giovedì, ottobre 06, 2011

Le mie paure - Un racconto 63





La notte odora del letto, del lenzuolo stropicciato sotto il copriletto rosso, pieno di cuciture.  Ha il sapore del clacson che suona e arriva fin su, dalla strada, e il suono filtra dalla finestra e dalla serranda tirata giù fin quasi alla fine.



Non ho gli occhi aperti, ma è come se avessi tutto davanti a me. È come guardassi il buio e ne trovassi i contorni, nella camera.

Sono sveglio. Ho aperto gli occhi senza tirare su le palpebre, quando è finito un brutto sogno che stavo facendo. Gli incubi. Da bambino quando li fai ti svegli di soprassalto, cercando la mano di tua madre. E ti fanno paura.

Gli incubi da adulto diventano poltiglia di dolore. Sono i rimasugli di quello che ci portiamo nel sonno, dalla veglia. Io li guardo e quando mi sveglio sento come solo il sapore di malinconia.

Ho visto paesaggi di montagna fatti di plastica, in quest'incubo. Prima di svegliarmi, sentivo le mani che cercavano di prendere qualcosa, fra il lenzuolo e il copriletto, ma non riuscivano. In quel paesaggio di plastica, con l'erba verde elettrico e le mucche che brucavano meccaniche, c'era una baita in legno e dentro c'erano due signori incravattati. E io che cercavo di convincerli a vendermi una casa in quel posto, che sentivo di odiare. Ma che mi attirava. Ma loro non rispondevano. Loro non mi ascoltavano. E ad un certo punto, mi lasciavano solo.





Sto con gli occhi aperti e le palpebre chiuse e quasi sorrido per quella serie di scene così stupide. Perché un incubo? Non mi faceva paura. Sentivo solo dolore, ma non paura.

Un camion passa sulla strada, e il rumore del motore è come il clacson che ho sentito prima. È un rumore prepotente, innaturale. Come l'erba verde elettrico, quasi mi fa soffrire. Alzo le palpebre, gli occhi sono preparati, nel buio scorgo il verde digitale dell'orologio del lettore DVD, sopra la televisione. 


Sono le 04:12.

È mattina. Presto senti meglio anche il dolore che fa la testa quando dormi poco. Non è un vero e proprio dolore, come quello che provo quando mi sveglio dall'incubo. È più un fastidio, un senso di pesantezza. Come se la testa fosse diventata parte del cuscino, del lenzuolo, del copriletto, e tutto il peso del corpo ci fosse poggiato sopra.



- Dormi?


Ti sei voltata nel buio, ed era l'unica cosa che non potevo vedere, con gli occhi aperti e le palpebre chiuse. Sentivo il tuo respiro, vicino a me, regolare e basso, profondo, gentile con il buio e con gli odori di questo letto, il sapore di questa notte.

Ti passo una mano sulla spalla, è così piccola guardata da qui, anche se sei vicina mi sembra ci separi uno spazio molto più grande di quello che vediamo. Tu non puoi vedermi gli occhi, ma sai che sono sveglio.

Non ti rispondo. Ti passo solo quella mano sulla spalla, cercando di non darti fastidio.

Chiudo le palpebre, tenendo aperti gli occhi. Posso continuare a vedere il buio, la stanza, riesco persino a vederne l'odore perfetto filtrato dai buchi della serranda.

Ti ascolto mentre ti riaddormenti, sento distinto il suono del tuo riposo. Vorrei seguirti.

Poi ti scosti, la mia mano non trova più la tua spalla, ti sento mentre ti allontani e ti raggomitoli nel lenzuolo, stringendo il capo del copriletto, tirandolo su fin quasi agli occhi.

Hai freddo, ma io no. Io non sento, freddo.

In un attimo, senza capire perché, il torpore ritorna. Sento gli occhi chiudersi, sotto le palpebre. Me ne accorgo perché non riesco più a distinguere il buio dal nero. Cerco ancora la tua spalla, ma non la trovo. La mia mano non basta, il mio braccio non è abbastanza lungo. La mattina, quando mi sveglierò, già so che ti chiederò dove fossi in questa notte, e tu non capirai la domanda. Mi chiederai cosa intendessi, ma io non avrò il coraggio di dirtelo.

I prati verde elettrico. I due incravattati. Un posto dove non voglio andare. È tutto una poltiglia di dolore, è solo una poltiglia di dolore. Fa male, e non so il perché.

Perché là ci stanno loro. Perché là, ci sono io.

Poi mi riaddormento ed è come ogni volta, ovattato, dolce, silenzioso. Misterioso.




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