martedì, marzo 15, 2011

Lo tsunami eterno - Life in Technicolor 150



Scorrono le immagini in TV dell'acqua nera scorticare la diga di Miyako, del vortice che si mangia una nave, della gente ordinata in fila che scappa.

Scorrono onde e onde e paure nucleari, le radiazioni che fuggono dal reattore, sarà l'1, il 2, il 3, sarà una nuova Chernobyl dicono, sarà un disastro, l'Apocalisse che non rivela più un cazzo, è soltanto fatta da 7 cavalieri di fuoco che discendono dal cielo e spezzano le reni a 6 miliardi di ingrati.

Scorrono le immagini della terra che trema e dell'acqua che arriva, degli alberi che non scappano e degli animali che non ci sono mai, in TV, quando si muore. In TV ci vanno solo gli animali che rimangono vivi, che sopravvivono ai padroni. 

Scorrono le immagini e agli antipodi ci sto io, con intorno l'Umanità che strepita "No al nucleare! Questa è la nostra terra!". La stessa Umanità che non si è fermata a chiedersi cosa faceva, quando lasciava che quattro governanti arrivassero e lasciassero impiantare nella mia, nella vostra terra inceneritori, ciminiere, sporcizia, droga, puttane, corruzione, e ora anche barre di uranio radioattivo, plutonio contaminante, acqua pesante fatta d'isotopi e intrallazzi.

Scorrono le immagini e non ci sono domande, ci sono solo urli e paure, di quell'acqua nera che a Miyako s'è mangiata tutto, acqua nera di olio esausto, nera di fogna, nera di auto ribaltate e furgoncini che dicono tutti i giornalisti: "Sembrano macchinine". 

Scorrono le immagini, sono come le onde, scorrono le facce dei giapponesi tutte uguali ai nostri occhi, giapponesi chiamati affettuosamente "il popolo dei manga", in uno spazio fatto di social network pieni di bandiere bianche con il cerchio rosso e di gruppi, "Pray for Japan".

Scorrono le immagini e sono lo tsunami della mente, quando è nato il mondo sono nati i terremoti e sono nati anche gli tsunami, le onde anomale ci sono sempre state, solo che prima non c'era la zozzura che sporcava l'onda che entrava nella terra, spaccava la terra e gli alberi, faceva sparire gli animali e lasciava vivi solo quelli telegenici.

Scorrono le parole, sono ondate riflesse di una paura lunga quanto l'eternità, quella del tempo che passa, del fatto che si può morire oggi perché ad un certo punto la terra dice che è ora di finirla. E non c'è presidente che possa dire di aver fatto un miracolo, né scienziato che abbia sicurezze, né uomo qualsiasi che si barrichi dietro alle certezze infuse da improponibili esperti: c'è che l'onda arriva, incontra la zozzura, si sporca, diventa nera come la paura, poi entra dentro, mangia tutto, e quando si ritira lascia le macerie.

Scorrono i minuti e lo tsunami è impresso nella mente, la parola è giapponese, quei cartelli hanno caratteri che sono giapponesi, oggi ci sentiamo tutti giapponesi.


Poi il tempo scorre, lo tsunami si rilassa, sparisce, porta via tutto, non sapremo dire se ferisca più lo tsunami o la lordura che l'ha reso nero come petrolio. Rimane quel fuoco atomico a bruciare, laggiù a Fukushima, nei rantoli di chi dice che è un problema risolvibile per soldi, solo per soldi, mentre l'aria rimane ad avvelenarsi: quel fuoco, laggiù, ce l'abbiamo messo noi.

Nessun commento: