giovedì, luglio 21, 2011

La strada per La Rochelle - Life in Technicolor part 155



C'è che ogni tanto ti prende la voglia di raccontare qualcosa. Il più delle volte, quel qualcosa sei tu. La prima domanda è "Come?". 


Ci sono tanti modi. Il primo è stare fermo e aspettare la storia. La seconda è fare autobiografia, introspezione, raccontare quello che è veramente accaduto. E poi c'è far finta di nulla e provare a svestire i panni della realtà e inventarsi, sforzandosi di farlo il più velocemente possibile.

A me capita quando comincio a immaginare di voler raccontare. Il più delle volte quella voglia mi prende quando sto in auto: non so perché, ma quando guido è così.


Mi sono venuti in mente degli elementi, per far sì che quella storia possa nascere. Sono questi.


Un abbraccio, e il suono che sta tutto nelle lancette di un orologio da polso.
Il cielo che prima piove poi diventa azzurro.
L'attesa.
L'odore di shampoo che è diverso solo per il colore della confezione, poi lo riscopri su tutti i capelli.

La pelle.
La solitudine della sera, quando si cammina e in giro non c'è più nessuno.
I manifesti dei cani smarriti, con le foto in bianco e nero fotocopiate e il testo scritto a mano con pennarello nero di quelli con la punta spessa, che si chiudono tutti con i numeri di telefono dei proprietari e la promessa di una ricompensa.

Torino.

Il bisogno impellente di una Reflex e di 15 giorni senza Internet.
Il carattere.
La voglia di, e di cosa mettetecelo voi, per me è uguale.
La nostalgia.

Qualche rimpianto, non tanti. Qualcuno.
Le parole degli amici che non t'aspetti.
La sensazione d'esser sempre nel posto sbagliato.
I The XX, che non sono un film porno ma un gruppo musicale.

Le parole dette in pausa pranzo.
La parole non dette di notte.

Gli aerei che partono e arrivano, e visti da terra non fanno mai paura, fanno paura solo quando ci sali.
La stanchezza.
Il soffritto e l'odore di cipolla che ti rimane sulla punta delle dita, solo lì.
Gli hard disk con troppa musica dentro che non sai da che parte cominciare per ascoltare qualcosa.
I divani e le coperte anche d'estate.
I sospetti e la gente.

Gli sms delle persone che non t'aspetti.
I ringraziamenti che non sai fare, che non hai mai saputo fare, e che ti escono male perché in quel momento vorresti dire di più.

I saluti che andrebbero fatti. Gli addii, rimangiati. 
La Rochelle e il viaggio da fare al più presto.  


Gli amici speciali che ti hanno parlato per la prima volta del Faro delle Balene, senza farlo. 


Ero alla guida quando ho immaginato tutti questi punti, ho immaginato, ricordato, ripetuto, cose della mia vita che capisco solo io.
Le ho riviste mentre guidavo, ma quella storia non l'ho ancora scritta. Forse devo solo trovare una strada abbastanza lunga da farsi in macchina, senza che ci siano punti d'arrivo, solo con me e quella cazzo di storia da immaginare, poi arrivare a casa e scrivere.

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