lunedì, febbraio 27, 2012

Suicidal dream - Un racconto 81



Il mondo non bastava. Mai.

Non bastava l'amore, non bastavano le canzoni cantate a squarciagola in auto, quando nessuno ti può fermare, neanche gli autovelox. Non bastava il sonno che durava 12 ore e più, non bastavano i sogni fatti durante le giornate di sole, non bastavano le foto scattate in posa o per caso, non bastava l'amicizia, non bastavano i drink bevuti nelle nottate che non sembravano finire mai. Non bastava la sazietà della cena e la tv che propinava sempre quintali di storie sempre diverse, non bastavano le paure, non bastava la gelosia, non bastavano i biglietti d'addio. Non bastavano le tragedie greche e i romanzi post moderni, non bastava Don DeLillo e non bastava Leopardi, la poesia, le operette cantate nei teatri, non bastava il calcio e le Coppe dei Campioni che non si vincono, non bastava il futuro che era sempre troppo breve, non bastavano i coriandoli sparsi per strada, i baci e tutto ciò che ti può fare un assolo di passione, non bastavano gli addii e le presentazioni, non bastava il silenzio, non bastava la paura di cambiare, non bastavano le rassicurazioni, le telefonate del padre, non bastavano i "grazie" e i "prego", non bastavano gli sms, non bastava il ricordo, non bastavano i complimenti, non bastavano gli insulti alla destinazione ignota, non bastavano mare e montagna e mille camminate fatte guardando il cielo sapendo che non c'è fine, non bastavano case e vele e altri pensieri da farne un romanzo intero.

Non si bastava lui, tanto che un giorno decise di togliersi la vita.

Andò sul più bel ponte della città, dove sotto scorreva il fiume e le auto non smettevano mai di passare.

In quel momento non c'era nessuno. Macchine, persone, c'era solo lui.

Scavalcò il parapetto, guardò in basso. Alzò il viso, cera il sole e un bell'azzurro che faceva primavera a ogni respiro.

Chiuse gli occhi.

Per un attimo gli parve d'immaginare che cosa era la sua vita, che voglia di morire Dio pensò fra sè, imprecò per quanta voglia avesse di morire e per quanta ne avesse di vivere.
Poi ricordò il sorriso di lei, l'unica cosa che non voleva immaginare in quel momento. Non bastava nemmeno quello, a tenerlo in vita. Voleva possederlo oltre.

Le mani serrate sul parapetto si strinsero, fino a fermare il sangue. Respirò a fondo. Urlò.

Non si può morire, quando scegli di amare un sorriso come quello.

Scavalcò il parapetto, si mise a correre. Poteva morire ogni giorno, e rinascere guardando lei sorridere.


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