venerdì, aprile 01, 2011

Torna nei ricordi - Un racconto 40



C'è che quando m'accarezzi posi la mano con i pugni chiusi sulla mia schiena. C'è che ti penso, mentre sento le nocche e non le punta delle dita sulla schiena, sulla nuca, fra il collo e la testa.

Le sento ancora, mentre ci ripenso.

Sento dentro il fatto che una sera sei apparsa, era notte, non ti sei premurata d'avvisarmi che arrivavi. Mi hai detto, all'improvviso, che arrivavi. Sei arrivata, e abbiamo fatto l'amore, poi tu sei andata via e sono rimasto solo. Poi ricapitò, tante altre volte.

Il bello di te è che ricordo solo quella carezza dura, con il pugno serrato. Sembra che il pugno me l'abbiano tirato sul serio, anche se tu non volevi farmi male, anche se serravi le dita intorno al vuoto solo perché volevi farmi una carezza diversa. 

C'è tanto di te, in una carezza diversa dalle altre. C'è il vuoto nella tua mano, nel tuo pugno chiuso, nei miei occhi che si chiudono quando mi sembra che le dita si aprano, quando quel vuoto si liberi. 

E invece no, non c'è. Non si apre nulla, non rimane altro che la speranza, sembra di tornare indietro di anni, quando mi chiedevo se quando sarei cresciuto le carezze sarebbero rimaste tutte uguali. Tu invece no, appari la notte, e con il pugno nudo, chiuso, stretto, mi accarezzi.

E io lo sento dolce, lo sento morbido, eppure è un pugno, è lì sulla mia schiena, che sale e che scende, il brivido non lo sento neanche più, sembra che sia un compartimento stagno ciò che sento, ciò che c'è sulla mia pelle.

Sento solo il tuo pugno sulla mia schiena, anche se tu qui non ci sei. Anche se non so dove sei, anche se non so se ancora ci sei. Eppure immagino te, che cammini, immagino quello che vedono i tuoi occhi, credo che tutti gli innamorati guardino, immagino, ciò che guardano gli occhi dell'altro.

Io guardo attraverso i tuoi occhi, sogno spazi di strade, e città infinite, quelle lontane, poi vedo auto in corsa, e arroganza, e figli di figli che parlano, e ancora prati e montagne, e il sole e i baci che chissà a chi stai dando. La pioggia, io che ti vedo da lontano, io che ti abbraccio e ti bacio e la pioggia addosso, e i tuoi occhi che si chiudono, e tutte le immagini che non ho mai visto, ma so che potresti vedere.

Ma non sento altro che quel pugno, sulla mia schiena, la carezza che mi hai dato in un modo che non immaginavo, che nessuno può concepire, prima che arrivassi tu, stringessi le dita, le passassi sulla mia schiena.

Prima d'andare. Lasciandomi con quel senso, senza altro. Quella sensazione c'è ancora, io non la voglio più.

Sono carezze, sono state carezze. Erano pugni chiusi, un solo pugno chiuso, le dita intorno, il vuoto dentro ma non per me.


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