lunedì, ottobre 10, 2011

Casa - Un racconto 64


 

Il bambino stava in piedi su uno sgabello, vicino al papà, in cucina. Lo osservava appoggiato al lavello, mentre mentre sciacquava le pentole. Dal basso, gli era sempre sembrato estremamente alto, e da quando si ricordava si era chiesto - il bambino - se un giorno sarebbe riuscito ad essere così alto, senza che ci fosse bisogno di uno sgabello.



La mamma intanto dormiva:
aveva cucinato la carne impanata e delle patate fritte, e dopo le pietanze aveva servito la crostata alla marmellata che era avanzata dal pranzo della domenica.

Poi, come da consuetudine, s'era sdraiata sul divano addormentandosi di fronte alla televisione.

Il bambino, ogni tanto, le rivolgeva un'occhiata fugace. Voleva molto bene alla mamma, così come a suo papà.

- Papà, tu da quanto conosci la mamma?
- Da tanti anni, da prima che tu nascessi.
- E anche voi eravate piccoli?
- Sì, certo. Anche noi lo siamo stati.

Il bambino non aveva mai capito come mai le persone avessero bisogno di qualcuno, per stare bene. E non avrebbe saputo dire come mai, più il tempo passava, più le persone crescevano.

- E tu sei stato basso?
- Sì, che lo sono stato.
- Come me?

- Ma tu non sei mica basso!
- Ma ancora non sono alto come te!
- Eh, aspetta qualche anno e vedrai.


La gente cresceva, era un fatto. E dire che il bambino non avrebbe saputo dare altre spiegazioni, se non che si deve crescere perché è così che deve andare. Non si può essere sempre piccoli, pensò. Non si può essere sempre bassi.

Prese un piatto poggiato nello scolpiatti, uno strofinaccio e cominciò ad asciugarlo. Il papà lo guardò e sorrise, amorevole.

- E quando eri piccolo tu e la mamma eravate già amici?
- Ci siamo conosciuti quando avevamo già finito la scuola.

- Non eravate più piccoli, allora.
- No, eravamo già abbastanza grandi.
- Però vi siete voluti bene subito?
- Sì, diciamo così.
- Perché?

Il papà, dal canto suo, sciacquava con solerzia le stoviglie, e le riponeva nello scolapiatti cercando di ordinarle per tipo e misura. Guardava il bambino con la coda dell'occhio, e ne rivedeva i tratti della mamma, lo stesso sguardo dolce e determinato, la forma degli occhi, la punta del naso. I capelli e le orecchie, invece, li aveva presy da lui.

- Quando ci siamo conosciuti con la mamma abbiamo deciso che ci saremmo voluti bene dopo un po' di tempo che ci conoscevamo.

Il bambino allora posò il piatto, asciutto, e guardò il papà.

- Perché non vi siete voluti bene subito?
- Beh, non ci abbiamo messo troppo. Però ci è voluto un po', per decidere se eravamo fatti per volerci bene.

- E quando si decide, se due persone possono volersi bene, papà?

Il papà sciacquò l'ultima pentola, una padella, e preso lo strofinaccio dalle mani del bambino, si asciugò le mani. Poi accarezzò la testa del piccolo, e gli sorrise.

- Io e mamma lo decidemmo in macchina, una sera.
- E come si decidono, certe cose? Ci si danno i baci?
- Sì, anche. Ma io e mamma lo decidemmo, semplicemente tenendoci la mano.
- Me lo racconti, papà?

Allora il papà prese in braccio il bambino, uscì dalla cucina e, camminando piano per non svegliare la mamma che dormiva sul divano, portò il piccolo nella sua cameretta. Gli fece indossare il pigiama, lo accompagnò in bagno a lavarsi i denti e a fare pipì, poi lo mise a letto.

- Papà, me lo racconti? - ripetè il bimbo.

L'uomo sorrise e accarezzò il piccolo.

- Io e mamma eravamo in macchina, una sera. Io guidavo, e stavamo parlando. Poi le presi la mano e le dissi solo che volevo una casa dove abitare con lei.
- E la mamma fu contenta?
- Lei mi sorrise e disse solo che era una cosa bella. Poi, quando arrivammo a casa, decidemmo che quella cosa l'avremmo fatta sul serio.
- Papà, la gente quando cresce cerca una casa per stare con una persona, come te e la mamma?
- Quasi sempre, sì.
- E siete venuti subito a vivere qui?
- No, non subito. Ma eravamo a casa comunque.
- Perché? Non è questa casa nostra?
- Certo! Ma casa non è un edificio. La casa è dove stanno le persone a cui vuoi bene.

Il bambino sorrise, e chiuse gli occhi. Provò a replicare, ma s'addormentò.

Il papà gli  accarezzò la testa un altro po', poi spense la luce e uscì dalla cameretta.




2 commenti:

puntoepasta ha detto...

"La casa è dove stanno le persone a cui vuoi bene..". Per questo, ovunque andrò nel mondo, non chiamerò nessun posto casa, perché la mia casa è dove sta il mio cuore. Bellissimo post, come sempre.. :)

fRa ha detto...

Grazie, come sempre :)