giovedì, marzo 17, 2011

Raccontami un Paese - Un racconto 37

C'è il pienone, le bandiere ai balconi, la gente con le coccarde in festa, si direbbe che abbiamo vinto i mondiali, e invece no, è solo il 17 marzo 2011, il 150esimo anniversario dell'Unità d'Italia.

Guardo le persone, non ho mai amato la folla, ma questa non è una folla qualsiasi, è la folla che ama lo stare insieme, ci sono cani con il fiocco tricolore sul collare, chissà quanti, e ancora giovani e adulti, bambini con i nonni, poi ci sono i fidanzati, i negozi aperti, poche macchine, tutti per la strada, i mezzi pubblici bloccati e straripanti di persone, non c'è un parcheggio, c'è solo festa e ricordo. 

Da una grossa cassa su un balcone parte una musica, prima trasmette Rossin poi Verdi poi l'inno di Mameli e la gente canta, c'è chi sussurra e chi invece canta proprio ad alta voce. Ci sono solo belle ragazze oggi a Torino, ci sono solo bei ragazzi oggi a Torino, è bello guardarli fare shopping anche, oggi non ci sono tamarri, ci sono solo italiani in via Roma.

Guardo le storie mescolate in ogni angolo fra gli striscioni azzurri, c'è un gazebo di un partito all'angolo ma non se lo caga nessuno, oggi non ci sono i partiti, oggi c'è l'Italia e c'è questo popolo, questa gente, che ama avvolgersi nella propria bandiera, anche oggi, soprattutto oggi, anche se Cannavaro non alza una coppa del mondo a Berlino, anche se c'è ancora un anno prima del campionato Europeo, anche se non ci sono elezioni, anche se.

Oggi sono tutti qui, quelli che si sentono partigiani e quelli che ricordano il Duce, e per un giorno non si fanno la guerra. Torino è austera, anche oggi colorata di patriottismo. Passo da via Barbaroux, qui c'è una serie di negozi che noi, clienti delle megalopoli del commercio, rimpiangiamo: c'è il lattaio con la divisa, un antiquario che tratta mobili antichi bellissimi e costosi, poi c'è un negozio dove vendono articoli per camminare meglio, e c'è un negozio bello, vende tappeti, in vetrina ha scritto "Noi c'eravamo prima del 1861, evviva l'Italia - Noveca, dal 1830", e pazienza se non si chiama Noveca, perché è un bellissimo negozio lo stesso.

Oggi questa gente sa di valere di più, di più della gente che li rappresenta e della gente che gli inculca falsità, vale di più per il suo festeggiare in maniera dignitosa e allegra l'appartenenza a un mondo, un piccolo bellissimo mondo, l'italianità, il saper essere felici anche quando il mondo gira tutto intorno a Gheddafi e Fukushima.

Sbatacchiamo uno contro gli altri, le mie spalle toccano altre spalle, ma tutti ci chiediamo scusa oggi e sorridiamo, oggi è la nostra festa, siamo tutti parte del tutto. C'è un ragazzo di colore in mezzo a ragazzi bianchi, parlano tutti la stessa lingua, oggi anche i razzisti sono rimasti a casa.

Sembra sia un giorno speciale, fra i negozi che per una volta sono ospitali oltre la merce che vendono per le coccarde appiccicate sul vetro e le commesse adornate di colori nazionali, fra i vigili che vigilano senza arrabbiarsi, fra i musicisti occitani che suonano e ballano e cantano al centro di un cerchio di folla ampissimo e sorridente, fra i tanti mimi che chiedono soldi e che fanno divertire i passanti, fra gli immigrati che vendono bandiere, e sventolano anche loro il vessillo nazionale e sembrano felici.

Oggi è il mio Paese a far festa, un Paese orgoglioso d'esser vero, oltre i separatismi, la rabbia delle ingiustizie e delle furbizie, un Paese che guarda oltre il proprio esser perennemente in ritardo, con il fiato corto, con un debito pubblico da rabbrividire, con le barzellette degli altri capi di stato per tutte le Ruby di questi tempi.

Cammino e sento che mi piace stare qui, fra via Po, via Principe Amedeo, piazza San Carlo, oggi mi piace il doppio comprare i libri alla Feltrinelli di piazza CLN, oggi tutti sorridono e tutti sono felici.

Oggi ho guardato la storia di un Paese scendere fra le vie della città che amo di più, della mia città, e ho pensato che sono felice d'esser italiano, vorrei che fossimo italiani così ogni giorno.


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