mercoledì, maggio 25, 2011

Dicevano che (Metti una sera in diretta a RaiTunes) - Un racconto 45

 

Dicevano che non avrei mai percorso strade così. Fatte di lunghi scalini all'autogrill e panini mangiati in piedi parlando di Toro e cestini dell'immondizia, rettilinei d'asfalto con qualche buca e camion che non si fanno sorpassare, su un bus con la tappezzeria bordeaux e l'autista che prende tanti caffé perché guida da troppe ore e non vuole rischiare d'addormentarsi.

Sono tanti insieme a me, ma io guardo a sinistra che tramonta, e a destra la linea del paesaggio che non c'è più, perché sta dietro la via dell'alta velocità, dove passa il treno che fa Torino - Milano in 1 ora, Torino Bologna in 2 ore, Torino Firenze in 3 ore, Torino Roma in 4 ore. 

Ma io mi fermo a Milano, stasera mi fermo là.

Dicevano che Milano non l'avrei mai vista così. Per certi versi, neanche io ci credevo. Poi però il pullman esce in viale Certosa ed è tutto vero. 


E' vero come lo spazio fra due città, che poi diventa uno spazio grande quanto un tavolo, e sei dentro a una di quelle cose che non avresti mai detto di vedere.


Ma la cosa non è questa. Il concetto non è andare e venire in fretta, una sera che aspetti da mesi in fondo dura il tempo di guardare due volte l'orologio appeso in alto sul muro, e sentir dentro solo la voglia che si rallenti un attimo. Il fatto è che a volte i sogni s'avverano. Anche se ci si sveglia troppo presto, direbbe un foglio dei Baci Perugini, o un brano suonato da un rocker anni '80.


S'avverano per cose che non diresti mai. S'avverano quando non sai bene perché, s'avverano retroattivi su cose che hai detto anni prima.


Dicevano che sognavo troppo, da piccolo. Dicevano che avevo troppa fantasia, che stavo troppo a fare cose non concrete. Poi crescendo, a volte, è capitato che sognassi così tanto che funzionasse.


E scopro che il ritorno da Milano, dopo una serata di quelle che non avresti mai detto, è solo un pezzo di un puzzle più grande, che fa di me uno di quelli che guardano fuori dal finestrino, sentono che basta il respiro per aver la conferma che è tutto vero.


Che a volte sognare troppo non è che il principio di una strada da fare. 


Dicevano che non sarei mai riuscito a smontare un giocattolo senza romperlo. Che non sarei mai riuscito a vivere usando parole e sogni. Che non serviva star lì a cercare un'occasione, perché le occasioni le hanno finite quelli che son arrivati prima di me.


Poi immagino che invece può capitare. Che può succedere sul serio. E immagino talmente forte che alla fine capita sul serio.


Come quando, tornando da Milano una sera, mi dicevo che non era vero che avevo appena visitato un posto, visto persone, fatto cose, di quelle che dici sempre che faresti. Chiudo gli occhi, per risentire che ce l'abbiamo fatta, che ce l'ho fatta. E scopro che un po' sono ancora in quel pullman sulla via di casa, le buche son sempre quelle e anche i sorpassi che non riescono al primo colpo, fuori è buio, la gente che è con me dorme, stiamo tornando dopo aver vissuto una serata speciale e per me è tutto una festa silenziosa.

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