lunedì, marzo 21, 2011

Ovunque - Un racconto 38



Non mi sono mai piaciuti gli ombrelli trasparenti. Li usano le donne, di solito, vedi l'acqua che si ferma sopra, a gocce. Cola giù e la vedi colare, e rimane il segno sulla plastica trasparente, e vedi ciò che sta sopra.

A me la pioggia piace quando cade senza che ci sia niente a coprirmi. Mi piace stare sotto le gocce anche se ci si bagna, e mi piace il freddo che fa quando piove. Mi piace solo perché so che ad un certo punto, quando avrò freddo sul serio, mi stuferò e tornerò a casa.

Sui vetri della finestra ci sarà la condensa, la luce della lampada sarà acceso e il divano con le coperte poggiate sopra sarà esattamente come voglio trovarlo, accogliente, morbido, senza nessuno che mi obblighi a stare al freddo.

Se invece preferirò il freddo, nessuno mi dirà che non posso starci. Il freddo è di tutti, almeno quello non te lo possono  togliere. Il freddo è più bello del caldo, lo senti meglio, ti sembra più onesto.

Quando guardo la pioggia, mi viene da pensare. Viene a tutti da pensare, quando piove, stanno tutti a guardare fuori dalla finestra, pensando che correrci sotto alla pioggia equivale a sentirsi vivi. Anche quando guidi sotto la pioggia, ti senti leggero in auto anche se è pericoloso correre quando sotto senti la terra viscida.

Il cielo quando piove non è mai viscido. O è buio, oppure brilla. Se è buio e brilla insieme, c'è l'arcobaleno, e la gente ricomincia a guardare cosa sta più in alto dei tetti delle case.

Mi capita di guardare la pioggia quando sento freddo dentro. Quando sento d'esser solo. Siamo tutti soli, forse è solo questione di capire quanto lo siamo.

Certe volte, fuori piove, grandina, poi spunta il sole. C'è l'orizzonte che diventa nero, c'è luce solo sopra la linea della terra. Quei momenti lì sono i momenti più strani. È come scoprire d'esser soli quando si pensa di non esserlo.

Si è soli, poi ci si distrae e ci si illude. O forse è il contrario, si è sempre stati illusi di non esserlo, soli. Poi arriva la pioggia, la si guarda, si apprezza il freddo. Fino a quando si torna a casa, si apre la porta. C'è il tuo divano, con la coperta, la luce della lampada che ti è sempre piaciuta, sul vetro si forma la condensa. Tutto è caldo, in quel momento. E intorno a te, non c'è nessuno.

Puoi chiudere la tua finestra, ma è solo un momento. Poi, ad un certo punto, il freddo entra da sotto. Ti copri, ma non basta.

La pioggia la senti lo stesso, e senti il suo freddo. Quel freddo è bello solo se lo cerchi, quando ti ripari, quando non lo vuoi, allora diventa come il caldo.

Mi sono sempre stati sul cazzo gli ombrelli trasparenti, la pioggia non bisognerebbe guardarla, mentre si ferma in un posto, mentre si raccoglie in gocce e gocciolii, mentre smette d'esser pioggia.


2 commenti:

puntoepasta ha detto...

"...e la gente ricomincia a guardare cosa sta più in alto dei tetti delle case". Bellissimo post come sempre e capita a pennello, perché anch'io adesso sono coperta rintanata nel mio letto, ma il freddo arriva da sotto, forse da dentro.

fRa ha detto...

Ehi puntoepasta, che si dice? :)
Spero niente influenza!

Grazie per i complimenti, ovviamente!