giovedì, aprile 05, 2012

Tempo di lettura, min. 2 - Life in Technicolor part 167



Sei invecchiato, Old Boy. Sei invecchiato tu e la tua barba che ha i pelucchi bianchi, i capelli sono sempre più a forma d'adulto e fatichi a dimagrire come quando eri ragazzino.

Sei sempre tu,
Old Boy. Ti chiami con quel modo lì che usava l'ispettore Bloch per Dylan Dog, a te gli zombie piaceva cacciarli nelle strade della tua città, erano i morti viventi raccolti fra i campi di cemento e i sogni che non s'avvereranno mai.

Sei diverso da allora,
Old Boy. Non t'arrendi all'idea che i sogni appassiscono se non sai metterci una pezza e modellarli, una volta pensavi fossero fatti di ghisa.

Sei padrone di quel modo lì,
Old Boy. Quello di fermare il sole e il respiro proprio quando c'è quell'odore di libertà là. Quello che ti colpisce dentro e ti fa venire voglia di piangere perché non sai spiegarti da dove venga il senso di compassione quando spunta qualcosa di bello.

Balli sulle carcasse dell'odio,
Old Boy. Suoni canzoni di vociare infinito, sono tutti invidiosi quando davanti spunta qualcuno che sa dove guardare.

Sogni sempre le stesse cose,
Old Boy. Non ti stuferai mai di raccontare in spazi talmente brevi che stanno in pochi attimi e rimangono impressi, intagliati nelle speranze di chi non ha voluto che facessi parte del grande giro.

Nonostante questo ti piace ancora,
Old Boy. E ci metti le facce, le voci, le parole e i gesti che preferisci, ogni volta suona diverso e allora falla suonare quella musica, old boy, alla fine son sempre soltanto una manciata di secondi, anche se durano anni e la vita scorre senza che ci sia un modo per fermarsi un attimo e dire quella frase che ti piace tanto ripetere a bassa voce, tanto bassa che nessuno può sentirti e ricordarti che un po' è una citazione, un po' è roba del tuo sacco: "Fermatevi pure qui, fatemi scendere. Voglio vivere ancora un po".


Ancora un po',
Old Boy. Sai tu, quanto.



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