giovedì, agosto 04, 2011

Là, da un balcone - Life in Technicolor part 156



Là c'è sempre qualcosa che non puoi credere ci sia. Là c'è il giorno nuovo, il momento che aspettavi, là c'è la crescita, là c'è il tuo futuro.


Là è una parola, là è un moto a luogo, sta ad attenderti e non verrà mai da te, e da lì non potrai mai ripartire: c'è sempre un là, oltre, da raggiungere.


Tutti dicono d'esser forti, tutti dicono di sapersi ribellare alle difficoltà e poter arrivare là. Perché arrivarci, è quello il sapore più difficile da sentire: e tutti, tutti dicono che non hanno paura.


Poi si scoprono diversi. Dentro scavano e tutti scoprono che là non ci si può arrivare, se non con difficoltà. Perché là è lontano tanto che può non bastare tutto il tempo che ci viene concesso.


Provo a immaginarmi dove sta, là. Da dove si può osservare.


Ed ecco, la scena.


Respiro seduto su un balcone, di notte, che sole e cielo e notte e domani siano sformati non lo vedo, vedo solo il fumo di una sigaretta e che oggi là è soltanto meno definito.  

Da qui Torino è un po' più bella e meno rumorosa. Non è inquinata come dicono, è stretta lo spazio di un metro e di un cuscino, un posacenere, con la testa reclinata posso vederne solo un pezzettino perché ci sono i palazzi, alcune finestre sono chiuse, da altre spuntano altre storie, altra gente che guarda il proprio là. E per una volta, a rimanere in silenzio sono io.

Ogni volta che ne spengo una, ripenso a quante sigarette ho fumato nella mia vita. A quante volte ho provato a contarle e non ci sono mai riuscito. 

Crescere è un po' come contare le sigarette che hai fumato nella tua vita, puoi fare una stima ma non saprai mai se il risultato è quello giusto: crescere nelle cose che non sai fare, crescere nell'essere te stesso, crescere e superare i tuoi limiti: ma è tutto come doveva andare?

Dicono che le persone siano chiamate a crescere dalla vita. Altri forse crescono perché vogliono la vita, e basta.

Su quel balcone accendo un'altra sigaretta, continuo a guardarmi intorno perché fra quelle due fratture c'è sempre qualcosa che valga la pena guardare. Mi piace stare qui, qui sto bene. Forse perché qui vedo chiaramente che là non è poi così lontano.

Anche se ho paura.

Ho paura di guardare, di provare a mettermi in cammino. Ho sempre avuto paura.

Perché là mi è sempre sembrato troppo lontano, per poterci arrivare da solo. Al netto delle persone, al netto del mondo, là è cosa che riguarda solo sè stessi. Per tutti, nessuno escluso.


Una paura concepibile, alcuni se la fanno passare, altri non la provano, altri ancora non la superano tutta la vita. Una paura abituale. Una paura che, vista da quel balcone, è forse l'unico confine prima di arrivare, là.

Una paura che non voglio più avere perché là, là ci voglio andare sul serio.

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