venerdì, maggio 13, 2011

Scritto di getto, scritto di sfuggita - Un racconto 45


Non ho tempo per trovare una foto adatta a un pensiero. Non ho tempo per cercare altro tempo, in realtà. Non ho voglia di cercare, sia il senso, sia le parole per dire che non lo trovo.

Di getto, mi viene in mente la parola magica delle fiabe che apre le porte chiuse. Prova a dirla, e si schiuderà un mondo. Poi no, poi no, nessuna la dice. Ci sei tu.

Fuori c'è il temporale, poi tuona, poi però non piove veramente, fa solo due o tre di quelle stupide goccie che sanno solo sporcare la macchina.

Scrolla il vento del maggio inoltrato, quello fetido di agosto cittadino è ancora troppo lontano, c'è tanto d'aspettare fra le ferie e la solitudine delle discoteche piene, tutte uguali. 

Voglia di bere un po' di vino. Poi di mangiare qualcosa di leggero. Poi di ascoltare una canzone degli Hooverphonic. Poi di parlare un po' con quel tuo vecchio amico che non senti da tanto. Poi ancora, discutere, cambiare, pensare, riflettere, e dormire un po'.

Scrivi di getto scrivi di getto scrivi di getto, fra un ritaglio di tempo e l'altro, senza alcun tipo di regola. Solo con le immagini che ti porti dietro e che vuoi per forza dire stasera, senza vincoli di mandato, senza obblighi di legge. 

Di sfuggita lanciare qualche immagine, poi nascondersi. Poi riemergere. Poi riascoltare.

Poi direcheseistatoechesaraiechenonvuoismetteredi. Tutto come se fosse una cantilena. Come se dietro ci fosse qualcosa d'altro che il suono delle lettere tutte unite.

Poi, leggi.

Sono solo parole. Sono solo parole. 

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