lunedì, marzo 26, 2012

Piccolo. Spazio. Pubblicità. - Life in Technicolor part 166



Fine primo tempo.

E qui la réclame la si fa con parole.

Esiste una ricetta non esiste una ricetta. Prendi una canzone non ascoltare una canzone. Scegli le parole stai zitto. Alterna gioia alterna dolori. Fai elenchi sciogli acidi gira sigarette bevi sbronzati poi pregaci un po' su. Fai colazione rimani in silenzio. Dormi stringi le mani tue, stringi le mani sue. Pensa parole ricorda parole dimentica parole. Disastri e ripensamenti, trasmessi in TV, guardati nei salotti, i balconi con i portaceneri che strabordano, il fiume che si getta a mare a sud ma scorre verso nord. Città sole cemento caldo coperte termosifoni docce. E ancora parole parole parole e parole a non finire come se piovesse senza segni di interpunzione che neanche sai bene se sia Joyce il flusso di coscienza e tutta quella roba lì e poi. Gelosie sospiri pensieri. Fiducie e sfiducie. Alternanze. Pullman belli solo quando sono mezzi vuoti. Alberi. Viali. Corse in auto. Sete ricordi salotti che non ci sono più. Amici andati. Donne perse. Innamoramenti fugaci innamoramenti perenni. Esiste una strada non esiste una strada. C'è speranza non c'è speranza. Ti voglio bene mamma non ti voglio bene mamma. Ti voglio bene papà non ti voglio bene papà. Mi mancate non mi mancate. Ballo da solo non ballerò mai più.

Fine. Si ricomincia, questa volta a far sul serio. Comincia il secondo tempo.

E spunta quella voglia lì di scrivere che rimane in un giorno qualsiasi che è speciale solo per te, per tutta la fatica che hai fatto a trovare un posto dove lo puoi fare senza paura, quando l'amore non basta e non puoi che sentirti solo di una città che è ancora casa tua.


lunedì, marzo 12, 2012

Una storia breve - Un racconto 82




Fu una notte che non riuscivo a dormire.

Stavo nel letto, poi mi alzai e uscii sul balcone. Faceva fresco, non freddo.

Accesi una Pall Mall Light, guardando oltre la ringhiera vedevo la strada e due ragazzi che passeggiavano. Erano circa le due, eppure non sembrava che fosse fine inverno.

Respirai a fondo quell'aria buona, non era puzzo di città ma sembrava aroma di pulito.

Mi resi conto che era bellissimo, stare al mondo.

Così, senza capire il perché, formulai questo pensiero. Era strano pensarlo tanto lucidamente, in una notte in cui non riuscivo a dormire e il giorno dopo sarebbe stato tutto uguale al resto.

C'era tanto silenzio, e un solo piccolissimo rumore, impercettibile da chiunque.

Sentirla respirare.
Rebecca.

Era meraviglioso stare lì sul balcone, ascoltarla riposare e guardare fuori, sentirsi vivi.