mercoledì, settembre 07, 2011

Lettera - Un racconto 58



Il fatto che io non scriva mai lettere, questo non significa che abbia dimenticato come si fa. E non parto con il "cara" perché tanto sai che è per te, che scrivo.


Una sera di qualche tempo fa, saranno passati mesi e io non me ne rendo conto, ti ho chiesto di darmi una storia che valesse la pena scrivere. Te lo dissi mentre spolveravi una mensola e non ti rendevi conto che c'era già stato un passaggio oltre le cose, che non m'importava che stessi pulendo o che quello non era il momento che tutte le donne sognano per parlare di massimi sistemi in amore.


Tu non hai fatto molto altro, che girarti e guardarmi, sorridermi e chiedermi che cosa intendessi con "una storia". E io non ti ho più risposto. E sei tornata a pulire, io seduto, entrambi sorridendo, entrambi silenziosi.


Quanti silenzi ci siamo lasciati intorno, sparsi fra le stanze di una casa che guardi e riesci solo a sentire come troppo disordinata. I silenzi stanno fra gli abiti buttati e le sedie sotto il tavolo, la polvere negli angoli che non ci dà fastidio e quel perenne senso di pulizia, fra il rumore del traffico che entra dalla finestra e le lenzuola tutte disordinate che sistemi sempre prima d'andare a dormire, quando la sera provi a rimanere sveglia per parlarmi, e io faccio altrettanto fino a quando senza rendercene conto smettiamo di parlare e ci addormentiamo, vicini. Stanno nella mia mano sul tuo viso, quelle volte che passandoti vicino mi fermo e ti faccio una carezza. E tu, chissà perché, inclini il viso come a rendermi quel gesto più semplice, senza che nessuno debba dire nulla.


Quella domanda è rimasta in sospeso, cosa intendessi io non te l'ho mai detto. 


Una storia. Che cos'è, una storia?


Sta in mezzo alla gente, è una parola e un modo di pensare, la storia: quella con la "s" minuscola che vivi tutti i giorni. In mezzo alle colonne del supermercato, nel traffico quando dici che corro con la macchina, quando cammini e alzi la voce quando parli di qualsiasi argomento, ma senza urlare, semplicemente parlando forte, e io non faccio altro che sorridere perché m'intenerisci.


Ecco, accumulo ricordi. E ognuno è un episodio di questa storia.


Sì, insomma, capita così. Che tutto ciò che si ricorda può diventare una storia: le vite, sono storie. Poi scegli di metterle al sicuro fra le pagine che puoi scrivere, o in un mare di foto che puoi scattare in ogni posto ti capita di visitare. 

Se non che io ho scelto di prendere tutto questi pezzi di tempo e metterli insieme. Senza rendermi conto che ci fossi tu, di mezzo: perché, che ci creda oppure no, non me ne sono reso conto subito. 

Quando ti parlai per la prima volta del Libro, dissi che era un sogno che coltivavo fin da bambino: che era una di quelle cose che dicevo che avrei fatto, prima o poi, solo con lo scopo di lasciare una specie di traccia di ciò che avevo vissuto. 


E tu avevi sempre scherzato su questo, in maniera amorevole. Dicendo che era bello sentirmi leggere ad alta voce, non chiedendomi mai se fosse il caso di serbare sogni che, il più delle volte, non conducono a nulla.


E io guardavo fuori da questo mio sogno e ne vedevo un altro ad aspettare, ed eri tu. Banale, dici? Certo, questa è una frase banale, e so che non ti piace sentirti dire frasi banali. Scritte poi su carta, ancora peggio. 


Però era così, che andavano le cose. Che ogni giorno che passava e che passa quello, sogno, è l'unico termine che trovavo e che trovo, per parlarmi di te. Di quotidianità che stava in discorsi lasciati a metà e di cene dove provavo a inventarmi ogni sera un piatto nuovo da prepararti, per il solo gusto di stupirti anche in quelle piccole cose lì, che fanno scena molto nelle serie americane ma chissà come mai, non sempre nella vita reale contano.

Così, ho scelto di scrivere una storia. Sì, proprio così, su di noi: e non fare quella faccia, che tanto è lo stesso.


Ho deciso di scriverla pensando a quando parlo di te in quel sogno, quando passeggio il mattino prima d'andare in ufficio e tu non ci sei. A tutte le volte che non sono riuscito a darti una risposta, alla domanda che mi facevi, perché non sapevo quali fossero le parole. Sì, anche questa è una cosa banale: però è proprio così, che andavano le cose.


Ho deciso di scriverla pensando a come è andata, a cosa è capitato quando ti ho visto la prima volta, al fatto che ci si può innamorare ogni attimo che si passa insieme, invece che un'unica, pazzesca volta all'inizio.


Sarà una storia dove l'incipit sarà lungo 100 pagine. Ci saranno dame e cavalieri, anche se tu li odi. Ci saranno guerre, baci al tramonto, e ci saranno paesaggi infiniti. Ci saranno animali e mari e ancora, ci sarà musica e baccano, ci metterò dentro tutti gli ingredienti del romanzo d'azione, ci sarà passione, sesso di quello torbido e ci sarà religione, dubbi amletici e personaggi spiritosi, ci saranno orizzonti lontani e quelle scene epiche in cui tutta la verità viene a galla in un colpo di scena da far impazzire il lettore e lo spettatore al cinema, se mai ci gireranno un film.


E ci sarà gelosia, viaggio, magari un pizzico di dolore autentico, ci sarà il magone di quando sei partita, ci sarà la gioia di quando sei tornata, ci saranno tutte le domande che mi hai fatto e che io, in quelle sere passate sul balcone, ho risposto semplicemente guardando oltre la ringhiera su cui eravamo poggiati, girando lo sguardo, dalla domanda e da te che cercavi le mie parole.

Ci saranno treni e aerei, ci saranno strade e ci sarà anche tutto quel pezzo di mondo che per ora è solo una serie di discorsi. Ci sarà un re di nome Cesare, e anche dei principi e delle principesse di cui ancora devo scegliere il nome. E ci sarà la distanza che collega paesi lontani, non i paesi: proprio la distanza. Ci sarà immaginazione e realtà, futuro e passato, sarà un romanzo storico e insieme sarà anche fantasy e noir. Sarà d'ogni genere, e non è megalomania, ma semplice spazio condensato in un'unica storia.


Ci saremo tu e io, ci sarà anche la tua faccia che stai leggendo questa lettera e che sai che sto parlando proprio a te, e che forse dentro sentirai che è questa l'unica, grande risposta a tutte quelle domande, che io sto qui e posso fare solo questa cosa per dirti quello che è.

--- Dagli archivi dello Scrittore F -

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