lunedì, settembre 19, 2011

Mi presti un letto - Un racconto 60



A volte fra amici si facevano richieste strane. Tipo se potevi venire a reggere il moccolo con l'amica brutta della ragazza che ti piaceva, o magari a fare la spola per i centri commerciali a cercare la giacca da colloquio.

Strane per tutti, non per gli amici. 

Diciamo che Paolo è sempre stato un amico. E di richieste bizzarre, tipo tu paghi l'autostrada e io la benzina per andare in un posto dove l'autostrada non c'era, ce n'erano state parecchie.

Ci ripensai una sera, a cena. C'era la TV in sottofondo e mi venne in mente, chissà perché, che era una sera di settembre diversa dalle altre. Un fatidico giorno di settembre, un giorno che ricordavo più che come un giorno solo, come un periodo.

Dieci anni prima, quando facevo l'università. 

Gli amici e i martedì sera a ballare. Eravamo giovani. Eravamo tanto diversi e uguali a ora, 30enni sparsi fra città diverse, amici sempre uguali.

10 anni prima, dicevo. Quando Paolo un giorno mi disse, eravamo in un'aula di palazzo Aldo Moro a lezione di sociologia: "Ehi, guarda quella vestita da benzinaio!".

"Ma chi, Paolo?"
"Quella con il piumino rosso, guarda che figa!".

Francesca la si notava per i capelli biondi, il portamento elegante, il viso dolce, un fisico da urlo. E per quel piumino rosso che veramente sembrava la divisa di un meccanico Ferrari.

Paolo la guardava e si lamentava, lamentava come solo lui sa fare: "Mamma mia, negro, guarda che roba!" mi diceva, e continuava a dire "Negro, hai visto?" come se Francesca fosse veramente la prima donna che vedeva da tanto tempo.

E quel giorno, all'Aldo Moro, Paolo mi disse: "Io quella la devo conoscere.".

Io gli sorrisi e gli dissi solo: "Ok, andiamo a conoscerla.".

Che ricordi. Smisi di mangiare e presi il telefonino. Composi il numero di Paolo e lo chiamai.

"Cazzone, dove sei?".
"Eh, sto andando via che c'ho l'aereo".
"Ti richiamo dopo, allora.".

Quanti ricordi. Mi sedetti e ricominciai a pensare.

10 anni prima. Quella mattina andammo e la conoscemmo sul serio, Francesca, con la scusa degli appunti della lezione. Poi lei ci presentò le sue amiche e ci demmo un gancio. Era un giorno di fine maggio, se non ricordo male, una delle ultime lezioni.

Arrivò l'estate e noi si usciva tutte le sere. E Paolo continuava quella litania: "Eh ma c'ha il tipo, il pannocchia del cazzo, come faccio a uscirci da solo?". Perché noi si usciva, ma a Paolo piaceva Francesca. E Francesca era fidanzata.


Il telefono mi risquillò. Era lui.

"Oh, sono in aereoporto."
"Dove vai?"
"A Taormina, c'ho il decennale. Mi fai la formazione del fantacalcio?".

Risi, gli dissi di sì, poi chiuse che aveva il check in. Paolo era sempre stato uno sbrigativo.

Quell'estate di 10 anni prima Paolo partì per Viareggio i primi d'agosto. Quando lo salutai, ricordo che mi disse che Francesca sembrava sarebbe partita con il fidanzato per la Croazia. O forse era un altro posto, precisamente non ricordo. Di lui ricordo che era incazzato.

Quando tornò, ci ribeccammo, ma senza prevederlo. Stavo passeggiando per il centro, ricordo, c'eravamo sentiti solo un paio di volte. E lo vidi passeggiare, mano nella mano, con Francesca. Quando mi notarono, le loro mani si staccarono.

"Ehi ragazzi, che fate?" chiesi loro, sorridendo. Ma loro non risposero, sviarono.

Una sera, era forse un giovedì, Paolo mi disse che voleva parlarmi. Nel mentre io avevo cominciato a uscire con una delle amiche di Francesca, Claudia. Noi s'era formata una coppia, loro invece sembravano fare bene gl'amiconi.

Paolo, dicevo, mi chiama e mi dice: "Ti devo parlare".
Ci vediamo al pub sotto casa sua, poi mi dice: "Senti, negro, c'hai la casa libera sabato?".
"Sì, che vuoi fare?".
"Ce lo vediamo un film da te?"
"Ok, dai. Che film?".
"Boh, lo porto io. Però senti, devo chiederti un favore.".
"Dimmi.".
"Senti, mi presti il letto?".

Camera mia vantava nella gamma d'arredamento il mio letto e un divano enorme, pronto per guardare i film. Era la location perfetta per vedere la tv.

"Ma tu con chi vieni?".
"Eh, tu porti Cla e io ci porto Fra".

Il telefono risquillò. Era un sms di Paolo che recitava: "Oh, non mi mettere solo giocatori della Juve".
Sorrisi. Anche quella sera insultò la Juve, appena entrò in camera mia. 
Poi si mise sul letto e io sul divano, e mettemmo su il film. Un filmaccio brutto, di quelli tipo horror serie Z con un manichino che prendeva vita e uccideva tutti. Io e Claudia c'addormentammo.

Qualche mese dopo io e Claudia rompemmo. Fra e Paolo, invece, smisero di nascondersi per tenersi la mano quando uscivano, perché si misero insieme ufficialmente.

La TV continuava a parlare, mentre ripensavo a 10 anni prima, a quella sera. Dopo qualche tempo, Paolo mi confessò che avevano deciso di mettersi insieme sul mio letto.

Risquillò il cellulare, era un altro sms di Paolo: "Ah, comunque sto andando a Taormina per l'anniversario. Senza.".



Sorrisi. Spensi la TV e misi su un cd.

Già, Paolo e Francesca. Stavano partendo per il loro decimo anniversario, e non so perché quella cosa mi rendeva molto felice. Forse perché quando sono felici gli amici, sei felice pure tu.

Non gliel'ho mai detto, che quel letto avrei voluto regalarglielo. Perché fra amici si fanno richieste strane, ma i regali possono battere qualunque cosa, basta che abbiano un senso.


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