giovedì, agosto 25, 2011

Stratosfera, ovvero cronache del primo lancio - Un racconto 57



Il cielo è blu, lo dicono tutti. Ma visto da dentro, il cielo è fatto da mille e forse più sfumature di tutti i blu e gli azzurro che possono essere immaginati.

Aria. Volo. Sento il cuore. Quelle sono nuvole. Nessuna macchina potrà mai correre così veloce. 

Era cominciato tutto con Daz che mi sfida. Ero sempre stato il migliore a correre in auto, in quelle corse che si fanno nelle strade di provincia poi arrivano gli sbirri e ti sequestrano il mezzo. Tipo i film americani, noi però le facevamo con le Punto elaborate e gli assetti fatti in casa. Altro che Fast and Furious, qui sembravamo una gara clandestina pubblicata e uscita in edicola: "Colleziona anche tu il tuo pirata della strada in 112 comode uscite a 9 euro e 90 cadauna".

Non ammazzavamo nessuno, tranne che la velocità e l'avversario sgasandogli addosso tutto il potenziale delle marmitte elaborate, dei carburatori variati e degli oli esausti. Eravamo monossido di carbonio. E io, ero il migliore. A correre, e a passare il traguardo.

Daz, dicevo: mi sfida. Me lo dice un giorno, c'era il sole e io preparavo il mezzo per la prossima sfida, al largo della cintura sud.

- Io credo che tu non ti butti.
- Da dove?
- Col paracadute.

Io lo guardai e non seppi molto che rispondere.

- Cazzo significa, Daz?
- Significa che dici che sei veloce ma voglio proprio vedere se lo sei fino in fondo.
- Ripeto: cazzo significa, Daz?
- Significa che voglio vedere se senza mezzo sei veloce come dici di essere.

Io correvo in auto. E avevo le vertigini. Correvo in auto e bruciavo chi si metteva in linea retta con il mio carro, lo stracciavo stretto a ogni rettilineo. Non avevo paura, ma del paracadute, sì.

- Quella è velocità verticale, Daz.
- Vedi? Senza mezzo col cazzo che fai il figo.
- Senti, col paracadute che significa? Vai veloce per forza.
- No.
- No?
- No.
- Dai, allora ci provo.

E mi stavo cagando addosso. Perché correvo con il mezzo perché il mezzo lo controllavo. Il mezzo era come fossero le mie gambe. Era come se stessi correndo e avessi ancora 3 anni, e scoprissi l'aria sulla faccia.

Ricordo ancora il primo sorpasso, sant'Iddio. Avevo una Panda Rossa 750 di mia madre e lei non sapeva che la usavo per andare a tutto volume a fare i giri per la provincia. Superai una Citroen e in corsia arrivava un'altra auto. Schiacciai e quel cazzo di catenaccio a malapena ce la fece, ve lo giuro.


Eppure, tutto è iniziato lì. 


Io che corro sui mezzi più disparati, poi io che scopro il lavoro, io che mollo la tipa e comincio a montare spoiler sul mezzo, una Punto del 2001 azzurro celeste tarrissima. C'ho un impianto che ve lo sognate, ve lo giuro. E io che corro una sera e conosco una, si chiamava Rebecca. E si innamora di me solo per come supero una Peugeot 206 impiantata che sembrava un chiodo.

E, se ve la devo dire tutta, un po' lanciarsi col paracadute è stato come conoscere Rebecca. Dite di no? Lo dico perché la sera che l'ho conosciuta c'era una gara, ve l'ho detto. Correvo con una cazzo di Volvo, non so. Sta di fatto che lei era là a guardarci, io parto e smonto quel finto che guida il carrozzone svedese. E vinco 2000 euro, e mi faccio la tipa. 

Sembra una storia da film? Sì, lo è. Per questo, mi chiedevo: che bisogno avevo di prendere un cazzo di paracadute?


Poi spunta Daz, che mi sfida. 


E in un niente, come se niente fosse, mi trovo su un aereo. E quando è ora di buttarmi, sento che me la sto facendo addosso. Perché ha ragione, Daz, quando dice che velocità e volare sono due cose diverse. 


Quando mi buttai, ve lo giuro, sentii una specie di roba dentro come se non ci fosse mai stata tanta vita. Come se mi fossi bevuto 45 grappe tutte insieme e lo sballo fosse salito in 2 secondi e poi fosse scemato tutto insieme. Ve l'ho detto, il cielo è blu. 


Tutti lo vedono blu... dal basso. In realtà il cielo è tutti i colori. Ed è tutto, visto dal mezzo, è come se stai in un mare e dentro ci sono tutti quelli che ti sono passati davanti, anche la cassiera del supermarket che ti sta sul cazzo perché risponde male a tutti. Veramente, è come stare in un mare che non è solo mare, è mare terra fuoco e aria, tanta aria, tanta che neanche il vento di Trieste ve lo ricorda.


E voi mi direte: perché ci racconti questa storia?


Non lo so il perché, sapete? Mi sono buttato solo una volta, col paracadute. Ho volato, volato, ed è stato il tempo più lungo della mia vita.  E' stato come quando ho fatto l'amore per la prima volta con Rebecca, che è uno di quei paragoni che non dici a nessuno perché sono inflazionati. Sto cazzo, sono inflazionati, vaglielo a dire chi cerca l'amore tutta la vita se il cambio non lo farebbe.


Volavo, ragazzi. Volavo e non c'era niente che mi facesse rallentare. Altro che mezzo, e scusami mezzo se dico così.


E quando sono atterrato, tutto era diverso.


Volete un consiglio, ragazzi? Cercate il vostro cielo. Cercate un posto dove vedete tutti i colori del mondo. Cercate un posto dove ci sia un marasma di energie, e ficcatevici dentro. Io vi racconto questa storia, c'era Daz che mi sfida e mi dice: - Voglio vedere se hai il coraggio.


Ecco, io il coraggio di buttarmi ce l'ho avuto. 


Sembrava di buttarsi nel vuoto, mi sono buttato nell'infinito. Prima facevo solo corse in macchina, ora invece posso dire che faccio in corse in macchina perché ho visto l'Infinito, e voglio ripeterlo.

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