martedì, aprile 26, 2011

Ostaggio - Un racconto 43



Cemento cemento e ancora cemento. Puzza di città, poi ancora puzza di città. Passi su passi su passi, i sogni lasciati a casa mentre la mattina avanza. Sei solo e non lo sai. Sei in mezzo alla folla, ti senti sopra di essa: questo sì, che lo sai.

Poi un lungo elenco, ciò che sai di essere e ciò da cui dipendi.

Ostaggio.

Sei ostaggio delle famiglie tutte uguali, miste fra quelle dei film americani e quelle delle soap opera italiane. 
Sei ostaggio delle parole al vento e dei desideri lasciati a metà. 
Sei ostaggio delle ipocrisie che hanno spazio in ogni giorno, del day by day che pensavi di poter fottere e che invece, ha fottuto te.
Sei ostaggio della musica che ti fa commuovere.
Sei ostaggio della tv, della politica, sei ostaggio della gente che si dimentica di te.
Sei ostaggio delle passioni passate che non hai mai soddisfatto.
Sei ostaggio dei ricatti, delle parole, sei ostaggio dei respiri, sei ostaggio degli occhi di chi ti guarda.
Sei ostaggio del bello delle persone, sei vittima del male, ma soffri di più le cose buone.
Sei ostaggio del fatto d'esser tu, e non un altro.
Sei ostaggio degli egoismi degli altri, che sono sempre più giustificati del tuo.
Sei ostaggio delle parole che non sei mai riuscito a dire.
Sei ostaggio delle cose che non riuscirai mai a comprarti.
Sei ostaggio delle ideologie, e dei plagi.
Sei ostaggio della religione, sei ostaggio di chi si sente migliore degli altri perché sta fra una Fede e un Dio, sei ostaggio delle bestemmie intorno, sei ostaggio di cascate di prediche e fiumi di dismissioni.
Sei ostaggio del desiderio, che non viene mai soddisfatto, un desiderio che non sai manco quale sia.
Sei ostaggio dei flash mob, perché non sai come organizzarne uno.
Sei ostaggio della televisione e del fatto che la odi.
Sei ostaggio della Terra, di come la guardi e di come la vorresti, perché vedi come sta diventando.
Sei ostaggio anche delle parole che sei riuscito a dire.
Sei ostaggio della deriva, anche quando non sai cosa significhi e dove porti.
Sei ostaggio dei rapporti, degli alti e dei bassi.
Sei ostaggio dei sentimenti, delle voglie, dei desideri, del non detto e del detto.
Sei ostaggio delle ripetizioni, date, prese, compiute.
Sei ostaggio del cioccolato, non quello da fumare, quello da mangiare.
Sei ostaggio delle doppie e delle direzioni degli accenti.
Sei ostaggio del non saper mai alzare gli occhi.


Poi gli occhi scopri che li puoi alzare. Oltre il cemento, oltre il grigio, c'è qualcosa che copre meglio le cose. C'è quello che non t'aspettavi essere, in fondo anche se sei ostaggio c'è qualcosa di più.

Sei ostaggio del cammino che compi ogni giorno, fatto di una città e di pensieri che si alternano e che si fanno normalità.

Sai che sei ostaggio e che, contemporaneamente, non lo sei più nel momento in cui prendi coscienza.


1 commento:

puntoepasta ha detto...

"Sai che sei ostaggio e che, contemporaneamente, non lo sei più nel momento in cui prendi coscienza." Bellissimo post, come al solito. Io credo di essere ostaggio delle parole, quelle dette e quelle non dette. E ora che ne sono cosciente, cercherò al più presto di migliorare ;)