venerdì, luglio 01, 2011

L'incubo della gatta, e Lei ascolta - Un racconto 52

La Bionda è una stronza, e lei lo sa. Come sta seduta la bionda, come porta i suoi vestiti scollati, come sa mimare la risata isterica. La Bionda è una stronza, fa tutto da stronza.

Quando la incontro, La Bionda mi guarda con uno sguardo speciale: sa d'esser bella, sa d'esser affascinante. Sorride e si vede che i denti, gli incisivi, son leggermente storti, s'accavallano un poco ma il suo è un sorriso che piace.

Sì, mi piace. 

Come mi piace guardarla ballare, La Bionda sa ballare senza guardarsi intorno, si muove e nessuno riesce a fermarla e anche se qualcuno prova ad urlarle di fermarsi lei continua a muoversi senza che intorno debba esserci qualcuno che si muove con lei, per lei. Alza le braccia e muove il bacino, chiude gli occhi e la guardi mentre immagina che di fianco a lei vi sia qualcuno che sappia seguire il suo movimento, anche se non c'è.

Sembra un gioco di parole, La Bionda, bella perché sinuosa, facile da tenere a mente ma difficile da pronunciare, da plasmare mentre la guardi.

Come l'ho conosciuta è presto detto: La Bionda l'ho conosciuta prima, da un'altra parte.


E non potrebbe essere altrimenti, visto che è immagine senza seguito, per certi versi.
Sì, l'ho sognata, in primis. Poi un giorno l'ho vista veramente, e non potevo non fermarmi a parlarle. Stava in mezzo alla gente e non mi ha rivolto la parola per prima, ma mi ha guardato in quel modo lì. 


E allora mi sono avvicinato, per rivolgerle la parola.


Le ho detto Tu sei La Bionda, lei mi ha risposto di Sì, sono io come se sapesse già che le avrei parlato.


Le ho cominciato a parlare e le ho raccontato del sogno, e di altri che avevo fatto.


Qual è l'incubo peggiore che hai mai fatto, mi chiese.


Me lo chiese, credo, perché voleva creare un contraltare a quel sogno così bello e così coinvolgente che avevo fatto, e che mi sembrava tanto ritagliato su di lei. Io però incubi mentre dormivo non ne ricordavo tanti: avevo però un'immagine strana da raccontarle, così gli dissi Incubi non ne ho, ho soltanto immagini. Raccontamele, rispose lei.


Allora ricordai una notte, quando stavo passeggiando nella mia città e ad un certo punto passai in una via dove qualche anno prima viveva mio zio. Mio zio aveva una gatta, bellissima e leggera, silenziosa e poco molesta, con il pelo lungo bianco e marrone chiaro, che aveva vissuto quasi vent'anni. Un giorno, mio zio era sul divano che guardava la tv e la gatta, ormai vecchia e magrissima, gli salì sul petto, miagolò, poi morì.


Allora mio zio la seppellì, e qualche tempo dopo andò a vivere fuori città.


Mi venne in mente quella storia perché quella sera, passando per quella vita, una gatta uguale a quella di mio zio mi passò davanti. Io la guardai, lei si fermò e si voltò, mi guardò e ripartì. Allora la seguii, girai l'angolo e la vidi attendermi seduta poco più avanti. Allora provai ad avvicinarmi, ma lei scattò via.


Provai a rincorrerla, ma non la raggiunsi: era sparita. La Bionda mi chiede se m'ero a messo a correre, No le dico, Non ho corso anche se camminavo veloce.


La Bionda ride facendo finta di prendermi in giro, in realtà non mi vuole prendere in giro, vuole solo ridere forte.


La gatta fantasma, dice. 


Io sorrido, Era inquietante, le rispondo.


Poi faccia per andare, lei mi chiede Dove vai? io la guardo e le rispondo Ovunque.


Allora lei mi fa un gesto con la mano, mima un bacio, e mi dice Ci vediamo.


La Bionda è una stronza perché ogni volta che la vedo ripenso che è come la gatta del mio incubo, è inquietante perché non credi che esista sul serio, si fa inseguire, poi gira l'angolo e scompare, ti parla sapendo che la seguirai, che aspettavi un suo gesto solo per vederla scomparire.


La Bionda l'ho rivista tante volte. 


Ogni volta mi guarda sempre uguale, ha gli occhi azzurri come nei racconti dei ragazzini che vanno a giocare a pallone e parlano delle ragazze più belle, che son tutte bionde con gli occhi azzurri. Io le parlo, La Bionda non mi ascolta fino in fondo, sa che le parlerei ancora, ma lei lascia il peso delle mie parole e in fondo in fondo gioca con loro.


Mi piace farmi guardare da La Bionda, è come se fossi io a ballare con lei quando si muove sinuosa con gli occhi chiusi e le braccia alzate, vestita con un abito lungo, sotto il sole del giorno, immaginando qualcuno che si muove con lei. 


Anche se La Bionda è una stronza, a me piacerebbe anche innamorarmi di lei, chissà se è tutto vero come quando mi guarda, chissà se vive come balla.








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