senso di sconforto aumenta.


C'è qualcosa di meglio da fare, che stare a piangersi addosso? 


Forse prendere coscienza che se ci sei, al mondo, è ora che ti dai una mossa e sfrutti l'occasione. E che quindi se cominci a sentirti in difetto verso ciò che ti circonda, o in imbarazzo, o debilitato dalla mancanza d'affettività o dalla presunta sconfitta social-professional-amorifera, allora è ora che ti dai una mossa e che esci fuori, e sconfiggi quel senso di incompatibilità con l'universo.


Ce l'hanno tutti, quella sensazione: il sentirsi al di sotto di un livello a cui tutti sembra siano arrivati.


A me spunta sempre prima dei reading, quando mi metto in gioco, quando interagisco. 


Dovrei ricordarmi delle parole che ho scritto ora, ogni giorno della mia vita. Altrimenti che cazzo le consiglio a fare.

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